Il viaggio del Papa in Corea per rivolgersi a tutto il continente – Nonostante i raid mirati dell’esercito americano per colpire i terroristi presenti in Iraq che minacciano le minoranze religiose, continuano i massacri di cristiani e Yazidi. Una situazione che preoccupa la Santa sede che, per cercare di smuovere le coscienze dei cattolici in tutto il mondo, giorno 15 agosto ha indetto una giornata di preghiera per tutte le vittime di questa orrenda guerra. In attesa del momento spirituale del ferragosto, oggi il Papa inizia il suo viaggio apostolico in Corea. Tornerà a Roma lunedì 18 e come ha detto il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, sarà un’opportunità “per rivolgersi a tutto il continente, non soltanto alla Corea”. Ovviamente il Santo padre farà riferimento alla situazione dell’Iraq e al genocidio e alla persecuzione messe in campo dai fanatici islamisti. Non potrebbe essere altrimenti. Il momento è troppo delicato per i cristiani, che con questa vicenda si ritrovano trascinati indietro nel tempo, in epoche tristi della loro storia.

“Denunciare e condannare senza ambiguità queste pratiche indegne dell’uomo” – Per sottolineare la tragicità di un momento del genere, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ricorda come “la contestazione di questa restaurazione da parte della maggioranza delle istituzioni religiose e politiche musulmane non ha impedito ai jihadisti dello Stato Islamico di commettere e di continuare a commettere atti criminali indicibili”. Il Pontificio Consiglio ha invitato tutte le persone di buona volontà, a prescindere dal loro credo religioso, a “denunciare e condannare senza ambiguità queste pratiche indegne dell’uomo”. In effetti in Italia non ci sono stati flash mob, manifestazioni con bandiere della pace o cantautori zelanti sui social network sensibili a questo disastro. Fa poco tendenza e soprattutto nel mezzo della vicenda non c’è lo Stato di Israele, nemico giurato e mai veramente riconosciuto di una parte della sinistra italiana e dell’estrema destra. La Santa sede, invece, invita a ricordare anche questi morti e a parlare e indignarsi per pratiche medievali.

Decapitazioni, crocifissioni e la pratica dell’infibulazione – In Iraq sono in atto pratiche abominevoli. Innanzitutto è in atto, ormai da settimane, un massacro di persone per il solo motivo della loro appartenenza religiosa. Poi viene eseguita l’esecrabile pratica della decapitazione, della crocifissione e dell’impiccagione di cadaveri nelle piazze pubbliche. Addirittura viene imposta ai cristiani e agli Yazidi la scelta tra la conversione all’Islam, il pagamento di un tributo (la jizya) o l’esodo. Come non ricordare il rapimento di ragazze e di donne appartenenti alle comunità Yazidi e cristiane come bottino di guerra (Sabaya), la barbara imposizione della pratica dell’infibulazione, la distruzione dei luoghi di culto e dei mausolei cristiani e musulmani, l’occupazione forzata o la profanazione di chiese e monasteri, la distruzione del patrimonio religioso e culturale cristiano di valore inestimabile, la violenza abietta allo scopo di terrorizzare la gente per costringerla ad arrendersi o a fuggire, la rimozione di crocifissi e di altri simboli religiosi cristiani e di altre comunità religiose. Infine il Pontifico Consiglio ricorda che “i leader religiosi sono chiamati ad esercitare la loro influenza sui governanti per la cessazione di questi crimini, la punizione di coloro che li commettono e il ripristino dello Stato di diritto in tutto il Paese, assicurando il rientro di chi è stato cacciato. Ricordando la necessità di un’etica nella gestione delle società umane, questi stessi leader religiosi non mancheranno di sottolineare che sostenere, finanziare e armare il terrorismo è moralmente riprovevole”.

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