Amnesty Giffoni Film Festival

Truffaut nel 1982, quando iniziò il viaggio del Giffoni Film Festival, disse: “Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario, perché capace di lasciare nei ragazzi un’impronta formativa importante, nel nome della cultura”. Giunto alla 44esima edizione, l’appuntamento estivo organizzato a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, è dedicato al cinema per i ragazzi e organizzato tutto, in ogni dettaglio, su misura per loro, e con i ragazzi protagonisti anche nell’organizzazione. Qui, ogni anno ci sono concerti, spettacoli teatrali e non solo cinema. I nomi sono quelli del cinema nazionale e internazionale e il fine è sempre lo stesso: “mettere al centro loro, i ragazzi”.

Quest’anno, è stato anche definito come il festival più social del mondo con i giovani carichi d’entusiamo, per undici giorni densi di avvenimenti; ed i numeri delle presenze, sono stati stratosferici. Il Giffoni Experience 2014, ha chiuso con la considerazione fatta dal suo direttore artistico, Claudio Gubitosi di essere “un’edizione indelebile”. Gubitosi nella conferenza stampa di chiusura, a fine luglio, ha dichiarato: “Per i giurati, è un giorno difficile, quello dei saluti. Saremo semplici anche oggi perchè Giffoni non ha mai smarrito la propria semplicità, siamo cittadini di un paese che abbiamo portato nel mondo”. Ed infatti, il cinema e i ragazzi che animano quest’appuntamento sono provenienti da ogni angolo della terra e quando hanno chiesto a Gubitosi, quanti sono i collaboratori del festival, lui ha risposto: “120 mila. Ripeto: 120 mila. Sono tutti quelli che, attraverso i social, lavorano con noi con voglia energia, pensieri. Tutto quello che accade a Giffoni, i talenti che arrivano, la musica, persino il colore delle magliette, sono scelte dai ragazzi”.

Una creazione virtuosa, questo festival, che ha a cuore il cuore dei giovani; la loro creatività, il loro mondo, i loro problemi, le paure e le loro speranze. Un festival che è un modello sociale e pedagogico ma non solo per i ragazzi, quanto e soprattutto per gli adulti, che devono imparare a recuperare uno spazio di dialogo con il modo dei più giovani. Gli ospiti speciali della cerimonia di chiusura, sono stati quest’anno Paolo Conticini e Ornella Muti e tra i film vincitori c’è stato quello del coreano Hope per la categoria +18 e il tedesco Exit Marrakech per la categoria +16. Il festival ha avuto anche una maratona della Marvel ed i ragazzi che riempivano le sale, di giorno e di notte, accampati per ritrovare le loro star, a testimonianza che il cinema è vicino a loro, e che loro sono fruitori esigenti ma pieni di vita.

“Se la società è brutta, la colpa non è dei film. Nella loro valigia i ragazzi porteranno tanti dubbi che poi sapranno come risolvere, perché i dubbi sono importanti”, ha precisato Gubitosi ed ha aggiunto, che sono tanti “i progetti che Giffoni ha ovunque, dal Brasile al Qatar che sono i nostri investitori, quelli che mettono in moto energie per portare il brand Giffoni in giro per il mondo”, insieme alle migliaia di ragazzi che danno linfa a questo scoppiettante motore. E non solo i ragazzi ma anche le loro famiglie, che diventano parte attiva nel festival. “Mai come quest’anno tante famiglie hanno partecipato. E molti ragazzi ci hanno chiesto di organizzare un meet&greet con Richard Gere riservato alle mamme, perché le avevano viste così entusiaste per il suo arrivo”, ha raccontato il patron del festival, molto divertito.

Il Giffoni è anche un festival che punta molto sulla sensibilizzazione verso il sociale e le realtà più complesse ed Amnesty International con l’undicesima edizione del premio “Amnesty Giffoni Film Festival” con una giuria di soci e sostenitori campani della Ong, ha scelto il lungometraggio che di più ha affrontato e rappresentato il tema dei diritti umani. Il premio è andato a “Lucky Devils” di Verena Endtner, in cui i protagonisti sono i bambini delle strade di San Pietroburgo. La giuria ha dichiarato che questo documentario “dimostra come l’arte e la cultura possano svolgere un ruolo fondamentale e più incisivo della stessa politica nel progresso reale di una nazione”. La regista svizzera Verena Endtner, narra su pellicola la storia dell’Upsala Circus, che recupera i bambini dalle strade di San Pietroburgo per offrirgli una via di speranza, alternativa allo squallore che sfocia spesso in criminalità e violenze. L’intento della regista è stato quello di “rappresentare la più ampia gamma di bambini socialmente vulnerabili. Il destino di molti non sarebbe stato lo stesso senza l’Upsala”, e molti di essi oggi vivrebbero ancora per strada. Un lavoro di recupero attraverso l’attività circense, che è anche formazione per i ragagzzi dove è fondamentale tenere a mente, il motto della scuola circense: “Dove c’è la volontà, c’è una strada anche se si dovranno fare deviazioni”. L’Upsala Circus è una realtà che trasformandosi, tra alti e bassi, ancora riesce ad essere un’ancora di salvezza per questi giovani, altrimenti destinati ad una irreversibile deriva.

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