È morta la bambina di cinque anni ricoverata al Policlinico di Messina – Niente da fare per la piccola di cinque anni ricoverata da cinque giorni al Policlinico di Messina. Nel reparto di terapia intensiva si è spenta la bambina rimasta a lungo sott’acqua, dopo che la barca su cui si trovava, insieme ad alcuni familiari, si era capovolta. La bimba dopo l’incidente era entrata in coma. I medici del polo ospedaliero più grande della città siciliana avevano fatto di tutto per salvarla, ma il cuore della piccola, rimasta a lungo sott’acqua, non ce l’ha fatta. Sulla vicenda indaga la Procura di Messina e il paese in provincia della città dello Stretto si trova ad affrontare un’altra brutta notizia a quasi cinque anni di distanza dai morti che quella maledetta alluvione del primo ottobre del 2009 aveva causato. Un paesaggio sfregiato, umiliato dal fango e dall’incuria. Le cicatrici di quella ferita sono ancora impresse negli eterni lavori in corso che costringono gli abitanti del luogo a vivere in una situazione di disagio. Alcune abitazioni sprangate con tavole di legno e quelle foto in ricordo di alcuni morti, poste dove una volta sorgevano case e palazzi, ricordano un dolore mai veramente dimenticato.

Un tratto di mare che non conosce pace – In un panorama del genere il villaggio che si affaccia sullo Jonio, si trova ad affrontare un lutto. I fondali del tratto di mare che costeggiano Scaletta Zanclea erano stati già segnati da quel fiume di fango che, con inaudita violenza, aveva spazzato via una fauna e una vegetazione rigogliosa nella zona. Ci vorranno anni per ripristinare il precedente stato naturale. È come se questo scorcio di mare, delimitato dalla particolarità paesaggistica di Capo Scaletta e Capo Alì, fosse stato colpito da una maledizione. Quando si cammina lungo la strada statale 114, soprattutto nel punto che precede l’ingresso a Scaletta Zanclea, si ha l’impressione di trovarsi in un posto magico. Da un lato la roccia e dall’altro un mare blu che spesso riflette i raggi solari. Pare di scorgere tratti di paradiso, invece con la morte di una bambina di soli cinque anni, il panorama si è trasformato in un inferno. Un luogo che sintetizza quell’imprevedibilità della vita, dove dalla gioia si passa al dolore, dalla vita si giunge alla morte.

Sciascia e le sensazioni che suscita questo tratto di mare – Le correnti che attraversano lo Stretto, in questa parte di mare, conferiscono colori particolari all’acqua, quasi unici. Fanno venire in mente un racconto di Leonardo Sciascia dal titolo “Il mare colore del vino”. In questa storiella lo scrittore di Racalmuto narra di alcune persone che viaggiano su un treno diretto in Sicilia. Confrontano le loro visioni della realtà, imparano a conoscersi e in tutto ciò c’è una figura che spicca. È quella del piccolo Nenè, diminutivo di Emanuele. Un ragazzino curioso, sboccato e “straordinario”. Insieme al padre, alla madre e al fratello Lulù, diminutivo di Luigi, è diretto a Nisima, un paese in provincia di Agrigento. Ad un certo punto Nenè fa una riflessione sul mare e sostiene come questo tratto, che collega Messina a Catania (con particolare riferimento alle acque di Aci), sia “colore del vino”. Una visione particolare che non troverà d’accordo quasi nessuno dei presenti nello scompartimento, ma il ragazzino non avrà dubbi. Soltanto l’ingegnere Bianchi aveva colto la profondità di quella frase (“il mare colore del vino”) e disse: “forse l’effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca, si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza”. In questo mare si trova l’essenza di molti bambini siciliani, che con la loro fantasia riescono a scorgere qualcosa di unico tra le sue acque. Proprio come Nenè. Purtroppo non sapremo mai quali sentimenti avrebbe provocato alla bimba morta a causa del rovesciamento della barca a largo di Scaletta Zanclea, ma a noi spettatori, in questo caso, non può che trasmettere tristezza e malinconia.

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