Conflitto israelo-palestinese, come andrà a finire

Non ci eravamo fatti illusioni, sapevamo che non sarebbe durata a lungo. La tregua umanitaria di 72 ore che era stata prevista con l’idea che gli aiuti umanitari per la popolazione palestinese potevano entrare nei territori e che Israele, avrebbe continuato la sua azione di distruzione dei tunnel di Hamas, non ci aveva convinti per nulla. Di nuovo, Netanyahu, l’America e l’Onu hanno accusato Hamas di avere interrotto volutamente la tregua e di rimando, Hamas ha accusato gli israeliani di essere loro i colpevoli della ripresa delle ostilità. Ora, il bilancio è di tre soldati israeliani morti, perchè anche quello che era stato catturato, è stato ucciso ed altri sono rimasti feriti, dopo che ieri, un commando di miliziani, è saltato fuori all’improvviso da uno dei tunnel nella Striscia ma non in territorio israeliano. Hamas ha giustificato l’azione, dicendo che era disposta ad accettare la tregua umanitaria ma dato che i suoi uomini sono stati attaccati prima della tregua, hanno reagito. La smentita di Israele come sempre nel piano del “botta e risposta” non s’è fatta attendere e l’accusa è stata quella che le truppe israeliane sono state sorprese 90 minuti dopo da un kamikaze che si è fatto esplodere in mezzo a loro, permettendo ad altri di catturare il sottufficiale che poi è stato ucciso.

Ora, i piani di Israele sono quelli “del ritiro unilaterale” dalla Striscia, giusto il tempo di concludere le operazioni di distruzione dei tunnel. Una parte delle truppe, sono già state ritirate e il lancio di razzi insieme con i raid, non cessa.
Non torneremo a contare il numero dei morti perché sembra di fare un countdown alla rovescia ma sembra, e manteniamo lo stato dell’ipotesi che Israele, abbia tutta l’intenzione di tener fede al ritiro unilaterale, mantenendo nella Striscia un presidio militare.

Il portavoce militare Peter Lerner, ha spiegato che il ritiro sarà parziale, l’operazione in corso prevede il ritiro di una parte di truppe e il cambio di posizione all’interno del territorio. Quindi si tratta di un alleggerimento della presenza israeliana nella Striscia, ma anche un riposizionamento delle truppe per non lasciare sguarnito il territorio. Gli Stati Uniti hanno rinnovato il sostegno ad Israele, soprattutto dopo le richieste fatte da Obama per il rilascio del soldato catturato, e dopo ucciso, e mostrano di aver fiducia nelle intenzioni degli israeliani; la comunità internazionale è cauta ma continua nell’opera di mediazione diplomatica, nel post vertice tenutosi al Cairo, dove c’era anche il nostro Premier Matteo Renzi.

E Hamas? La domanda, è anch’essa diventata una sorta di litania, come l’infinito stato della situazione israelo-palestinese.
Khaled Meshaal, capo politco di Hamas, in esilio, ha rilasciato una comunicazione alle televisioni locali. “Nessun cessate il fuoco sarà possibile nella Striscia di Gaza fino a un completo ririto di delle forze di terra israeliane”. Hamas è convinto del fatto che la tregua e la presenza di Israele nei territori, siano in contraddizione con i piani di pace, e che Israele rimane sempre un aggressore quindi, in sostanza, anche questo ritiro parziale, per Hamas non è un impegno all’accordo e pertanto non lo “impegna” al rispetto di condizioni che considera unilaterali, come tutto il resto.

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