I Peshmerga Curdi, non si arrestano e puntano a riprendere la diga di Mosul, che dal 7 di agosto, è sotto il controllo dei jihadisti dell’Isis. Il nord dell’Iraq, è stretto dall’assedio dei Curdi e dall’azione dei raid aerei americani che hanno intensificato le azioni dal cielo, con nove nuovi attacchi; ma i Peshmerga spingono Stati Uniti ed Unione Europea a intervenire con le forniture di armi, e un loro ufficiale ha spiegato molto chiaramente la situazione in cui si trovano a combattere contro i militanti dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, affermando che: “la differenza con gli altri conflitti è che questi terroristi sono riusciti a impossessarsi di armi molto sofisticate rubate all’esercito iracheno. Sono armi americane, mentre noi usiamo armi vecchie”. Gli islamisti vengono respinti verso nord, tuttavia, non hanno intenzione di abbandonare il progetto di impossessarsi di Baghdad. I Ministri degli Esteri europei, sono molto vigili sull’evolversi della crisi irachena, e fra questi, il Ministro tedesco Walter Steinmeier, si è recato a Erbil per fare visita ai profughi cristiani che insieme all’altra minoranza religiosa, quella yazida, sono stati sottoposti ad una crudele persecuzione da parte dell’Isis. Gli estremisti, mirano all’eliminazione degli infedeli o alla loro conversione forzata, con mezzi di un’atrocità, al di là dell’umana accettazione. Di recente, c’è stato un nuovo massacro yazida e dall’est della Siria, anche questa parte in mano ai terroristi, è giunta la notizia dell’eccidio di 700 persone, della tribù sunnita degli Chaitat. Ad Hannover, in Germania, migliaia di persone, sono scese in piazza per protestare contro il tentativo di genocidio che l’Isis sta attuando in Iraq, ed è proprio la Germania, ad ospitare la più grande comunità europea yazida, con 60 mila persone che chiedono di esser tutelate dalla discriminazione. Ma è tutta l’Europa, che si sta stringendo attorno ad un vincolo di solidarietà contro gli estremisti, anche Parigi e Strasburgo hanno accolto manifestazioni ed in questo caso, la richiesta è partita dalla comunità curda, per dare sostegno ai Curdi in Iraq “unico baluardo contro l’avanzata degli islamisti”.

Venerdì, Bruxelles, in un vertice in cui si è discusso dell’evolversi della crisi ucraina, ha dato “il via libera” al rifornimento di armi ai Peshmerga ma nel rispetto della sovranità degli Stati, la decisione dovrà essere affrontata, singolarmente, e all’interno delle istituzioni nazionali. Frattanto,  molti paesi hanno già avviato un sostegno in aiuti umanitari. Gli attacchi aerei americani, come già ribadito da molti, stanno incidendo sull’avanzata dei miliziani e il Pentagono ha chiarito che i raid “mirano a sostenere gli sforzi per gli aiuti umanitari e a proteggere il personale Usa”. Anche l’Italia, da parte sua, ha già avviato l’azione della macchina umanitaria ed un volo della nostra missione  per sostenere le popolazioni nel nord Iraq, un C130 dell’Aeronautica Militare, è giunto ad Erbil. In merito, invece all’invio delle armi ai Curdi iracheni, è prevista per il 20 agosto, una riunione congiunta delle “Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato”, dopo il summit delle Ue di venerdì a Bruxelles. In questo particolare frangente, il Ministro degli Esteri Federica Mogherini, che è d’accordo con la linea adottata dai colleghi europei, ha precisato che una tale decisione, avrebbe richiesto la convocazione del Parlamento per lasciare alle istituzioni il confronto e l’eventuale decisione da prendere, tenendo presente anche la collaborazione con le autorità nazionali irachene. La Mogherini aveva spiegato che l’Europa ha “ricevuto da parte del Presidente della regione autonoma del Kurdistan, Brazani, una richiesta di sostegno anche con forniture militari. Perché è evidente che la minaccia dell’azione di Isis è una minaccia che può arrivare fino al cuore dell’Europa”. All’Italia spetta una scelta non facile e secondo il Ministro degli Esteri, esiste “un interesse nazionale ad agire per contrastare questo fenomeno in tutti i modi che possono essere più efficaci, compreso quello del sostegno sttraverso delle forniture di materiale militare” ma naturalmente, tutto questo sarà deciso in Parlamento.

Eppure, anche nella calura d’agosto, quando la mente dovrebbe subire le stanchezze del periodo, c’è chi fra i nostri parlamentari, su una questione così seria e dove ci sono in gioco le vite di milioni di persone, si permette di lanciare crtiche contro il sistema occidentale e fornisce sostegno a chi della violenza ha fatto una fede. E tutto questo perché, per “dar fiato alle trombe” della sterile polemica?

Vorremmo far presente, che Alessandro Di Battista, il quale, purtroppo non è nuovo alle sue sconvenienti dichiarazioni su temi importanti, è un parlamentare ed ha una responsabilità morale e di condotta prima di tutto nei confronti dei suoi concittadini italiani. E se per fare “protesta” tanto per farla, occorre addirittura professarsi pro-terroristi, allora qualcosa non funziona. Esprimere la propria idea sull’atteggiamento da avere in merito alla guerra in Iraq è un conto, ma asserire come ha fatto Di Battista, dal Blog di Beppe Grillo, che “il terrorismo è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella”, è tutt’altra faccenda.

Chiarire che non si è d’accordo con l’intervento che gli Usa stanno effettuando a nord dell’Iraq, può esser una visione delle cose; il Movimento 5  Stelle è molto critico sull’acquisto degli F35 e critico contro il governo ma questo non giustifica, la dissennatezza di certe affermazioni, in un paese come il nostro, che ha pagato un prezzo elevato per combattere contro i nazisti e gli estremismi di ogni genere. Un paese in cui è giusto avere “libertà d’espressione” ma bisogna anche essere molto “responsabili, su ciò che si dice”, soprattutto quando si dichiara come ha fatto sempre Di Battista, che “i militanti islamici di Boko Haram non possono essere considerati dei terroristi, ma dei guerriglieri che si oppongono alle intromissioni occidentali in Nigeria”.

Preferiamo non andare oltre, ma a questo punto è evidente che la calura d’agosto, invece di rendere apatico e stanco il Di Battista, gli abbia proprio dato alla testa. Ma per nostra fortuna, ancora anche tra i suoi colleghi, c’è gente con “la testa sulle spalle” e soprattutto, dotata di lucidità di giudizio.

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