Pulci al Policlinico. Chiusi i percorsi sotterranei – Sembra che una notizia negativa all’anno sul Policlinico universitario di Messina sia d’obbligo. Dopo le larve di mosca spuntate dalle narici di un degente ricoverato in rianimazione, l’acqua inquinata da un batterio killer e l’incredibile rissa tra i due ginecologi che hanno litigato in sala parto, ecco il turno delle pulci. Si, avete capito bene. I parassiti sono stati notati in diverse zone del Policlinico e con urgenza si è deciso di chiudere tutti i percorsi sotterranei interni che collegano gli 11 padiglioni. Si tratta del percorso fatto da medici, pazienti e in cui passa cibo e vestiario. La chiusura immediata è stata disposta per avviare una disinfestazione straordinaria, che dovrebbe risolvere le inefficienze precedenti della ditta titolare dell’appalto. Come se la situazione non fosse già grave, a tutto ciò va ad aggiungersi la presenza di gatti nel controsoffitto e quella di insetti nell’archivio. Il nuovo manager del Policlinico, Marco Restuccia, con riferimento alle pulci, sostiene come la situazione sia “sotto controllo”, ma dice di non sapere nulla sulla presenza di gatti nel controsoffitto del corridoio dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile, fonte di cattivo odore e caduta di liquami.

Un “verminaio”, in tutti i sensi – Il termine “verminaio” con cui il Policlinico di Messina è stato chiamato negli anni precedenti, ritorna d’attualità. Il motivo, questa volta, non è dovuto agli scandali legati a favoritismi e raccomandazioni. Nel luogo sacro dei baroni messinesi, dove tra più di 1500 docenti metà ha un parente (o uno stretto conoscente) che lavora al Policlinico, l’allarme questa volta è sanitario. Forse l’elemento più grave per un centro sanitario di queste proporzioni e il più grande di tutta la città. I nuclei dei carabinieri specializzati in ispezioni igienico sanitarie (Nas) hanno messo in evidenza una situazione inquietante all’interno del Policlinico. Niente è cambiato da quando è morto Vincenzo Misuraca, il paziente palermitano ritrovato dai familiari con le larve di mosca nelle narici nel reparto di rianimazione, dove la pulizia dovrebbe essere l’imperativo categorico. Stando alle parole della Procura, il paziente sarebbe morto per un’infezione letale da Candida parapsilosilos e da Klebisiella Pneumonica contratta all’interno della struttura situata nella zona di Gazzi.

Un carrozzone corrotto – Per questo motivo, con l’accusa di omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio, erano finiti sul registro degli indagati l’ex direttore generale Giuseppe Pecoraro, i primari di Rianimazione Angelo Sinardi e di Neurochirurgia Franco Tomasello, Rosalba Ristagno direttore sanitario di presidio e Sebastiano Coglitore, direttore di Cardiologia e presidente del Comitato per la lotta alle infezioni ospedaliere. Purtroppo, per chi conosce l’ambiente messinese, non c’è da stupirsi. In un sistema corrotto in toto, dove per accedere alla facoltà agognata (spesso e volentieri) è necessario l’aiuto del politico (e non solo) di turno, tutto è possibile. Il caso delle pulci e dei gatti sembra una scena di un cartone animato della Fox. Invece si tratta della realtà in un contesto marcio che corre senza freni verso una degenerazione mai doma. Tra malasanità e l’emergenza sanitaria muore, definitivamente, l’efficienza della sanità pubblica di Messina. Un carrozzone ormai arrivato al capolinea, dove casi del genere, se non si dovesse modificare l’intero sistema, saranno sempre più frequenti.

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