La parola data, il tener fede ai propri propositi, è un valore oppure no?

C’era una volta la parola data, la sua caratteristica principale era prendersi un impegno e mantenerlo. Chi usava la parola data a costo di farsi del male dava assoluta priorità alla promessa presa. Secondo i miei genitori e i miei nonni in rispetto alla parola data si arrivava anche a morire. Oggi sembra “normale” rimangiarsi la parola data e questo non è solo un problema legato alla politica ma anche e spesso alla cultura. Mantenere la parola data è un principio fondamentale che per secoli ha retto tutte le società. Sin dai tempi dei Romani, Attilio Regolo, fatto prigioniero dai cartaginesi, era stato mandato a Roma dopo aver promesso che sarebbe tornato. Ed ha rispettato il patto anche se sapeva che lo attendeva una morte atroce. Per secoli le transazioni si sono fatte sulla parola e con una stretta di mano. Persino grosse somme di denaro venivano pagate sulla fiducia reciproca.

La parola data era il principio dell’educazione di ogni bambino, le promesse vanno mantenute mi sono sentita dire mille volte da mio padre e mia madre. Una promessa tradita è un fattore destabilizzante, un tradimento, chi non ha mai confidato un segreto a un amico o amica facendolo/la giurare di non raccontarlo a nessuno e se questo non è avvenuto ha perso la fiducia in lui o in lei. D’altronde l’essenza dell’amicizia è proprio la fiducia. E allora, come possiamo pensare di vivere e migliorare una società dove il principio di mantenere la parola data non viene ribadito dalla legge e dalla morale e dove proprio chi dovrebbe fare queste leggi e dovrebbe farle mantenere è il primo a cambiare idea, ritrattare, secondo le proprie convenienze e le proprie necessità. Perchè quello che è un principo di etica imprenscindibile per la società civile non lo è per la politica che si “diverte” a mentire e a bluffare.

Comportamento questo gravissimo e del tutto inaccettabile tra parenti e amici e per i politici non vale la fedeltà alla parola data? Rimangiarsi la parola data non sarebbe una valida ragione per ritenere un uomo senza onore? L’etica in politica oggi è mantenere la parola data? Insomma, la parola data è ancora un valore? Vorrei, se mi permettete, richiamare l’attenzione di tutti, cristiani e non, sull’uso più corretto del significato della parola data “…il vostro sì, sia sì, e il vostro no, sia no, affinché non cadiate sotto il giudizio. (Giacomo 5:12)”.

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