Hans Memling pittore tedesco di formazione fiamminga, nacque intorno al 1440 a Seligenstadt. Fu uno dei maggiori esponenti della cosiddetta seconda generazione dei pittori fiamminghi e la sua pittura rimane tuttora una delle più raffinate ed eleganti della storia dell’arte. Roma celebra il genio malinconico di questo grande artista con una mostra di tavole e ritratti, che arrivano in prestito dai maggiori musei del mondo per la prima volta in Italia. I capolavori e i ritratti dell’artista, tra i più richiesti nel ‘400, anche dalla ricca committenza italiana, saranno esposti dal 10 di ottobre alle Scuderie del Quirinale. La mostra chiuderà il 18 gennaio del 2015 e si potranno ammirare, insieme a tante altre, opere come il Trittico della famiglia Pagagnotti o quello dei Moreel, nonché il “Giudizio Universale”, che, per le strane bizze della storia dopo 600 anni ritorna in Italia che è il paese dal quale era partita la commissione. Fu il banchiere fiorentino Angelo Tani a ordinarla, ma non ebbe mai il piacere di poterla ammirare perché l’opera fu depredata dai pirati a Danzica, pare da parte di un corsaro di nome Paul Benecke. Il corsaro forse spinto dal rimorso di aver depredato un’opera che aveva un aura di religiosità tanto importante, la donò alla cattedrale di Danzica, ma non fu mai restituita nonostante l’intercessione del Papa Sisto VI e di Lorenzo il magnifico. L’opera fu attribuita a Memling nel 1843 da H. G. Hotho. Mentre fino a qualche decennio prima, bizze della storia dell’arte, Stendhal aveva definito l’opera «una crosta della scuola tedesca».

Oltre ad essere eletto il ritrattista per eccellenza dei tempi, viste le commissioni, specialmente da parte di una committenza danarosa che gli arrivavano da tutta l’Europa, Memling è considerato un pittore di arte sacra. La sua visione del sacro però aveva un tono si malinconico, ma sempre raffinato dalla gioiosa serenità con la quale amava ritrarre la figura femminile. Tutte le figure femminili, lungo la sua carriera, erano sempre delle gentili fanciulle, graziose e delicate ma che sempre raccontavano della realtà fisica che leggermente allontanava l’idea di religiosità e di santità.
Nel “Compianto di Cristo” ad esempio la Maddalena, vestita in abiti eleganti, con una cintura dorata che le cinge la veste e un atteggiamento vezzoso del braccio coperto di leggero tessuto rosso accenna ad un pianto in un fazzoletto che non ricorda la disperazione adatta a tale compianto, ma piuttosto il capriccio di una damigella. Nella pala di San Giovanni conservata al Memling Museum, sono presenti S. Caterina e S. Barbara, ad anche qui la S. Barbara come Caterina sembrano più concentrate su cose straordinariamente terrene che sulla spiritualità di cui parla la pala. La S. Barbara secondo alcuni è il ritratto di Margherita di York, graziosa nobildonna inglese e duchessa di borgogna.

Ma sappiamo che la carnalità per i fiamminghi non era lontana dallo spirito, anzi pare esserne un tramite, poiché attraverso la luce e la chiarezza delle immagini si poteva arrivare anche a Dio. Ne era stato un anticipazione il quadro importantissimo di Van Eyck, “Il polittico di Gand”, nel quale al contrario dei rinascimentali italiani che ancora idealizzavano la figura umana, cominciò a guardare la luce che rifletteva sulla pelle del reale. Nelle figure di Adamo ed Eva si possono riconoscere due figure di modelli reali che probabilmente il maestro usò per realizzare quell’opera.
È quello che faceva Memling. Attraverso le sue fantastiche rappresentazioni del reale riusciva a sollecitare anche lo spirito. L’intimo più prezioso dell’anima appariva attraverso la bellezza della superficie. Che nella bellezza della superfice entrassero prepotentemente le figure di donatori o di committenti che abbracciavano o contornavano le figure dei santi era un vezzo che poteva permettersi solo la sua mano felice dal punto di vista della tecnica. In effetti tutta la sua vita ricorda quello di un altro grande artista che pure sembra baciato dalla fortuna, che si espresse in un ambito leggermente diverso, il grande compositore Felix Mendelssohn. Come il compositore, che aveva già scritto nel nome il destino di una carriera senza precedenti, anche Memling sembra baciato dalla fortuna e pare qualunque cosa facesse, grazie alla sua innata abilità riscuotesse successo.

La qualità della sua pittura anche se portava in primo piano la ricchezza di una borghesia e di una nobiltà sfavillante di monili e di tessuti preziosi, ed era ambientata nei palazzi quattrocenteschi di Bruges dove morì nell’agosto del 1494, era di un tenore molto elevato. In quei palazzi arabescati e ricchi di tappeti la ricchezza dei nobili si sposava con il sacro in una sorta di recupero della dimensione spirituale che il denaro pare allontanare. Questa cosa facilmente gli faceva e gli fa tuttora perdonare il fatto che S. Barbara più che leggere un libro sacro, pare stia leggendo un romanzo avvincente.

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