Diminuisce la disoccupazione, ma non quella giovanile – La situazione economica italiana non è delle migliori. La crescita del Pil è vista al ribasso e i rischi per una stagnazione sono reali. In un quadro del genere, però, sorprende come la disoccupazione si sia ridotta sensibilmente scendendo al 12,3% a giugno dal 12,6% di maggio, toccando il minimo da 10 mesi. Questo vuol dire che in un mese gli occupati sono aumentati di 50 mila unità e si concentrano nelle regioni del centro-nord. Nonostante i primi segnali di miglioramento, ancora nessuna buona notizia per le nuove generazioni. La disoccupazione giovanile, infatti, ha toccato il 43,7%, secondo i dati provvisori dell’Istat. È il livello più alto raggiunto dal 1977. È la classica situazione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dipende dai punti di vista, ma sicuramente occorre fare di più per rilanciare il sistema Paese. Ne è convinto anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il quale ha invitato a non farsi illusioni: “Siamo ancora nel pieno dell’emergenza economica ed occupazionale. Il Paese è fermo. Abbiamo superato la soglia dei tre milioni di disoccupati e almeno 140 mila persone rischiano di essere espulse dal ciclo produttivo nel 2014 secondo le nostre stime”.

È possibile scrivere a rivoluzione@governo.it – Sulla stessa linea di pensiero anche il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ricorda come la situazione dei conti italiani “richiede un maggiore sforzo per la crescita e il consolidamento dei conti pubblici” e in generale la situazione economica in Italia e in tutta l’Unione europea è meno favorevole di quella che si sperava ad inizio anno. Dunque occorre smuovere le acque. L’approvazione delle riforme costituzionali potrebbe avviare una nuova stagione per l’Italia. Ci sarebbe maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni, le quali si affaccerebbero al nuovo millennio con uno spirito ed un’innovazione diversa. Però, ancora, non è sufficiente. Al di là del sistema Paese, contemporaneamente, occorre rilanciare il mercato del lavoro e, come si usa dire di solito, far tornare a girare i soldi. Per questo motivo il premier, Matteo Renzi, ha presentato le linee guida, approvate in Consiglio dei ministri, dello “Sblocca Italia” ed ha avviato, come da consuetudine, la fase di consultazione pubblica del testo scrivendo a rivoluzione@governo.it.

“Sblocca cantieri” e “Sblocca comuni” – Il Presidente del Consiglio sembra credere molto in una proposta che entrerà nel vivo soltanto dopo le ferie estive: “Lo Sblocca Italia non è semplicemente legato ai cantieri e alle infrastrutture, ma è molto più ampio, 10 punti per un pacchetto che rilancia la nostra economia, tra i principali ci sono ambiente, infrastrutture, burocrazia, comuni, edilizia, export, rigenerazione urbana, energia”. Nello specifico lo “Sblocca cantieri” riguarda le grandi opere ferme e già finanziate sbloccabili con semplificazioni. Attiva, inoltre, risorse per 30 miliardi di euro e 95 mila nuovi posti di lavoro, per un totale di 348 mila posti di lavoro. Nello “Sblocca comuni” sono previsti 2 mila interventi nei piccoli comuni per un valore complessivo di 1300 milioni, investimenti aggiuntivi per oltre 10 miliardi e contenimento dei pedaggi autostradali, manutenzione di strade e ferrovie con interventi per la messa in sicurezza pari a 1 miliardo, per un totale di 12 mila posti di lavoro.

“Sblocca reti, porti, burocrazia, edilizia, export, Bagnoli, energia” – Nello “Sblocca reti” è prevista la banda larga e ultralarga con facilitazioni e semplificazioni per la posa in opera di reti e misure di agevolazione fiscale per interventi infrastrutturali da parte dei privati nelle cosiddette aree bianche. Nello “Sblocca porti” sono previsti 570 cantieri per opere antidissesto idrogeologico per un valore di 650 milioni di euro e opere idriche. Nello “Sblocca burocrazia” sono presenti 6 miliardi di euro per interventi su finanza di progetto, defiscalizzazione, bancabilità dei progetti, contratti di partenariato pubblico-privato, riforma del codice dei contratti pubblici attraverso delega legislativa, potenziamento operatività di Cassa depositi e prestiti a supporto dell’economia, semplificazione delle procedure e responsabilità per l’utilizzo delle risorse europee. Nello “Sblocca edilizia” vengono stabilizzati gli incentivi fiscali per gli interventi di efficientamento energetico e adeguamento antisismico (ecobonus). Nello “Sblocca export” è previsto un piano per l’internazionalizzazione delle imprese e l’attrazione di investimenti esteri in Italia. Nello “Sblocca Bagnoli” c’è un nuovo modello di governance territoriale per le aree di crisi industriale ed infine nello “Sblocca energia” sono previsti investimenti privati nazionali e internazionali per oltre 17 miliardi di euro, con un effetto sull’occupazione di 100 mila unità e un risparmio in bolletta energetica per 200 miliardi in 20 anni.


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