I vincitori del lungo braccio di ferro – L’assemblea di Palazzo Madama ha dato il via libera, in prima lettura, al ddl Boschi sulla riforma del Senato e sulla modifica del Titolo V della Costituzione. È vero che ci vorranno ancora altre tre letture tra Camera e Senato, ma il governo di Matteo Renzi ha raggiunto un obiettivo molto importante. Forse il principale da quando è in carica. A meno che non ci siano sorprese nelle prossime votazioni, il ddl contribuisce a chiudere la Seconda Repubblica italiana. Che piaccia o meno, ci saranno diverse novità rispetto al recente passato. È stata una lotta estenuante, frutto di incontri continui tra le varie forze politiche e a uscirne vincitore, in primis, è il premier. Il Presidente del consiglio ha dovuto rinunciare ad alcuni aspetti della sua proposta originaria, ma il cuore della riforma è stato approvato. Inoltre come non citare Silvio Berlusconi. Interlocutore principale per il Pd, che grazie al muro alzato dalle opposizioni ha riabilitato di fronte agli italiani la propria credibilità.

E i vinti – Ad uscire sconfitti, invece, sono quei senatori del Partito democratico che hanno cercato in tutti i modi di ostacolare il cammino del ddl. Per non parlare dell’ennesima tattica suicida del Movimento cinque stelle. In un primo momento, dopo la batosta elettorale, Grillo e seguaci hanno cercato il dialogo con i democratici tramite lo streaming, ma in seguito è prevalsa la linea oltranzista che ha condotto i senatori stellati ad una sorta di Aventino dai dubbi risvolti politici. Con l’approvazione del testo perdono anche tutte quelle minoranze assiepate tra i banchi di Palazzo Madama e ciò che rimane di Sel. Il partito di Nichi Vendola, che ha partecipato ad una pittoresca marcia sul Colle con Lega e M5s, ha perso credibilità di fronte ai suoi elettori e soprattutto ha precluso future alleanze con il Partito democratico. In una sorta di via di mezzo tra vincitori e vinti si pone la Lega Nord. In via Bellerio sono stati molto duri nei confronti del testo, ma nello stesso tempo in Commissione affari costituzionali il protagonista del disegno di legge, insieme ad Anna Finocchiaro, era stato Roberto Calderoli.

Senato dei 100 senza indennità. Ecco le funzioni – Ma quali sono le novità del ddl Boschi? Innanzitutto si archivia il bicameralismo perfetto e il potere legislativo si sposta nelle esclusive competenze della Camera dei deputati. I nuovi senatori saranno 100 (95 eletti dalle regioni tra consiglieri e sindaci più 5 senatori di nomina presidenziale). Non saranno tutti eletti contemporaneamente, ma in base al rinnovo dei consigli regionali. I membri del Senato, inoltre, non riceveranno alcuna indennità, a differenza dei colleghi di Montecitorio. Questo ridimensionamento, in aggiunta all’accorpamento del personale di Camera e Senato, comporterà allo Stato un risparmio di circa 50 milioni di euro. I compiti della carica dei 100 saranno limitati. Non voteranno più la fiducia al governo e solo per alcune materie conserveranno la funzione legislativa. Da Palazzo Madama passeranno soltanto le leggi riguardanti le riforme della Costituzione, le leggi sui referendum popolari, le leggi elettorali degli enti locali, le ratifiche dei trattati internazionali e quelle sul diritto di famiglia, il matrimonio e il diritto alla salute. Questo permetterà di porre fine al continuo passaggio delle leggi tra i due rami del Parlamento, così come lo conosciamo.

Nuovo potere legislativo per il governo, novità per il Titolo V, introdotto l’esame preventivo di costituzionalità e nuove norme per eleggere il Presidente della Repubblica – Inoltre il governo sarà obbligato a rispettare norme più rigide per l’emissione dei decreti-legge, che dovranno recare “misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”, ma al contempo avrà il potere di chiedere che sui provvedimenti indicati come essenziali, la Camera si pronunci entro il termine tassativo di 60 giorni. Una volta scaduto il tempo, ogni provvedimento sarà posto in votazione “senza modifiche, articolo per articolo”. Poi c’è la modifica del Titolo V, dove viene ribaltato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Mentre su richiesta di un terzo dei componenti di un’Aula, le leggi che regolano l’elezione della Camera e del Senato potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità da parte della Corte costituzionale. Il tempo massimo per esprimersi sarà un mese. Infine cambiano le regole per l’elezione del Capo dello Stato. La norma prevede che il quorum sia più alto per i primi quattro scrutini, scenda ai tre quinti nei successivi quattro e soltanto alla nona votazione si abbassi alla maggioranza assoluta dei cosiddetti grandi elettori.

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