La crisi in Libia. Una situazione caotica che rischia di peggiorare

I riflettori sono tutti puntati sul Medio Oriente. Nella Striscia di Gaza, l’esercito d’Israele ha ritirato anche l’ultimo suo uomo, la tregua con Hamas – per dar modo alla gente palestinese di rifornirsi di cibo, di ricevere cure e sbrigare la normale amministrazione quotidiana – sembra reggere ma in Africa, oltre all’epidemia di Ebola, che sta mettendo a dura prova la parte occidentale del paese, con la Sierra Leone, la Liberia e la Nuova Guinea, devastate dal contagio, c’è la parte a Nord, in cui si sta consumando un’altra crisi ed anche qui, non si dormono sonni tranquilli.

Gli stranieri lasciano la Libia, c’è la fuga di cittadini occidentali e di altre nazionalità; a Tripoli, il carburante inizia a scarseggiare e l’aeroporto ha subito attacchi pesanti. Le varie fazioni continuano a scontrarsi, in particolare le milizie di Misurata e quelle di Zintan mentre il governo centrale, si misura con la propria debolezza. Il 25 giugno è stato nominato un nuovo Parlamento e la prima seduta si è tenuta qualche giorno fa, non a Tripoli, ma a Tobruk, a 1500 chilometri di distanza perché la città è sotto assedio e non si può garantire la sicurezza dei deputati. Gli islamisti, non riconoscono la legittimità dell’organo ed in accordo con gli alleati di Misurata, hanno considerato la cerimonia d’insediamento di Tobruk “anticostituzionale”. Gli islamisti che in campo, si stanno da mesi scontrando anche con forze paramiltitari che sostengono il governo centrale, hanno dichiarato che era di competenza dell’uscente Nouri Abou Sahmein, la convocazione della seduta. Lui, Presidente del Congresso Generale Nazionale, il parlamento uscente, controllato dagli islamisti. Nouri infatti aveva invitato i neo parlamentari a Tripoli, ma è stato ignorato.

Il “placet” per il Nuovo Parlamento, è stato sostenuto dai rappresentanti della Lega Araba, dalla Organizzazione della Conferenza Islamica e dalla missione Onu in Libia; pertanto, la cerimonia d’insediamento, è stata spostata a Tobruk, considerata zona neutrale. Alla cerimonia, secondo quanto riferito dai media, erano presenti 160 deputati su 188, per sottolineare “la schiacciante vittoria” dei nazionalisti sugli islamisti. C’è da dire che non si conosceva “il colore politico” del nuovo parlamento perché i candidati si presentavano individualmente e non con simboli di partito. Il Nuovo Presidente della Camera dei rappresentanti, è Ageela Issa, la cui nomina con gli scontri in corso, è passata in secondo piano. Il governo centrale continua a boccheggiare e l’entusiasmo della popolazione che aveva gioito al crollo del potere di Gheddafi, ora ha lasciato il posto alla paura e all’incertezza quotidiana. La Libia, in verità, si sente abbandonata dall’Occidente, quel gruppo di potenze tra cui primi fra tutti, spiccano gli Stati Uniti e che all’inizio, avevano permesso il cambio della guardia con la marginalizzazione della dinastia Gheddafi, per un sistema più democratico. Le ambasciate si sono svuotate, e tra i pochi ancora presenti ci sono gli italiani.

La Farnesina ha avviato un’unità di coordinamento per dare soccorso ai cittadini italiani e stranieri che sono nel paese e deve far fronte anche al “mercato clandestino” degli esseri umani che in questo ultimo periodo si è intensificato, data la destabilizzazione interna a molti paesi africani e della fascia mediorientale. Sappiamo quanto gli squilibri politici interni ad un paese, possano favorire l’avanzamento della sfera d’influenza delle organizzazioni criminali; lo sappiamo bene, noi italiani perché nel Canale di Sicilia, i barconi sovraffolati di immigrati giungono con cadenza quotidiana.

L’esplosione del settore mediorientale e africano, la guerra civile che si sta ancora consumando in Ucraina, generano delle perverse connessioni che fanno crescere la tensione e i nuovi assetti politco-economici che si stanno manifestando, dovrebbero preoccupare maggiormente i governi occidentali. L’esplosione di quelle zone, è bene dirlo, potrebbe innescare una reazione a catena di vaste proporzioni. Una crisi a livello mondiale.

(Photo AFP/ Jack Guez)

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