L’articolo 18 divide la maggioranza

Il tormentone estivo della politica italiana – L’impressione è che l’articolo 18 non verrà toccato, però potrebbe essere il tormentone dell’estate della politica italiana. In mancanza della classica canzone della stagione, ecco che abolire o meno l’articolo 18 diventerà la tematica più dibattuta nel Paese. Ad aprire le danze, come detto in questi giorni su Blogtaormina, è stato il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il leader del Nuovo centro destra, con l’intento di rilanciare la stagnate economia italiana e di rimettere la sua figura al centro della scena politica, ha proposto di mettere da parte l’articolo 18. Un totem per una parte della sinistra che, secondo il capo del Viminale, impedisce le assunzioni nelle aziende. Alfano pensa all’Austria. Una nazione senza articolo 18 e con più occupazione rispetto al nostro Paese. La situazione, però, non è così semplice. Il contesto austriaco, infatti, è completamente differente da quello italiano. Leggi, pressione fiscale e una cultura lontana anni luce da quella italiana, non permettono di mettere in piedi simili paragoni.

Il centrodestra unito per abolire l’articolo 18. Il Pd e i sindacati sono contrari – Su questa battaglia il centrodestra si è ricompattato. Dal Ministro Lupi al forzista Renato Brunetta, sono stati diversi gli apprezzamenti alla proposta di Alfano. I sindacati, invece, non sono convinti di quest’idea e il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, sostiene come “non serve abolire l’articolo 18, visto che le aziende assumono con contratti a termine e false partite Iva. Aboliamo quelle”. Gli fa eco il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini: “Sarebbe un errore gravissimo. La sua esistenza è l’ultimo dei problemi dell’Italia; tra l’altro è già stato modificato e non ha creato alcun posto di lavoro, anzi ci sono stati più licenziamenti per motivi economici”. Risposte negative arrivano anche dal Partito democratico. Qualche giorno fa era stata Marianna Madia, Ministro per la Pubblica amministrazione, a ribadire che “non è questo il problema”. E in mattinata ha rimarcato una simile convinzione il responsabile economia del Pd Filippo Taddei.

Emerge una questione politica dalle parole di Alfano e Taddei – L’esponente della segreteria democratica mette da parte la diplomazia e si altera di fronte ad un tema in grado di appassionare:“A me questo dibattito sull’articolo 18 mi fa incazzare. Abbiamo la responsabilità di governare questo Paese. Serve una riforma organica, mentre Alfano fa il gioco delle tre carte. Il ministro dell’Interno ha una prospettiva che, oltre a essere tecnicamente dannosa, non è quella del Pd. Ed è fuori tempo massimo”. Taddei, per la prima volta da quando esiste il governo di larghe intese targato Matteo Renzi, mette in luce una profonda dicotomia con il Ncd: “Alfano immagina tre tipologie. Gli assunti a tempo indeterminato con l’articolo 18, quelli a tempo determinato senza articolo 18 e quelli a tempo indeterminato senza articolo 18. Dal dualismo passiamo alla segmentazione del mercato del lavoro addirittura in tre gruppi. La logica del Pd è opposta, vogliamo passare dal dualismo all’unismo. Tendiamo alla semplificazione, non allo spezzatino delle regole”. Inevitabilmente emerge una questione politica dalle parole di Alfano e di Taddei. Il Ncd e il Pd hanno idee diverse su come creare lavoro e in un periodo in cui occorre risolvere il problema della disoccupazione, queste divergenze possono essere un serio problema per il governo.

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