Articolo 18 si articolo 18 no

In un’Italia che ha confermato il trend negativo del prodotto interno lordo e ha raggiunto percentuali record di disoccupazione, qualcuno ha deciso di nuovo di chiedere l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il reintegro cioè in caso di licenziamento senza giusta causa di un lavoratore. Il qualcuno in questione è il ministro dell’Interno e leader dell’Ncd Angelino Alfano che ha anche molta fretta, chiedendo che sull’art. 18 si prendano decisioni entro fine mese, proprio con il decreto Sblocca-Italia, all’esame del governo il 29 agosto.

La legge delega sul lavoro in discussione al Senato è una riforma organica del mondo del lavoro e prevede anche una discussione sull’articolo in questione. Non si capisce quindi perché affrettare i tempi e cavalcare uno scontro che già in passato ha inasprito gli animi dei lavoratori. E poi l’articolo 18 ha già subito una modifica “grazie” alla legge Fornero (abolizione del reintegro “automatico” e sua sostituzione in alcuni casi con un semplice risarcimento economico) ed è, di fatto, un articolo raramente applicato viste le nuove tipologie di contratto per lo più a partita Iva e a tempo determinato.

Un mondo quello del lavoro in Italia da un lato statico perché non investe e non produce e dall’altro regolato da contratti flessibili che spesso non garantiscono neanche i diritti minimi. Secondo un’analisi fatta dal Governo i contratti di lavoro in Italia sono di oltre 40 tipi diversi. La riforma mira a una riduzione a circa sei tipologie che possono essere racchiuse a tempo indeterminato, tempo determinato, apprendistato e di somministrazione. Il ministro Alfano immagina invece solo tre tipologie: i “vecchi” assunti a tempo indeterminato con l’articolo 18, quelli a tempo determinato e i nuovi assunti a tempo indeterminato senza articolo 18. Alfano e i suoi sono convinti che tutelare un lavoratore da un ingiusto licenziamento sia un freno per le nuove assunzioni, abrogando l’articolo 18 insomma si sblocca il mondo del lavoro.

Basta veramente così poco per mettere in moto l’economia italiana? Da profani a noi sembra solo una diatriba tra una destra eccessivamente liberare e una sinistra, da anni lontana dai veri problemi dei lavoratori, che vuol ergersi a paladina dell’ultimo baluardo di giustizia sociale rimasto. Una bandiera finto ideologica in entrambi i casi. Una riforma vera dell’articolo 18 potrebbe star bene a tutti i lavoratori se a essa si collegassero una riforma degli ammortizzatori sociali, una riduzione equa del cuneo fiscale e soprattutto investimenti economici nella ricerca, nella scuola, nell’apprendistato. Così sono ancora una volta solo tante belle parole, tante inutili promesse.

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