Nei giorni scorsi, il maltempo non ha colpito pesantemente solo il nostro Paese, provocando ingenti danni alle persone ed al territorio. Da mercoledì 6 agosto, i Balcani, così come era avvenuto qualche mese fa, a maggio, sono stati funestati da nuove alluvioni. L’inondazione ha interessato le medesime zone, che avevano già sofferto per gli effetti devastanti delle piogge.

La Serbia e la Bosnia Erzegovina, dopo tre mesi dalla precedente tragedia, sono ancora una volta in ginocchio. A maggio, erano morte più di 80 persone e si sono calcolati danni pari a diversi milioni di euro; la nuova ondata di maltempo, dalle prime stime che sono state fatte, avrebbe provocato guai maggiori. Sembra ci siano tre vittime: due in Bosnia Erzegovina e uno in Serbia; e le ricerche sono in corso per ritrovare un disperso, nella località di Banja Luka.

Il territorio serbo è stato coinvolto dall’ondata di maltempo, nella parte centrale e in quella occidentale, che comprende le zone al confine con la Bosnia Erzegovina: Banja Koviljača e Losnica. In quest’ultima località, è stato dichiarato lo “stato di calamità naturale”. In una delle città nel distretto centrale di Zlatibor, a Kosjerić, il fiume ha invaso il paese e dalle notizie diffuse dall’emittente B92, si è appreso che in una ventina di minuti, ha sommerso ogni cosa, anche quello che “era rimasto intatto dopo le inondazioni di maggio”.

Le critiche da parte dei cittadini alle autorità si sono fatte serrate ed una residente ha dichiarato: “Dopo le alluvioni di maggio, nessuno è venuto a chiederci se avessimo bisogno di aiuto”. La richiesta di pulizia del letto del fiume per facilitare il transito delle acque, dopo che i detriti ne avevano ostruito parecchi punti a seguito delle alluvioni primaverili, è rimasta inascoltata. Appelli e questioni che ricordano problemi del tutto analoghi, a quelli che noi italiani, ci troviamo ad affrontare sempre più di frequente, nel nostro territorio, causati dall’aggravarsi del dissesto idro geologico, unito alla cementificazione selvaggia e dallo stato di incuria in cui corsi d’acqua, e colline si trovano.

Stesso scenario in Bosnia Erzegovina, le piogge incessanti, hanno colpito Srebrenik, Brčko e località vicine, dove sono stati distrutti 7 ponti. Ci sono poi, Dervente, Lukavac, Doj, Maglaj, tutte regioni che ancora pagano il conto salato delle alluvioni di maggio. A Srebrenik, ci sono 500 case allagate per l’esondazione del fiume Tinja e più di mille persone, sono rimaste senza casa.

Anche qui, i residenti, provano rabbia e rammarico perché le istituzioni, sapevano che c’erano interventi da fare ma gli argini del fiume, non erano stati posti in sicurezza. E la situazione non è facile, perché il cantone di Tuzla è ad alto rischio. Il capo della protezione civile, Zdenko Tadić, ha comunicato che “il peggio deve ancora arrivare. Il livello di accumulazione del lago Modrac sale di ora in ora. Ci aspettiamo che le acque superino di un metro il livello di guardia, il che non lascia presagire nulla di buono per gli abitanti”. Nella zona di Bijeljina,  i danni più pesanti sono nella località di Janja, anche qui centinaia di case sono state allagate. Protezione civile e i militari si sono messi all’opera per rinforzare gli argini dei fiumi.

La stanchezza della popolazione e il malcontento per lo stato d’inerzia degli enti governativi vanno compresi e toccano da molto vicino anche noi, che viviamo drammi simili. Spesso la frustrazione lascia il passo alla rassegnazione, al motto “tanto non cambierà mai niente e andrà sempre peggio”. In questa nuova ondata di maltempo che ha investito i Balcani, però sono state coinvolte zone che in precedenza erano state “toccate marginalmente” e questo è indice di un aggravamento della situazione. E un’indicazione del fatto che ciò su cui si poteva intervenire, non è stato minimamente considerato. Nelle prossime settimane, sono previste nuove condizioni meteo avverse e le persone, si sentono abbandonate a se stesse, così come lo sono state negli ultimi tre mesi. Alcuni sindaci, hanno intenzione di iniziare un’azione legale contro il governo, che sin’ora ha solo dato indicazione di uno stanziamento di 5 milioni di euro per la Bosnia Erzegovina, ma non si è detto nulla sul piano di ricostruzione.

Uno dei maggiori esponenti dei “Centri di iniziativa civile”, Muris Bulić, un paio di giorni fa ha presentato a Sarajevo, un dossier che documenta come il governo bosniaco, sia stato latitante negli ultimi mesi, in merito alla gestione dell’emergenza alluvione, ed ha rilasciato la seguente nota: “Nessuno si è assunto la responsabilità per il diluvio dello scorso maggio, il che dimostra che il nostro governo non risponde ancora ai criteri minimi di democrazia e di sviluppo della società. I cittadini continuano ancora ad aspettare l’aiuto da parte dello Stato ma il governo, a quanto pare, non si interessa di questo problema cruciale. Al contrario, la maggior parte dei nostri politici se ne sono andati tranquillamente in vacanza”.

Parole queste, che non sono state pronunciate in Italia, ma nei Balcani e che tuttavia, riempiono di significato l’espressione, “tutto il mondo è paese”. Noi, in aggiunta, vorremmo chiudere con un altro motto: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

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