Elogio non richiesto del gufo

Quando la politica italiana si è affidata alla natura – Dopo il crollo del Muro di Berlino e delle ideologie che si muovevano lungo la sua linea, sono venute meno le case politiche del Novecento. In Italia si sono sgretolate, per un motivo o per un altro, le due chiese: quella democristiana e quella comunista. Si sono presentate agli italiani delle novità come la Lega Nord o esperienze di liste civiche di sindaci. La mappa della politica del Bel Paese è mutata e per cercare nuovi nomi e simboli che si ponessero al di là dell’orrore novecentesco, si è cercato rifugio nella natura. Querce, ulivi e margherite sono state il nuovo punto da cui ripartire. La bellezza e la neutralità di Madre Natura ha avuto la forza di far risorgere dalle ceneri e dal disastro ereditato da un secolo di guerre e continue contrapposizioni, l’essenza della politica. Una scelta, almeno sotto questo punto di vista, azzeccata. Eppure, nell’ultimo periodo, lo spirito naturalista si è perso. Non solo non esiste quasi più il sole che ride, simbolo della Federazione dei Verdi, ma il legame con la fauna e la flora è venuto meno.

L’idea negativa intorno al gufo – Esistono soltanto colombe o falchi, citati con un certo fastidio dal rinnovato gergo politico. Per non parlare del caimano. L’unico animale che bazzica, con una certa frequenza, tra i palazzi del potere è un Grillo con i suoi grillini. Non una sorta di Grillo parlante, come quello di Pinocchio, ma un grillo urlatore e spesso volgare. Una figura frutto del mancato rispetto verso la natura da parte dell’uomo. Poi c’è il gufo. Soprattutto negli ultimi mesi è tirato in ballo dal Presidente del consiglio e dai suoi fedelissimi come animale simbolo di sfortuna e malaugurio. Gufi di qua e gufi di là. Chi non prevede un immediato futuro positivo per l’Italia è etichettato come gufo. Un essere vivente costretto a venir paragonato a ciò che è negativo, oscuro, buio. Una visione, in realtà, che affonda le sue radici nella tradizione occidentale. Infatti il cristianesimo l’ha ridotto a uno dei simboli di Satana e su una vetrata della cattedrale di Saint-Etienne, a Bourges, il demonio si palesa ad Adamo ed Eva sotto le spoglie di un gufo dalla testa umana.

Cambiare verso sul gufo – Ma se si volesse andare ancora dietro nei tempi, si potrebbe scorgere come il gufo, nella cultura maya, era identificato con la fine dei tempi, per il mondo classico greco era segno di tristezza e fine della vita e per la cultura ebraica e biblica era un animale che rievocava l’abbandono e la desolazione. Nei geroglifici egiziani rappresentava la morte, il freddo e per gli antichi romani era un cattivo auspicio. Addirittura, secondo la tradizione cinese, i bambini che nascevano nel giorno del gufo (ovvero nel solstizio d’estate) erano considerati violenti e potenziali assassini. Povero gufo. Soltanto per i nativi americani aveva un valore anche positivo. Era un totem che aveva l’incarico di proteggere gli uomini durante le cerimonie e di tenere lontane le entità malvagie. Inoltre indicava la via per il regno dei morti a coloro che erano trapassati. È una figura mistica, quasi magica e non a caso comparirà come fedele e amorevole compagno nella saga di Harry Potter. Rivalutato dai libri e dalla cinematografia del maghetto più famoso del mondo, non è stato ancora riabilitato dalla politica italiana che quando pensa ai gufi immagina un futuro nefasto. Magari dovrebbero trovarsi davanti ad un esemplare di gufo, per rendersi conto della sua bellezza e particolarità e così provare, anche in questo, a cambiare verso.

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