Un cugino francese depredava la cultura di Pompei con il vizio di Napoleone

La cultura è anche la produzione di un popolo. Le opere e i manufatti, a tutti i livelli, a partire dalle costruzioni per finire alle specialità culinarie, raccontano dei costumi, dei modi di fare, e dell’anima di un paese. Anche il linguaggio artistico ha uno spirito e un sapore particolare, perché è la sintesi di anni di storia e di tipiche tecniche artigianali.

Passiamo per quelli che si arrangiano e per quelli che fanno i furbi e se gli capita spesso portano a casa un qualche ricordino delle vacanze, che per fortuna si limita a qualche pietra o qualche conchiglia di una spiaggia esotica.

Ma i selfie sono un’invenzione moderna, e a volte le foto non sono sufficienti. Infatti è stato sorpreso un turista francese che provava a rubare negli scavi di Pompei.

Il saccheggio delle ricchezze e dei beni di un nemico di guerra affonda le radici nella protostoria dell’uomo. Probabilmente sottrarre totem, immagini del nemico e oggetti di culto o ornamentali, considerato il valore magico di cui spesso erano rivestiti, finiva per assumere un senso di indebolimento del nemico stesso, e un arricchimento della propria potenza. Era un po’ come per gli autoctoni americani, i cosiddetti “selvaggi” pellerossa, prelevare lo scalpo. La loro spiritualità prevedeva che Manithoù ( la divinità, per quelli che non hanno mai letto Tex Willer), afferrasse per i capelli i morti per portarli nel loro paradiso delle verdi praterie, e chiaramente privarli dei capelli aveva lo scopo di uccidere anche la loro anima che avrebbe vagato a lungo senza trovare riposo.

Le prede di guerra sono sempre state prelevate senza rimorso. È  chiaro che c’era un vantaggio di tipo pratico, perché spesso senza vettovaglie il depredare serviva a sostentarsi, e il furto di pollame, di ortaggi e viveri da parte degli eserciti in guerra non ha nulla a che vedere con questo tipo di sottrazione che tratta di beni non necessari alla sopravvivenza ma vanno ad interessare un ambito antropologico culturale.

Il primo ladrone non fu sicuramente Napoleone dunque, ma la spoliazione di beni culturali e opere d’arte da parte del condottiero francese fu praticata su larga scala. Ne faceva un atto di propaganda politica e forse anche di gusto, ma era prima di tutto una reazione quasi compulsiva al fatto che le famiglie dell’ancient regime, come venivano chiamate in Francia, possedessero esclusivamente per loro tante opere dell’umano ingegno.

Durante la seconda guerra mondiale si è celebrato il festival del “prendi tu che prendo anche io”. I tedeschi hanno sottratto opere d’arte in tutti i paesi che hanno conquistato, specialmente in Italia, per ovvie questioni, ma anche i tedeschi non vedranno restituito il loro patrimonio artistico e culturale depredato dall’armata rossa. Nonostante la buona volontà di Eltsin difficilmente “il tesoro di Priamo” tornerà nel museo di Berlino. Ma in fondo i 260 pezzi di questo tesoro sono veramente dei tedeschi. Certo si tratta di gioielli e monili ritrovati dall’archeologo tedesco Heinrich Schliemann nel 1873 a Pergamo, nella attuale Turchia. Ma appartengono veramente al patrimonio culturale tedesco? Certo anche l’Italia ha fatto la sua parte, ma l’obelisco di Roma sottratto all’Etiopia da Mussolini, pur dopo anni di contenzioso politico, è tornato in patria.

Ma adesso saremmo in pace, e per fortuna in un paese tanto dissestato come il nostro almeno qualche carabiniere con un po’ di fortuna riesce a fare il suo dovere. A cosa sarebbero servite le prede dell’uomo sorpreso con tanto di zaino pieno di reperti e annessa famigliola di copertura, se non a sottrarre pezzi di storia dei già tormentati scavi di Pompei. È come sparare su un cadavere. Non bastavano già i furti di Napoleone?

Il Bonaparte aveva almeno una copertura che non era piccola come una famiglia e uno zaino, ma era un esercito e un paese intero, cui avrebbe lasciato in eredità un nazionalismo elevato, e soprattutto aveva dalla sua la ragione della forza che era anche legge, e nella sua mentalità era certo di fare il bene del paese, anche se a noi rimangono seri dubbi, mentre il povero turista francese, di cui nemmeno vogliamo sapere il nome, di sicuro non lo faceva per il paese, ma per uno sporco motivo economico o per la ragione stupida di poter mostrare agli amici certe cose che solo lui poteva possedere.

Purtroppo la cultura si può solo averla, non serve possederla.  A parte le motivazioni umane che interesseranno il giudice che lo processerà per direttissima, che magari potranno trovare motivi di tenera comprensione, rimane la rabbia per un gesto ottuso e insensato che rimane un affronto per il paese intelligente, e soprattutto il dispiacere e la mortificazione di vedere un posto così importante praticamente alla mercè di tutti.

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