Si tratta di una data storica perché il summit tra gli Stati Uniti di Barack Obama e l’Africa rappresentata da almeno 50 stati, è un avvenimento da inserire nei libri di scuola. Il Presidente degli USA, ha le idee molto chiare: dare slancio all’intesa con l’Africa che è nevralgica vista da un’angolazione economica e di sicurezza. I lavori dello “Us-Africa Leaders Summit”  hanno preso l’avvio, ieri a Washington. Tra i protagonisti, anche il Dipartimento di Stato Americano, la Banca Mondiale e il Congresso degli States.

Purtroppo nel calendario dei lavori, hanno dovuto inserire l’emergenza Ebola che sta funestando l’Africa Occidentale e che desta molte preoccupazioni anche tra gli altri paesi del mondo; il virus ha già causato 887 vittime e ha costretto i rappresentanti di Sierra Leone, Liberia e Guinea ad un’assenza forzata dal summit, per ragioni di sicurezza. I controlli sanitari sono stati predisposti sia per la partenza dai paesi africani, sia all’arrivo e il Secret Service è stato messo in stato d’allerta per fornire controlli accurati. In Africa, frattanto è partita la sperimentazione di un siero su due medici missionari americani, che si trovano in Liberia, ed uno dei due mostra segni di miglioramento.

L’obbiettivo del summit mette al primo posto l’aumento del piano commerciale e degli investimenti in Africa in modo da rafforzare “sicurezza e democratizzazione dei paesi africani”. Ma l’altro obbiettivo, è quello di tenere vicina l’Africa per evitare che subisca gli influssi del mercato cinese. Si vocifera che Obama, farà leva sulle proprie origini per segnare punti con Pechino. Per vincere la sfida, il Segretario Usa al Commercio Penny Pritzker ha annunciato che in questi giorni, saranno siglati accordi per 900 milioni di dollari. Le importazioni del greggio africano, l’anno scorso, sono crollate di un quinto ma gli USA non vogliono lasciare margini d’azione troppo larghi alla Cina per ciò che riguarda il fiorente mercato di “consumi e servizi africani”. Infatti, il circuito commerciale tra Africa e Cina, ha superato i 200 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a quello degli Stati Uniti, che è stato “scavalcato” cinque anni fa. Bisogna far cambiare idea agli investitori che vedono l’Africa come un “continente in crisi” ed infatti alcuni grandi marchi americani negli ultimi tre anni, hanno avviato “politiche di espansione economica” come ad esempio “Wal-Mart” che nel 2011 ha siglato la “più grande transazione commerciale della storia recente africana” con l’acquisizione della catena di distribuzione sudafricana Mass-mart per 2 miliardi di dollari.

Nel 2000, Bill Clinton firmò l’ “Africa Growth and Opportunity Act”, che dà accesso senza il pagamento di dazi agli americani, per fornire prodotti nel continente. L’atto scade il prossimo anno dunque si punta al suo rinnovo e insieme con l’iniziativa “Power Africa” che ha investito miliardi di dollari “per lo sviluppo della produzione di energia”, si vuole “rilanciare la presenza” nel continente.

Si pensi che l’86% delle importazioni negli USA, nel 2013, era fatta da prodotti petroliferi. La Nigeria, che è il primo paese produttore ha visto entrare 11,7 miliardi per aver esportato greggio, e l’Angola ne ha incassati 8,7 miliardi. Gli americani invece hanno inviato nel continente 24 miliardi di dollari “in beni” nell’Africa sub-sahariana. Anche grossi giganti come “Procter&Gamble”, “Caterpillar” e “GE”, hanno scommesso sull’Africa perché il rischio è, che i cinesi si prendano  il grosso della torta.

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