I miliziani dell’Isil non si fermano e dopo la conquista di città a maggioranza cristiana sono diretti verso Arbil, che è la sede del governo curdo. Una bandiera nera è stata issata al checkpoint di Kokajili, al confine con la “regione semi autonoma curda”. Il 2 agosto scorso, i miliziani avevano attaccato Sinjar, dove risiedeva la minoranza yazida. Sono state rapite 500 donne yazide e rese schiave. Oltre 50 mila le persone che sono fuggite per trovare rifugio sulle montagne curde nei pressi dei territori turchi, nel Sinjar.

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha perciò deciso di dare l’autorizzazione a “raid aerei mirati contro gli obbiettivi dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”.

“Ho autorizzato due operazioni in Iraq” ha spiegato Obama, “dei bombardamenti aerei mirati a tutelare il personale americano nel paese e una missione umanitaria a sostegno della popolazione civile. Davanti a una situazione come quella attuale, davanti alla richiesta di aiuto del governo iracheno, gli Stati Uniti non possono tirarsi indietro”.

Gli islamisti, oramai controllano vaste porzioni del territorio iracheno a nord e a ovest, ed una parte della Siria. Colpire gli obbiettivi ritenuti sensibili, è una prorità per rallentare la marcia di conquista inarrestabile dei miliziani e ci sono 40 mila persone che appartengono alle minoranze religiose, tra cui moltissimi cristiani  che hanno necessità di soccorsi. Gli aiuti dovrebbero giungere dal cielo, lanciati dagli aerei ma Obama è stato categorico: “l’America interviene per aiutare le minoranze, ma non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un’altra guerra in Iraq”.

La decisione di agire con forza, è stata presa per scongiurare “un potenziale genocidio” che nei fatti, è già iniziato, vista la violenza che le minoranze sono costrette a subire, e i raid mirati, servono anche come atto preventivo per proteggere il personale americano in Iraq. Obama ha risposto alle grida di aiuto degli iracheni e un annuncio simile era stato fatto da Obama anche nel mese di Giugno, ma fin’ora non si era tradotto in alcuna azione concreta.

Le fonti interne curde, hanno dato comunicazione che i raid aerei sono già iniziati e il “Wall Street Journal” e il “New York Times” hanno riportato la notizia di due postazioni dell’Isil che sono state colpite a Nord del Paese. Il Pentagono invece ha smentito tutto, parlando “di notizie false” e le fonti governative irachene hanno dato sostegno alle comunicazioni del Pentagono, asserendo che le operazioni aeree sono condotte dall’Iraq.

La scelta di Obama di agire, deve esser stata dettata non solo da ragioni di tipo umanitario, nonostante il numero di profughi sia in costante aumento. L’avanzata degli islamisti in Iraq, si interfaccia con il rafforzamento dei jihadisti in Siria, dove i militanti dell’Isil hanno preso possesso di alcune regioni. Anche la Siria sta vivendo una crisi profonda, dilaniata dalla guerra che miete vittime e lascia un oceano di persone senza casa né patria. La Casa Bianca, ora che la guerra israelo-palestinese sembra essere, almeno per il momento, sotto controllo, non poteva più ignorare il fronte dell’Iraq e della Siria e la reale possibilità che il “Grande Califfato Islamico”, non sia più mera utopia. Al Cairo, la diplomazia internazionale, continua a lavorare per risolvere il conflitto israelo-palestinese, ma quella stessa diplomazia non può ignorare l’altra bomba mediorientale: quella siro-irachena.

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