L’Italia, ha sul territorio delle regioni centro-meridionali e nelle due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, un numero di turbine eoliche di circa 6.300 unità. Esistono operatori che lavorano in un singolo Paese ma vi sono anche quelli che hanno impianti in diverse parti del mondo. Per questo, bisogna gestire i vari impianti da un unico centro di controllo. “Edp Renewables” il terzo operatore mondiale di energia eolica, attivo anche in Italia, ha un centro di controllo a Porto, in Portogallo e il Direttore Generale delle operazioni, João Paulo Costeira, ha spiegato che da Porto si può spegnere una turbina posta all’altro capo del pianeta, “questo tranne per le turbine installate negli Stati Uniti. Per la legislazione in vigore negli Usa, infatti, non è disponibile spegnere un asset strategico che si trova negli Stati Uniti, come ad esempio una centrale elettrica, al di fuori del territorio americano”.

Il “centro di controllo remoto” in Portogallo consente di analizzare in tempo reale il funzionamento dei suoi parchi eolici per gestire al meglio gli impianti con la manutenzione e la riparazione e verificare che l’energia prodotta abbia le caratteristiche elettriche necessarie per l’immissione in rete. Ci sono 30 supervisori che hanno accesso diretto ogni giorno, e 24 ore su 24 a più di 5 mila turbine, 200 sottostazioni elettriche e 250 torri meteorologiche. Il sistema è stato chiamato “Wind Energy Management System” (Werms) e l’attività di ogni turbina, viene monitorata in tempo reale, e si può persino arrestare e ripristinare il sistema dal remoto.

Inoltre, ci sono più di “2 milioni di dati memorizzati ogni giorno in un database storico centrale” nucleo dell’Operational Performance Management System. Negli impianti eolici, ciascuna turbina deve produrre la medesima quantità di energia e se si nota che una turbina ne produce in eccesso oppure in difetto, allora qualcosa non funziona. Al centro di Porto, giungono anche informazioni meteorologiche, per fare in modo che l’azienda sia nelle condizioni di prevedere come potrebbe andare la successiva produzione di energia elettrica. Costeira ha spiegato che “È molto più difficile prevedere le condizioni del vento rispetto a quelle dell’irraggiamento solare. Queste informazioni sono utili in particolare per i Paesi in cui accediamo ai mercati dell’energia. Per questo motivo siamo costantemente in contatto anche con i gestori delle reti nazionali di distribuzione dell’elettricità”.

Nella penisola iberica, si è scelto di “scommettere sull’eolico” non solo da operatori del settore ma come fruitori. Questo sta accadendo in Spagna, e sembra che nell’arcipelago delle Canarie, nell’isola di El Hierro, l’alimentazione elettrica sarà al 100% fornita dall’eolico, permettendo alla Spagna di ottenere un “primato mondiale”. El Hierro è un isolotto, il più piccolo dell’arcipelago, al largo della costa africana e da molto tempo ha aderito al progetto di riconversione alle fonti rinnovabili.

Nella parte nord-orientale dell’isola, di recente, sono state costruite 5 nuove turbine eoliche che producono 11.5 Megawatts, sufficienti a dare energie ai 10 mila abitanti che abitano El Hierro. Nei periodi in cui il vento, non soffia abbastanza, gli ingegneri hanno messo in campo una strategia che sopperisca alla mancanza di energia eolica. “Quando il vento soffia più forte, l’energia in eccesso viene utilizzata per pompare acqua da una riserva a valle a un’altra riserva posizionata in alto, vicino al cratere di un vulcano”. Nel momento in cui si ha bisogno di energia, le valvole della riserva in alto vengono aperte e si fa defluire l’acqua verso il basso. Con  l’impiego dell’energia cinetica dell’acqua spostata dalla forza di gravità, si ottiene energia elettrica rinnovabile.

Applicando questo sistema integrato, verrà diminuita la dipendenza dai carboni fossili e si taglieranno le emissioni di CO2 di 18.700 tonnellate all’anno; la centrale fossile sarà tenuta attiva solo in caso d’emergenza. Questo progetto, ha preso il via a partire da quest’estate e l’auspicio è quello che altre isole possano seguire l’esempio virtuoso di El Hierro.

Infatti le isole che hanno una superficie ridotta sono tra le prime candidate “per l’autosufficienza energetica” e con tali sistemi si abbatterebbero i costi per l’importazione dell’energia dalla terraferma. Le isole del resto, sono favorite dall’esposizione al sole e al vento, con in più a disposizione l’energia del moto ondoso. L’autosufficienza energetica delle isole, dunque, non è un miraggio ma una necessità dettata dai tempi.

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