Kosovo. L'importanza dell'aiuto dei militari italiani al paese

Il Kosovo, dal 2008, è paese indipendente dalla Serbia; uno stato fanciullo che al suo interno, ha sei etnie differenti e parla due lingue ufficiali: serbo e albanese. Un luogo complesso e ricco in identità, dove la maggioranza della popolazione, è albanese e musulmana, ma ci sono anche serbi ortodossi, ed una comunità cattolica. Uno Stato, che ha bisogno di qualcuno che lo sostenga nel percorso verso la piena maturità. A contribuire alla crescita, ci hanno pensato in questi anni, i militari della “Kosovo Force” (Kfor). Questo Stato, è stato riconosciuto indipendente da 108 dei 193 stati aderenti all’ONUe il merito va anche al Kfor. Il “Kosovo Force”, ha al suo interno 5.500 militari, di 31 nazioni, che sono tutti sotto il comando del generale italiano, Salvatore Farina. L’incarico di grande prestigio e di grande responsabilità, non fa altro che sottolineare l’impegno assiduo, in questi anni, delle nostre forze armate, che “da sempre garantiscono sicurezza e favoriscono lo sviluppo economico, sociale e politico del Kosovo” ma anche del resto dei Balcani.

La Presidente del piccolo paese, Atifete Jahjaga, ha infatti rimarcato questo fondamentale contributo, affermando: “Kfor contribuisce in modo determinante alla sicurezza e la progresso del Kosovo”. E il lavoro dei nostri ragazzi è apprezzato sia dalla comunità internazionale, sia dalla Nato, che considera l’Italia come “ago della bilancia” nell’effettivo raggiungimento dell’equilibrio interno del paese. Il motto di “Kosovo Force”, che è stato coniato dal Generale Farina in persona, fa leva sull’interconnessione tra dialogo e imparzialità, che ha fatto di questo modello tutto italiano, un fiore all’occhiello negli aiuti agli stati in crescita e con problematiche, legate a conflitti interetnici. La missione di Kfor “è a favore di tutte le persone del Kosovo”. E i punti determinanti, che portano passo, passo, sino al compimento di un sistema democratico, sono “mediazione e dialogo, prevenzione e determinazione” insieme alla capacità di gestire i momenti di crisi con coraggio e fermezza. Se consideriamo, le nostre società sempre più spesso in bilico tra l’impoverimento dei valori e il cinismo dato dalla sfiducia nelle istituzioni, avere la conferma che esiste “uno stile italiano” per la risoluzione di problematiche delicate come quelle di paesi dilaniati da guerre, non può che renderci orgogliosi, perché l’Italia è ancora in grado di trasmettere un pensiero positivo e di portar fuori dai nostri confini, umanità, rispetto e dare un contributo notevole, alle persone con tutto il loro carico di speranze.

Si tratta di un’autentica eccellenza perché Kfor, è riconosciuta a livello mondiale, e che siano i nostri militari ad essere i portatori di questi ideali, ci commuove. I militari italiani, “continuano a dimostrarsi inclini a operare nelle crisi complesse per capacità di trattativa e negoziato”. Il nostro paese è presente al comando di missioni in Libano con Unifil; in Somlia con Eutm e in Kosovo. E se lo scorso giugno per la prima volta, i serbi del nord hanno attivamente partecipato alle elezioni politiche, il merito va alla forza di mediazione esercitata da Kfor. Se le barricate del Ponte Austerlitz, sul fiume Ibar, sono state sostituite con le piante; un segno di apertura alla pace e alla buona convivenza che vuol superare le divisioni etniche e sociali che logorano da secoli queste zone, è stato su impulso di Kfor.

Un esempio concreto di come agisca il Kfor, è collaborazione con la Kosovo Security Force (KSF), che lavora sul campo per far collaborare le etnie serba e albanese alla ricostruzione del paese. Di recente, è stato costruito un ponte, lungo 38 metri, vicino al monastero ortodosso di Decane. L’abate del monastero, Padre Sava Janjic e il Ministro della KSF hanno inaugurato insieme, il ponte e Padre Sava ha detto: “È un ponte che unisce gli uomini e le culture in Kosovo”. Un altro successo, è stata la riparazione di una strada, nella parte centrale del Kosovo, su input del Kfor e con la fattiva collaborazione della KFS. Opere che sembrano di minima importanza, ma così come ha espresso l’abate ortodosso, gettano “un ponte” verso la convivenza e cementificano rapporti umani e sociali, favorendo l’apertura, all’ingresso nel canale dell’Unione Europea. L’Italia che ha la leadership di Kfor, terrà le redini della missione anche per il prossimo anno, e il Generale Farina, sarà avvicendato da un altro generale, sempre italiano.

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