Ebola

Il Presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, non prenderà parte al summit che si terrà negli Stati Uniti, tra Africa e America, il 4 e 6 agosto a Washington, costretto a cancellare il viaggio per l’emergenza nel paese, dovuta alla diffusione del virus Ebola, che ha già ucciso numerose persone. Il Presidente ha anche annunciato tramite la televisione, “lo stato di emergenza pubblica”.

Dalle fonti mediche si è appreso che le vittime già accertate, sono più di 24 nella sola Sierra Leone e 729 nell’intera Africa occidentale, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato che altri 57 casi di morte sono avvenuti negli ultimi quattro giorni. Mentre le persone contagiate sarebbero 1300. Dati discordanti che tuttavia, o al ribasso o al rialzo, non rassicurano perché se Ernest Bai Koroma ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria, il pericolo è elevato.

In Liberia, è scattato, ieri, il piano per il controllo della diffusione del virus con la chiusura dei luoghi pubblici, uffici e scuole ed che ha posto “in quarantena” il personale medico. 40 volontari americani dei “Peace Corps” presenti in Liberia, Sierra Leone e Guinea, i paesi più esposti al contagio, hanno lasciato gli stati. Appello lanciato anche dalla Presidente liberiana, Ellen Johnson Sirleaf che ha detto: “L’Ebola è una minaccia reale, è contagioso e uccide. Negare l’esistenza della malattia significa non fare la propria parte, quindi mettete voi stessi e i vostri cari al sicuro”.

La paura si diffonde, tanto quanto il virus. Uno statunitense di origini liberiane, che si era imbarcato su un aereo diretto in Nigeria, appena giunto è morto per l’Ebola, e si è innalzato il livello di allarme dato che si tratta di un aereo molto trafficato e quindi la Asky, la compagnia aerea che copre quella linea, ha deciso di sospendere i voli “da e per” le capitali di Liberia e Sierra Leone.

Il Ministero della Salute italiano, ha rassicurato i cittadini sull’eventualità che il virus venga introdotto nel nostro paese, dall’Africa Occidentale. Questo secondo quanto è stato comunicato dalle fonti che hanno trasmesso in una nota: “Il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia e contenerne la diffusione. L’Oms e il Centro Europeo Controllo Malattie dell’Unione Europea non raccomandano a tutt’oggi misure di restrizione di viaggi e movimenti internazionali in relazione all’epidemia di Ebola in Africa occidentale”.

L’Italia inoltre, non ha voli diretti con i paesi colpiti dal contagio e per i turisti e i viaggiatori non vi è un rischio di esposizione alto perché intanto, le misure negli aeroporti europei sono state intensificate e chi si trova nei paesi africani deve prendere delle misure precauzionali quali, “evitare il contatto con malati o i loro fluidi corporei ed evitare il contatto con i corpi o fluidi corporei di pazienti deceduti”.

Lo scopritore del virus Ebola, il professore belga Peter Piot, ha confermato che le probabilità del diffondersi del virus in modo esponenziale fuori dall’Africa occidentale, sono remote perché di fatto è stato il panico che ha innescato l’allarme e la sfiducia verso le autorità di controllo dei paesi colpiti. E che invece di contenere il virus lo ha diffuso proprio in quei paesi. Il professor Piot ha fatto appello ai paesi, di avviare la sperimentazione dei vaccini anche sulle persone contagiate, proprio per “preparare il mondo quando il virus si ripresenterà”.

Nel mondo medico, frattanto, si soffre per la perdita di un dottore, considerato un eroe per aver messo la sua umanità e la sua tenacia nella cura dei pazienti colpiti dal virus. Sheik Umar Khan, è stato contagiato dall’Ebola ed è morto mentre si prendeva cura dei malati. Era il dirigente del centro clinico che offriva le cure contro l’Ebola, a Kenema, in Sierra Leone. Considerato un eroe nazionale, aveva 39 anni ed aveva detto che proprio medici e operatori sanitari sono quelli più esposti al virus. Khan era stato infettato una settimana fa, ed era stato posto in isolamento in uno dei centri di assistenza di “Medici senza Frontiere” ma oramai era troppo tardi.

Prima di esser vittima del contagio, aveva in cura circa un centinaio di persone e poco tempo fa il Ministero della Sanità della Sierra leone, lo aveva pubblicamente elogiato “per aver speso per mesi oltre 12 ore al giorno nel tentativo di salvare vite umane”.

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