La vittoria di Erdogan e i progetti per la Turchia

Recep Tayyip Erdogan, prima sindaco di Istanbul, poi per tre mandati Primo Ministro del governo turco, ed infine ora, nuovo Presidente della Turchia. Eletto con più del 50% dei voti, ha superato da trionfatore il primo turno ed è il primo presidente eletto direttamente dai cittadini, e non più nominato dal parlamento. Erdogan ha ottenuto il 51,95% dei voti mentre il suo avversario, il candidato dell’opposizione, Ekmeleddin Ihsanoglu ha ottenuto il 38,3%, e il curdo Selahattin Demirtas, si è fermato al 9, 71%. Ekmeleddin Ihsanoglu, il rivale che è stato distaccato di 13 punti dall’avversario Erdogan, è ex presidente dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, ed un fautore del dialogo Oriente-Occidente e dunque rappresentava per l’ex premier, uno sfidante di tutto rispetto.

Erdogan è il presidente e leader dell’AKP, il partito islamista e coservatore (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) fondato dallo stesso neo presidente, nel 2001. Il “Sultano” giurerà il prossimo 28 agosto ed ha annunciato che per il suo paese, “si apre una nuova era” e lui s’impegnerà a “costruire una nuova Turchia”. Erdogan si è mostrato agli elettori, affacciandosi dal balcone della sede dell’AKP, ad Ankara, come la nuova guida turca ed ha dichiarato di voler sanare le divisioni interne alla Turchia e di voler agire per la via della riconcilazione. Dalla lettura dei sondaggi, la vittoria di Erdogan, tuttavia non ha mantenuto le attese sperate, perché secondo quanto diffuso dalla televisione di Stato, rispetto all’89% raggiunto alle elezioni amministrative di marzo, la percentuale attuale è stata del 76,6%. E naturalmente, non sono mancate le critiche alla campagna elettorale che è stata incentrata molto su Erdogan, “che ha dominato su radio, tv, manifesti pubblicitari, e accompagnata da toni duri”, anche se dopo, il neo eletto ha gettato acqua sul fuoco, asserendo d’essere “il presidente dei 77 milioni di turchi”.

Uno dei nodi da sciogliere nella fase post elettorale, è il nome di chi sarà il nuovo primo ministro e chi sarà il candidato dell’AKP per le amministrative del 2015. Ma soprattutto: quale futuro per la Turchia? “La nuova era” annunciata da Erdogan cosa implicherà? Gli oppositori, si mostrano preoccupati tanto quanto, un’ampia fetta dell’elettorato laico perché Erdogan rappresenta “un islamismo fortemente conservatore, celato dietro la maschera della moderazione”. Si teme un inasprimento del pensiero islamista ed a temerlo sono in particolare, i curdi. L’aver battezzato Erdogan come “Sultano” è indicativo del rafforzamento del potere dopo l’ascesa che quest’uomo ha fatto. Dall’affermazione di Mustafa Kemal Ataturk, l’eroe nazionale e fondatore della Repubblica Turca, che diede allo stato la sua impronta laica, Erdogan è l’unico ad esser riuscito a modificare quella linea. Erdogan ha intenzione di trasformare la Turchia in una “Repubblica Presidenziale”, assegnando i poteri importanti, ad una figura, che prima era considerata di rappresentanza. Questo, in un “cambiaverso” rispetto al fondatore Ataturk, dove Parlamento e Primo Ministro, hanno avuto in mano le redini delle decisioni. Il nuovo presidente ha un carattere forte, forgiato dal carcere e dagli scandali che l’hanno visto protagonista ma non sarà facile per lui, realizzare questo progetto. Anzitutto, dovrà rinunciare alla guida dell’AKP e questo favorirà le diatribe interne al partito e la lotta per la successione, anche perché non c’è dubbio che trovare un degno e carismatico leader come lo è stato Erdogan, non sarà semplice. Ma su questo il neo presidente sta già lavorando, provando a mettere alla Presidenza del Partito “un nome conciliante” e qualcuno ha detto che potrebbe essere l’ex presidente Gul, nonostante i dissensi che nell’ultimo periodo ci sono stati tra i due. Inoltre, bisognerà fare i conti con le amministrative del 2015, e vedere di individuare un candidato forte, e lo stesso problema si porrà con la nomina del nuovo premier. E qui, Erdogan non intende rinunciare alla possibilità di dare il suo contributo, facendo pesare la sua vittoria per dare un nome “gradito all’elettorato ma, allo stesso tempo, controllabile”. Vorrebbe poi tentare di far anticipare alla fine di quest’anno le elezioni parlamentari, sfruttando il consenso acquisito in questi anni.

Le possibili derive del nuovo “sultanato” di Erdogan, verso un rafforzamento dell’islamismo, gettano ombre su quest’elezione. Se si rammentano le parole del co-fondatore dell’AKP che proprio in questa campagna elettorale ha fatto delle affermazioni sulle donne turche “che non devono ridere in pubblico”, offrendo spazio ai grandi moralizzatori dei costumi che vorrebbero cancellare anni di pensiero laico per abbracciare una nuova “era islamica”, certo, non è una visione rassicurante. E per concludere, lo stesso gesto che il nuovo presidente turco ha fatto, subito dopo aver appreso della sua vitoria, domenica notte, ovvero quello, di recarsi alla Moschea di Eyup, a Istanbul, prima di spostarsi ad Ankara, è significativo. Perché di fatto, ha rispristinato un uso tipico del sultanato dell’Impero Ottomano, quando gli imperatori turchi si recavano a pregare alla moschea, prima “di ascendere al trono dell’impero”. Gesti che aprono a forti valenze simboliche, che tradotte fanno vedere bene, come il potere inteso da Erdogan, sia quello più vicino al Califfato Islamico, di quanto si possa immaginare.

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