Margherita Hack Benedetto Croce

Sono stati consegnati il 2 agosto a Pescasseroli, nel Parco d’Abruzzo i riconoscimenti del premio per la cultura. Chiara Frugoni è stata premiata per la narrativa, con il romanzo “Perfino le stelle devono separarsi” (Feltrinelli), Antonio Gnoli e Gennaro Sasso con il volume “I corrotti e gli inetti: conversazioni su Machiavelli” (Bompiani), e per la sezione saggistica, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, con il libro “Se muore il Sud”, per la sezione giornalismo letterario.
E poi il premio alla memoria alla Hack. Non è tanto straordinaria la cosa che il premio alla memoria vada a Margherita Hack, “la donna delle stelle”, eminente astrofisica fiorentina, che tanto ha dato con il suo lavoro alle pagine della scienza e della cultura mondiale, ma il fatto che attraverso le parole di uno di scienza avvenga la rivalutazione dell’opera di Benedetto Croce cui il premio alla cultura è intitolato.

Remo Ruffini, astrofisico di fama internazionale, presentando il premio alla memoria per la Hack, fa parlare proprio Benedetto Croce, in riferimento all’età liberale dell’ottocento: “Poco ascoltati o poco efficaci furono allora i poeti, i pensatori, i veggenti, gli apostoli… che portano il calore nella guerra che in tutti i tempi e in tutte le condizioni perpetue si combatte nella mente e nel cuore dell’uomo. Non potevano tenere il luogo i fisici, i naturalisti, i sociologi, che allora certamente non mancarono, ma che per loro istinto servono alla tecnica e non a quello che sta al di sopra, o in fondo, ad ogni tecnica. “In questa maniera è come se interrompesse la guerra di pensiero iniziata a Bologna nel 1911, quando lo storico e filosofo napoletano, attaccando il matematico Federico Enriques, fu ritenuto il promotore di una separazione tra scienza e filosofia.

Benedetto Croce non ce l’aveva con gli scienziati. Esattamente come gli scienziati non sono contro tutte le forme di filosofia. Sono due tipi di indagini che provano alla fine a rispondere alle stesse domande, solo con due approcci completamente diversi. È importante a tal proposito ricordare che agli inizi del novecento due correnti, divise da un insanabile contrasto, si disputavano il campo della cultura occidentale: il materialismo, conosciuto anche come positivismo, e l’idealismo. Insanabile il contrasto perché la scienza era convinta che tutto fosse materia, e Comte, padre del positivismo ottocentesco, riteneva che la religione e la spiritualità fossero tentativi fantastici di spiegare i fenomeni naturali, mentre i filosofi idealisti, con Hegel che ne raggiunse la massima maturità, davano preminenza allo spirito che pensavano come la fonte, anche della materia stessa. Alla scienza toccava il compito di far “morire Dio”, come preconizzava Nietzsche e rendere lo spirito ancora più impalpabile e impercettibile di come lo vedeva Newton in “Certain philosophical questions”: “è vero che Dio si estende tanto quanto il vuoto, ma Egli, essendo uno spirito e penetrando tutta la materia, non può costituire un ostacolo al movimento della materia; non più che se niente fosse al suo posto”.

Per l’idealismo di Croce, tutto è spirito, e nulla si manifesta al di fuori di esso, e il progredire di questo spirito è la storia. Non vi è un Dio, perché dovrebbe essere al di fuori dello spirito, né esiste la morte perché lo spirito conserva ogni cosa nel suo cammino di progresso. Le attività dello spirito secondo l’analisi crociana sono l’Arte, la Logica, L’economia e l’Etica. E la scienza per lui è un prodotto dell’attività economica tesa ad una mera utilità, e non un prodotto conoscitivo. Chiama i concetti della scienza “pseudo concetti” in quanto concetti astratti, ma si tratta di una distinzione che non convince. I concetti della scienza sono allo stato attuale di certo astratti. Non è semplice infatti vedere la massa di cui si sa da secoli, figuriamoci quando si potrà mai vedere particella di Higgs. Ma non si può allo stesso tempo sostenere che i concetti della filosofia siano “universali concreti” perché anche il concetti di Essere, di Dio, di Libertà sono del tutto astratti. In ogni caso i valori assoluti della scienza mitizzata, assolutizzata dal positivismo, vanno ridimensionati, come quelli di una filosofia che pretenda di avere le chiavi. La svalutazione della scienza rimane uno dei punti deboli del suo pensiero, ma oggi la scienza stessa sa di non avere scoperte da fare ma solo teorie da avanzare, e sa di una sua profonda incompiutezza dal punto di vista della visone del destino totale dell’uomo. Scienza e filosofia sembrano i due lati della stessa medaglia. In ogni caso i valori assoluti della scienza mitizzata, assolutizzata dal positivismo, vanno ridimensionati, come quelli di una filosofia che pretenda di avere le chiavi della conoscenza.

Pace fatta dunque. Si riuscirà ad unificare le due facce? Sembrava impossibile, ma almeno ora le due strade cominciano a convergere. La filosofia si incontra con la scienza, l’energia si fonde con la materia, lo spirito si ritrova nella sostanza, proprio perché le nuove strade della fisica quantistica incrociano, su piani che non hanno nulla da invidiare alla metafisica, l’energia dello spirito.

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