Cary Grant, il più elegante e raffinato dei “grandi seduttori” della vecchia Hollywood, aveva 56 anni quando venne a Taormina per ritirare il David di Donatello al teatro greco, nel 1960: premiato per “Notorius”, il famosissimo giallo di Alfred Hitchcock (interpretato accanto a Ingrid Bergman) che detiene ancora oggi il record del bacio più lungo sullo schermo. Interprete poliedrico, capace di passare agevolmente dal brillante al drammatico, al poliziesco. Memorabili le sue interpretazioni in “Scandalo a Filadelfia”, “Incantesimo”, “L’erba del vicino è sempre più verde”, “Sciarada”; e quelle di “Caccia al ladro” (con Grace Kelly) e “Intrigo internazionale”, entrambe con la regia del “mago del brivido” Hitchcock.

Strano destino, quello del bellissimo Cary. Ad esaltarne il fascino e le virtù d’alcova furono le donne che non lo sposarono, mentre le prime quattro delle cinque mogli che ebbe non fecero che vomitargli addosso veleno, definendolo, fra l’altro, un “paranoico, ”perennemente in preda agli allucinogeni”. La seconda delle mogli, la ricchissima ereditiera Barbara Hutton che diventerà famosa anche come collezionista di mariti (ne avrà sette), lo esibì al proprio fianco per due anni, dichiarandosi poi delusa (quando fu piantata) per averlo trovato “eccitante in smoking, elegante in vestaglia, deludente in pigiama, una frana sotto le lenzuola”.

A Taormina il divo Grant rivide Sophia Loren, uno dei suoi grandi amori (non corrisposti), premiata anche lei con il David di Donatello, dopo avere avuto l’Oscar, per il film “La ciociara”. “Sì, l’ho amata tanto”, dichiarò ai giornalisti, ”quando giravamo insieme in Spagna ‘Orgoglio e passione’, ma non ho potuto convincerla a sposarmi”. Lei confermò: “Sì, non si staccava da me, neppure fuori dal set, il mio carissimo Cary. Ma non c’era amore, da parte mia. Io ho amato un solo uomo in vita mia: Carlo Ponti, mio marito. Con Cary c’era soltanto una grande amicizia, molto bella. Che è rimasta tale anche dopo quel film”.

Lo intervistai per il settimanale “Gente”, quell’anno, a Taormina: divertentissimo il suo racconto dell’approccio con la Loren per quel film in Spagna. Era il 1957. Cary aveva 53 anni, si era già separato e riconciliato più volte con la terza moglie; Sophia ne aveva 23 e non era ancora la signora Ponti. “Non la volevo come partner”, mi confidò Cary. “Avevo accettato di girare il film a una condizione: che fosse accanto a me Ava Gardner, attrice già popolare, oltre che donna bellissima. Ed invece, all’arrivo in Spagna, al posto della Gardner trovai una Loren di cui avevo solo sentito parlare per un film con De Sica, “L’oro di Napoli”. Protestai, minacciai di piantare tutto e di tornarmene in America. Ma quando vidi (per la prima volta in carne ed ossa) la splendida Sophia, non potei fare a meno di invitarla a cena”.

“Cominciai a stuzzicarla all’antipasto”, mi raccontò, “a prenderla bonariamente in giro, chiamandola Lollo-Loren o Loren-brigida: mi avevano detto della rivalità esistente tra lei e la Lollobrigida, che non era meno bella, aveva sette anni più di Sofia ed in America era popolarissima. Lei trovava il modo di riderci sopra. Era di una simpatia unica, con quei suoi grandi occhi pieni di fuoco, furbi e mobilissimi. Mi parlò a lungo di lei, della sua Napoli, dell’Italia. Al caffè, ero già cotto. Le feci una corte spietata, durante le riprese del film; le chiesi poi se voleva sposarmi. Non ricordo di essermi mai innamorato in un modo così bruciante, totale, da adolescente affamato d’amore. Per lei, avrei fatto qualunque cosa, felice di poterla adorare per tutta la vita. Sofia non mi diede amore, ma tanta amicizia, che in certi momenti vale molto di più dell’amore”.

Altri grandi amori (non corrisposti) del divo Cary Grant? Le “pene d’amore” del grande seduttore Grant erano legate ai nomi di Evita Peron e Grace Kelly. Conobbe l’ex attrice Evita Duarte quando era già moglie di Juan Domingo Peron, presidente della Repubblica argentina. Era il 1950: Cary aveva 46 anni e si era già sposato per la terza volta; lei, seconda moglie e appassionata collaboratrice del cinquantacinquenne presidente, ne aveva 31. Il loro primo incontro avvenne a Buenos Aiores, durante un ricevimento alla Casa Rosada.“Evita era incantevole, fragile, dolcissima”, mi raccontò. “C’era una straordinaria luce nei suoi occhi, che calamitava, soggiogava: restai una serata intera ad adorarla”. Si rividero in altre occasioni, sempre in Argentina. La signora Peron si occupava di opere assistenziali e chiedeva spesso ai divi di Hollywood di darle una mano per manifestazioni di grande richiamo. Cary, per correre a un suo cenno, lasciava anche un film da girare, litigava con registi, produttori.
Di Grace Kelly si innamorò a 51 anni (lei ne aveva 27). Giravano nel 1955, a Montecarlo, “Caccia al ladro”, con la regia di Hitchcock. “Avevo recitato con dive famose, le più belle di Hollywood”, mi spiegò, “ma Grace, per me, era una dea scesa dall’Olimpo: ne ero innamorato cotto prima ancora di conoscerla, di incontrarla, e non facevo che ringraziare il mio amico Alfred Hitchcock per il grosso regalo che mi aveva fatto portandomela tra le braccia come interprete del film”. A ringraziare il regista sarà ancora di più Ranieri di Monaco, il quale, grazie a quel film, farà di Grace la sua principessa.

Giravano al porto, alle prime luci dell’alba. Grace era in pantaloncini corti, “gambe bellissime, di una freschezza virtuosa, appena velata da un sottile sex-appeal”, secondo la descrizione che ne fece, in un libro di memorie, il partner innamorato. C’era anche il principe Ranieri al porto, quella mattina: rientrava con gli amici da una battuta di pesca. E, undici mesi dopo, la ventottenne Lady di Hollywood diventava principessa di Monaco. Cary fu il primo a sapere del loro amore, per una confidenza dell’amico scrittore francese Jean Cocteau (che nel palazzo dei Grimaldi girava come a casa sua). Si ritirò in buon ordine, l’innamoratissimo Grant, da perfetto gentleman, e Grace gli restò molto amica. A palazzo Grimaldi, sarà sempre ospite gradito, accolto con grande simpatia anche da Ranieri: per Carolina, Alberto e Stefania, era “zio Archie” (Archibald era il suo vero nome). Quando Grace morì tragicamente, nel 1982, fu lui l’unico attore di Hollywood presente ai funerali. Era e sapeva essere un gentiluomo, sempre, il divo Cary Grant.

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