La vera distinzione in Italia è tra chi vuole cambiare e chi vuole mantenere certi privilegi – La politica è come il calcio, non va mai in vacanza. Nonostante sia iniziata la pausa estiva, non passa giorno che alcune dichiarazioni del politico di turno alimentino polemiche (come quelle del Ministro Angelino Alfano), oppure facciano riflettere i partiti su future riforme da approvare e nuove alleanze. Rimanendo ancorati all’ultima ipotesi, ci sono da segnalare le parole del Presidente del Partito democratico, Matteo Orfini. Il leader della corrente lealista dei “giovani turchi”, nonostante le sue visioni diverse rispetto a Matteo Renzi e alla rottamazione in generale, ha un buon rapporto con il Presidente del consiglio. Parlare in maniera schietta e diretta è una qualità di Orfini, molto apprezzata dal premier toscano. Così i due politici si trovano d’accordo su un punto ben preciso. Al momento l’Italia è divisa tra chi vuole cambiare e chi vuole mantenere certi privilegi. Il Presidente del Pd ne è profondamente convinto e propone di “scardinare le rendite di posizione anche quando a goderne sono pezzi di società storicamente vicini al centrosinistra. Questo significa aprire il Pd a quella nuova classe dirigente che c’è nella politica, nel Parlamento e nel Paese, che vuole combattere con noi questa battaglia”.

“Allargare il proprio campo d’azione del Pd” – L’apertura di Matteo Orfini a tutte quelle anime che in Parlamento hanno mostrato il loro fastidio verso i loro gruppi di appartenenza, è sin troppo evidente. Pensa ai dissidenti di Sinistra ecologia e libertà e di Scelta civica, che guardano all’interesse del Paese e non ad un’opposizione a prescindere. Il momento, secondo Orfini, è cruciale. La crisi va risolta e il Parlamento deve essere centrale in questo processo. Per un simile motivo il deputato democratico è convinto come il Pd “di fronte a un grande sforzo di elaborazione di risposte politiche alla crisi, abbia bisogno di allargare il proprio campo d’azione anche a quelle forze che in queste settimane hanno dimostrato di non voler essere risucchiate dal radicalismo di una sinistra antagonista a prescindere, o dagli eccessi tardo liberisti di un centro che di liberale ha molto poco”. Più che al Partito della nazione citato da Renzi in queste settimane, Matteo Orfini pensa ai confini del socialismo europeo, i quali si sono allargati e hanno accolto forze non tradizionalmente vicine ai principi del Pse.

Gli errori di Vendola e della sua sinistra da salotto – È in Europa la chiave di tutto, dal punto di vista di Orfini. Il panorama europeo, inevitabilmente, ha avviato un processo di “semplificazione del nostro sistema politico”. Il Partito democratico, forte di quel 40,8%, non può non accettare una sfida del genere e Orfini sostiene come questa voglia di allargare “serve a far fare un salto di qualità al Pd che rappresenta sempre di più il perno per le svolte del Paese”. Per Orfini è normale che molti esponenti di Sel si sentano attratti dal progetto del Pd. Non è la popolarità di Renzi, bensì gli errori di Vendola ad averli spinti verso il partito ulivista. Molte cittadine e cittadini, sottolinea Orfini, avevano aderito a Sel per il progetto del socialismo europeo che aveva sposato, invece, con il trascorrere dei mesi, quell’idea è stata rinnegata nel nome del solito antagonismo sterile della sinistra radicale: “Vendola ha fatto un errore tornando indietro con Sel rispetto all’adesione al Pse, per costruire una posizione che ammicca a salotti radical-chic obsoleti e a comportamenti parlamentari che ricordano quelli dei grillini. E per quel che riguarda le diverse componenti interne, dobbiamo rinunciare alle rendite di posizione del congresso e partecipare alla ricostruzione del Pd”.

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