Il portavoce delle nazioni Unite, Stephane Dujarric ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Le delegazioni andranno immediatamente al Cairo per intraprendere negoziati con il governo egiziano verso un cessato il fuoco durevole”. Si avverte tutto il peso della tensione e degli innumerevoli tentativi di mediazione diplomatica per porre fine a quest’oltraggio verso il rispetto degli esseri umani. Un amico durante uno scambio di battute, ci ha detto: “Le parole bambini e guerra, non dovrebbero stare mai insieme nello stesso discorso”. Purtroppo, però in questa guerra che ha già raggiunto i 25 giorni di ostilità armate, i più nominati, citati, evocati tristemente, sono gli innocenti per definizione: i bambini.

Ora, un altro tentativo, una nuova “tregua umanitaria”, che non ci convince perché insieme alla parola “bambino”, è altrettanto stracitata e super abusata, quasi inflazionata, viste le avverse volontà di reale cooperazione. La tregua iniziata alle 8, le 7 ora italiana, durerà 72 ore, e prima che il cessate il fuoco fosse entrato in vigore, ci sono state due ore di colpi d’artiglieria e bombardamenti. Gli abitanti della Striscia non ce la fanno più; Israele ha attaccato la città di Kha Younis, a sud di Gaza, 14 le vittime, tra cui due bimbi e una donna. Alla frontiera, invece Hamas ha fatto fuori 5 soldati israeliani, spazzati via da un colpo di mortaio mentre erano in azione lungo il confine con la Striscia. Il numero dei soldati uccisi è salito a 61 e anche qui, fermiamoci un momento, perché la maggior parte di loro sono solo dei ragazzi, ai quali è stata spezzata la vita per sempre.

Non sembra più una guerra, questa; ha assunto l’aspetto di una contagiosa epidemia, in cui ogni giorno si fa la conta di chi non ce l’ha fatta a riprendersi “dal male”. Questo male diffuso, ha messo sotto accusa anche i governi più forti, perché se in Ucraina, Mosca è stata sanzionata duramente per le ingerenze nella guerra tra Kiev ed i filorussi, a cui ha dato sostegno in armi e uomini, gli Stati Uniti, i più grandi amici d’Israele, sono stati posti nel mirino dell’Onu con l’accusa di aver rifornito di armi gli israeliani. E dunque, la Casa Bianca in una comunicazione diffusa a tutte le parti, ha manifestato la sua linea in merito alla questione: “Crediamo che l’unico modo per affrontare le preoccupazioni di sicurezza di Israele e permettere ai palestinesi di Gaza di condurre una vita normale sia attraverso un accordo di cessate il fuoco permanente”. Bene, “tutti insieme appassionatamente”, citando la tradizione filmica, bene anche il ripristinato iter dei negoziati di pace. Ma quanto durerà stavolta?

Il Segretario di Stato americano John Kerry, dopo aver dato l’impegno degli Usa per il rispetto della tregua umanitaria di tre giorni, tra Hamas e Israele, dove ci sono 1.400 palestinesi morti, ha precisato che “Israele potrà continuare le sue operazioni difensive nei tunnel scavati nella Striscia di Gaza e i palestinesi potranno ricevere aiuti umanitari (alimenti e medicinali), curare i feriti, seppellire i morti”.

La diplomazia pensa così di essere riuscita a raggiungere un risultato. Almeno per il momento entrambi i “duellanti” hanno accettato di prendere una pausa dalle violenze, e abbiamo volutamente scelto un termine, dato che in questo conflitto da parte della diplomazia, di parole se ne stanno usando sin troppe, i “duellanti” per l’appunto, che ricorda l’onore e il rispetto dell’avversario ed ha il sapore d’altri tempi, e che qui è soltanto un ricordo sbiadito. Ma Hamas, che farà, lascerà ad Israele, lo spazio d’azione per indebolirlo?

Kerry, non ha nascosto la sua frustrazione quando ha ammesso, “non siamo di fronte ad una soluzione ma faremo di tutto per trovarla”. Parole di circostanza, aggiungiamo noi che presto voleranno via, spazzate dai prossimi venti di guerra.

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