Com’è noto, la Regione Siciliana, Assessorato al Turismo, ha escluso dal finanziamento il Distretto Turistico Taormina Etna, unico in Sicilia ad operare sul territorio con diverse funzioni e finalità dal 2002, facendo affluire investimenti per circa 140 milioni di euro a beneficio delle aziende private del settore turistico, agricolo e agroalimentare. Il motivo dell’esclusione non riguarda il progetto presentato o altre imperfezioni concettuali. Il motivo è burocratico: abbiamo individuato come soggetto attuatore una società mista pubblico-privato in liquidazione (attenzione: non sciolta o estinta, ma in liquidazione), che, secondo la Regione, non avrebbe i requisiti. Cavillo derivante da un’interpretazione tutta da discutere e che discuteremo dinanzi al TAR al quale presenteremo ricorso. Sono sicuro che otterremo giustizia, visto che esiste una lunga e consolidata casistica in cui la stessa società è soggetto attuatore per conto della stessa Regione Siciliana, che si smentisce da sola.

La vicenda amministrativa seguirà il suo corso. Purtroppo, però, c’è un aspetto politico in questa vicenda. Infatti, non si comprende come mai la Regione non ci abbia chiesto di modificare il soggetto attuatore, cosa possibile e che non avrebbe leso i diritti di nessuno, considerato che eravamo – e restiamo- assegnatari di una somma a noi riservata. C’è dietro una scelta ben precisa. Non posso parlare a nome degli altri distretti esclusi, ma mi pare evidente che le scelte siano molto discutibili. Così come sono discutibili le condizioni vessatorie poste nei confronti dei distretti finanziati, che avranno qualche difficoltà a spendere e rendicontare entro il 2015 tutte le somme loro assegnate.

Rassegno le mie irrevocabili dimissioni da presidente del Distretto, nonostante la certezza che il TAR ci darà ragione. Mi dimetto perché amo la mia terra e non intendo avere più a che fare con questa ignobile e inefficiente Regione Siciliana, in mano a politici di infimo ordine, incapaci di controllare una burocrazia non trasparente.

Per anni, nel rispetto del ruolo istituzionale assegnatomi, non ho mai polemizzato, dovendo rappresentare aziende private (che noi abbiamo veramente) ed enti pubblici che non esprimevano una posizione politica omogenea. Ma ora basta. È giunto il momento di dire con chiarezza che il modo di gestire i fondi strutturali 2007-2013 è fallimentare per dolo del ceto politico siciliano, e in particolare degli ultimi due governi, e per colpa di una burocrazia inerte e ignorante. Nella programmazione dei fondi strutturali sono disponibili 21 milioni di euro, fermi perché dal primo bando dei distretti turistici sono trascorsi quattro anni e la legge istitutiva è addirittura del 2005. Sono soldi che avrebbero potuto andare incontro alla disoccupazione e alla crisi. Se questi sono i tempi della Regione Siciliana, non c’è da sperare che la sua abolizione.

Personalmente non intendo più avere contatti con questo mondo paludoso. So che non importerà a nessuno, ma almeno potrò iniziare una mia battaglia per denunciare i soprusi e la corruzione che stanno spolpando la Regione o ciò che di essa rimane. Mi auguro che il Partito Democratico siciliano e il Governo Renzi decidano, una volta per tutte, che in questa regione non è più tollerabile che tutto resti impigliato nella retorica di uomini e gruppi di potere, che vanno messi per sempre da parte, impedendo loro di continuare a nuocere, liberando le tante persone oneste che vivono e operano in questa meravigliosa terra.

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