Un prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro e d’argento – Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha lanciato l’idea di un prelievo di solidarietà sulle cosiddette pensioni “d’oro e d’argento” per risolvere la questione degli esodati e dei cassintegrati. Un’idea che ha aperto un nuovo dibattito, dopo quello sull’articolo 18, nella maggioranza di governo. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, non sembra convinto di quest’ipotesi. Oltre all’esponente liberale del Partito democratico, anche il Nuovo Centro Destra sembra perplesso sull’idea di Poletti. Angelino Alfano e i suoi, infatti, vorrebbero un intervento del governo su altre materie come quella del fisco, sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione e sulla modifica dell’articolo 18. Le parole di Poletti, invece, trovano una sponda in Scelta Civica con il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che in Parlamento ha presentato una proposta di legge in materia. Il dibattito, dunque, è aperto. Però da Palazzo Chigi non c’è stata ancora nessuna dichiarazione ufficiale. Al massimo qualche smentita.

Le resistenze dei dirigenti d’azienda e dei sindacati – Però l’impressione è che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sia favorevole al prelievo di solidarietà. In tempi non sospetti il premier aveva avanzato una proposta del genere in caso di necessità e anche il suo fido consigliere economico e parlamentare del Pd, Yoram Gutgeld, sostiene questa tesi nel suo ultimo libro “Più uguali più ricchi”. Nessuna sorpresa se nella prossima Legge di stabilità dovesse essere inserito un piano pensioni caratterizzato da un prelievo di solidarietà, costituito sulla differenza tra l’assegno pensionistico che si riceve in base alle regole pre riforma Dini (1996) e l’importo teorico che si sarebbe invece maturato applicando il metodo contributivo. Una presa di posizione del genere, ovviamente, non piace ai rappresentanti dei dirigenti d’azienda i quali vedrebbero ridimensionate le loro cospicue pensioni, ma anche ad una parte considerevole dei sindacati che vedrebbero penalizzati diversi loro iscritti, scampati alla Riforma Dini, che in questi anni hanno maturato un assegno pensionistico in base alle retribuzioni dell’ultimo decennio.

Le ragioni di Cottarelli e Palazzo Chigi ha messo al lavoro i propri tecnici – Le solite resistenze che mostra un Paese come l’Italia non sembrano preoccupare la Presidenza del Consiglio, che prima della pausa estiva ha messo al lavoro i propri tecnici per trovare nuove risorse. Non ci sarà alcun intervento sull’età pensionabile fissata dalla legge Fornero, perché i vincoli europei non permetterebbero all’Italia una decisione del genere. Però l’intervento sulle pensioni d’oro e d’argento è cosa quasi certa. Un altro successo per il Commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, che nei mesi precedenti aveva sostenuto la necessità di un’azione del genere incontrando diversi malumori tra l’esecutivo di larghe intese. Le parole dell’economista italiano erano state ben dosate, considerando come con un intervento di queste proporzioni entrerebbero nelle casse previdenziali un miliardo di euro l’anno destinati a sostenere gli esodati e la cassa integrazione in deroga che oggi garantisce un’indennità soprattutto ai lavoratori delle piccole imprese in crisi. In base alle risorse maturate, inoltre, il governo potrebbe destinare questo piccolo tesoretto anche ad un innalzamento delle pensioni minime. Una decisione verrà presa in breve tempo, perché entro il 20 ottobre dovrà essere presentata la Legge di stabilità con annesse norme pensionistiche.

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