Scozia da amare. Le Isole Orcadi

A nord della Scozia, c’è un luogo che rinvia ad altre epoche. “Isole delle Foche” nella lingua dei Vichinghi, il norreno, è il significato di Orcadi. Queste isole che un tempo facevano parte della Norvegia. Potrete giungervi, in un’avventurosa traversata, uno dei tratti di mare meno tranquilli d’Europa, il Pentland Firth, e la testimonianza sono i relitti che custodisce nel fondo. In queste terre che sono avvolte dalla nebbia e fanno venire alla mente, sinistri presagi. Il porto è quello di Stromness e la più grande delle isole è Mainland, un posto selvaggio che esercita fascino magnetico sul visitatore; la sua capitale è Kirkwall e per arrivarci c’è una strada che taglia in due l’isola e s’immerge nel verde; perché anche qui i colori dominanti come in Irlanda sono i verdi, i blu del mare ed i contrasti tra una natura indomita. Luoghi da fiaba o che rievocano antiche leggende nordiche.

Se aveste desiderio di godere dell’effetto che fa una cattedrale medievale, dovreste venire qui, e visitare St. Magnus, perfettamente conservata e costruita in arenaria rossa, in tutta la sua imponenza che quando piove ne accentua l’aura di mistero. Però per ammirare il senso delle origini, bisogna andare vicino al borgo di Stromness con gli insediamenti di età Neolitica e Skara “il villaggio dell’età della pietra meglio conservato del nord Europa”. La scoperta di questo sito archeologico, è del 1850 e l’epoca della sua fondazione, è il 3100 a. C. E poi, la sera potreeste trascorrere il vostro tempo in compagnia della gente del posto, la maggior parte pescatori, nella zona del porto dove nei pub, la birra è uno degli elementi principali.

Se volete ancora, restare a bocca aperta, potreste sempre recarvi alla scogliera rossa di Yesnaby, o al Ring di Brogdar, patrimonio Unesco, il luogo più visitato delle Orcadi. Qui vi sono 60 Menhir, e 21 sono ancora in piedi e poi ci sono anche le Pietre di Stetness, quattro massi di sei metri d’altezza, che sono stati eretti là dove, la verde collina degrada verso il mare; uno spettacolo unico che vi riconcilierà con voi stessi e vi farà riflettere sul senso del sacro. Infine, per ammirare i graffiti vichinghi, non dovete rinunciare a visitare una immensa camera mortuaria che è stata costruita più di cinquemila anni fa: Maeshowe. La visita alle altre isole si fa attraversando “una grande strada appoggiata sul mare” chiamata “Le barriere di Churchill” che in origine erano barriere di difesa. Ci sono spiagge di un bianco accecante e con un mare ricco in fauna, prediletto dai sub.

Una particolarità sulla strada per Burray, è una chiesa edificata dai prigionieri di guerra italiani, la Italian Chapel, fatta da due capanni prefabbricati e rottami di ferro, un’opera religiosa e d’arte “sui generis”. Un’altra delle isole, Hoy, è una riserva naturale, in cui vi potreste persino imbattere nella Pulcinella di Mare, l’uccello col becco rosso e le zampe palmate. E c’è “The old man of Hoy”, il faraglione di 137 metri, che sembra un uomo in piedi; meta degli scalatori. La natura qui, è aspra e il mare si dispone alla burrasca.

Tra le isole più piccole si possono fare immersioni come a Scapa Flow, dove imbattersi in vecchi relitti di navi tedesche; gli atolli si raggiungono in aereo o con il traghetto. E la luce vi accompagnerà sempre perché ci sono solo quattro ore di buio tra la mezzanotte e le quattro del mattino. Queste isole appaiono fuori dal mondo, quasi a compiere un salto verso l’infinito ignoto; all’arrivo potreste anche avere “un incontro ravvicinato con un’orca” ma resterete rapiti dagli spazi mai uguali, dal paesaggio che scuote ed emoziona e dalla gente, semplice e cordiale.

Un viaggio da fare insieme ai vostri cari, bambini compresi, per farvi lasciare dentro il ricordo di qualcosa di sincero e buono.

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[Foto in copertina di Melanie Niethammer]

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