Italia in recessione

Il Paese torna in recessione – “Nel secondo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del secondo trimestre del 2013”. È questa la tanto attesa sentenza dell’Istat sulla situazione attuale dell’economia italiana. Ci si aspettava un risultato vicino alla stagnazione ed invece il Paese è in recessione, seppur di poco. L’Istituto nazionale di statistica, inoltre, spiega come “il calo congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. Dal lato della domanda, il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo, mentre quello della componente estera netta è negativo”. Infine fanno notare che “il secondo trimestre del 2014 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al secondo trimestre del 2013”.

L’industria del made in Italy cresce dello 0,9% – Vengono così confermati i timori del Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 ore, prima dell’uscita dei dati Istat, aveva detto: “I dati dell’economia anche più recenti confermano un’economia che stenta a uscire dalla recessione. Rimango, però, convinto che esistano segnali positivi che andranno apprezzandosi nei prossimi trimestri e nei prossimi anni. Parlo del 2015 e del 2016”. L’Italia è in recessione, seppur tecnica, ma questo non fa scoraggiare il Ministro che vede, nonostante tutto, alcuni dati positivi. In effetti la produzione industriale nel mese di giugno è tornata a salire dello 0,9% e l’Istat ha rivelato che “l’indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni strumentali (+2,6%), dei beni di consumo (+2,5%) e dell’energia (+0,3%)”. Nello specifico “i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+4,0%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+3,9%) e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+2,2%)”.

Padoan e la via delle riforme per rilanciare l’Italia – Quelli dell’industria del made in Italy sono buoni risultati, ma la recessione resta. Un fatto grave, soprattutto se si considera la crescita della zona Euro e del mondo occidentale. Sempre l’Istat, a tal proposito, rivela come il Pil “in termini tendenziali è aumentato del 2,4% negli Stati Uniti e del 3,1% nel Regno Unito”. Noi, invece, rischiamo di rimanere indietro anche rispetto a realtà come la Spagna. La situazione è preoccupante e il Paese ha bisogno di una scossa. Il Ministro Padoan sembra esserne consapevole e vede nella realizzazione delle riforme la via principale per rilanciare la competitività e la credibilità dell’Italia di fronte ai propri cittadini e al mercato globale: “Tra le riforme è fondamentale includere le riforme istituzionali anche perché queste hanno un impatto molto importante sul funzionamento dell’economia e cito due ragioni evidenti. La prima è la semplificazione del processo legislativo. La seconda è la certezza della durata dei governi. Questi due fattori sono estremamente importanti per stabilizzare la fiducia e le aspettative di imprese, famiglie e investitori internazionali. Naturalmente le altre riforme sono altrettanto importanti”.

“L’investimento cinese a lungo termine nel Paese è un buon segnale” – Il Ministro è convinto della sua ricetta e pensa anche “alla riforma del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e alla riforma fiscale. Sono queste le scelte che migliorano la competitività e la crescita del Paese nel medio lungo periodo”. Padoan non sembra farsi scoraggiare dalle stime sul Pil italiano e crede che gli investimenti cinesi in Italia siano un segnale dell’aumento di credibilità del nostro Paese: “Stiamo osservando un interessamento crescente e concreto dei cinesi nei confronti del nostro Paese e le notizie di investimenti degli ultimi giorni confermano, con i fatti, i segnali positivi che ho raccolto in Cina appena dieci giorni fa. Si tratta di un Paese nel quale le decisioni di investimento sono sempre di lungo termine. La Cina vuole investire in Italia non con la logica del mordi e fuggi e ciò non mi pare poco. Questo mostra come sia possibile accrescere l’investimento nel nostro Paese”.

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