Nessuna legge ad personam per Berlusconi – In vista del nuovo incontro con Silvio Berlusconi per puntellare alcuni temi del patto del Nazareno inerenti l’Italicum, Matteo Renzi nega qualsiasi accordo sotto banco con il cavaliere. Lo fa dopo che in queste settimane Beppe Grillo e anche alcuni settori del Partito democratico, avevano mostrato perplessità sull’intesa tra i due leader politici. Il Movimento cinque stelle, ed in realtà anche la minoranza democratica che fa capo a Pippo Civati, aveva avanzato l’ipotesi di uno scambio che avrebbe permesso all’ex Presidente del consiglio di rientrare nell’arena politica tramite una legge ad personam. Nulla di tutto ciò, però, è stato confermato dal premier. È vero che ci sono diverse convergenze tra Renzi e Berlusconi, ma, stando alle parole del segretario del Pd, si tratta di temi esclusivamente politici. Negato, dunque, anche un accordo sul prossimo inquilino del Quirinale che gli ambienti di Forza Italia avrebbero voluto a tutti i costi per mettere da parte il nome di Romano Prodi.

Basta con la cultura del sospetto di una certa sinistra – Matteo Renzi non svela alcun retroscena sulle chiacchierate con Silvio Berlusconi, ma ci tiene a sottolineare come non ci sia alcuna “legge ad personam per il cavaliere”, in grado di permettergli di ricandidarsi alle prossime elezioni scavalcando le norme Severino. Nessun baratto o accordo al ribasso. Tutti i complotti avanzati da certe aree della sinistra italiana, secondo l’ex sindaco di Firenze, fanno parte della “tipica cultura del sospetto di una parte della sinistra. Io ho declassificato il segreto di stato per le stragi di questo Paese e vado a nascondere un patto di questo tipo? C’è scritto quello che abbiamo messo negli atti parlamentari. Dopo le riforme torneremo ad essere divisi. Anzi, facciamo le riforme proprio per evitare in futuro di essere costretti a governare insieme”. Il Presidente del consiglio, nell’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, si sofferma anche sull’atteggiamento ostruzionista delle opposizioni.

“In ogni caso non toccheremo le tasse” –  Per Renzi è stato un comportamento sbagliato: “Le opposizioni hanno dato vita a un ostruzionismo ingiustificato. Quando sento che si lamentano di Grasso, io dico che il Presidente del Senato è stato troppo accondiscendente con le richieste delle opposizioni. Alcune scelte di Grasso ci sono parse sinceramente sbagliate. Ma non lo abbiamo attaccato perché abbiamo rispetto della seconda carica dello Stato e delle istituzioni”. Altro tema caldo è quello dell’economia e il rischio stagnazione per il Paese e Renzi ha voluto sottolineare come il governo non alzerà nessuna tassa nel 2015: “Il prossimo non sarà un autunno caldo. Definire le cifre del 2015 è prematuro. Iniziamo col dire che non ci sarà manovra correttiva quest’anno. Abbiamo un impegno di ridurre le spese di 16 miliardi, che vuol dire circa il 2% della spesa. Cercheremo di mantenerlo. In ogni caso non toccheremo le tasse. Tutti i denari che servono verranno dalla riduzione della spesa. Ecco perché non mi interessa il nome del commissario alla spending, ma la sottolineatura che la spending è scelta politica – non tecnica – che dipende dalla politica”.

“L’Italia non supererà il 3% nel rapporto deficit/Pil” –  Infine il Presidente del consiglio ha detto che il metro fondamentale della crescita è sapere se gli occupati aumentano o meno: “L’Italia non supererà il 3% nel rapporto deficit/Pil. La troika non arriverà”. Nessun malumore con il Ministro Padoan e “come sarà l’Italia a fine anno lo vedremo. A chi dice che gli 80 euro non hanno rilanciato i consumi, rispondo di aspettare i risultati consolidati. Ma si tratta di un fatto di giustizia sociale, il più grande aumento salariale degli ultimi anni. La crescita è negativa da tempo. Avviandosi verso lo zero darebbe segnali di miglioramento. Comunque per me il metro chiave è il numero degli occupati. Anche questo mese più cinquantamila. Ma non è sufficiente. Basta con questo clima di rassegnazione, con i gufi. Ci sono i gufi professore, i gufi brontoloni, i gufi indovini. Anche se questi ultimi dopo il 25 maggio, parlano di meno”.

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