Rissa a Palazzo Madama – Il ridimensionamento del Senato è già in atto. Non è il ddl Boschi a sancire, tramite una lenta approvazione, il radicale cambiamento di Palazzo Madama, bensì l’atteggiamento di molti senatori nell’aula. Nella notte, infatti, il Presidente Grasso è stato costretto a sospendere la seduta perché la senatrice Laura Bianconi, di Ncd, è rimasta ferita durante gli scontri e si sospetta una lussazione alla spalla. Successivamente anche il senatore della Lega, Nunziante Consilio, ha avuto un malore ed è stato portato in infermeria. Venire alle mani in uno dei luoghi simbolo della democrazia è qualcosa di indescrivibile e la tensione è salita dopo che Luigi Di Maio aveva attaccato pesantemente il Presidente Grasso mettendo in dubbio il suo ruolo istituzionale. Ma la tensione è aumentata quando il governo è stato battuto in Senato su un emendamento leghista. Per sette voti l’esecutivo di larghe intese è andato sotto e Pina Picierno e Davide Faraone (due renziani) hanno puntato il dito contro “la ricarica dei 101”. Con ogni probabilità i franchi tiratori sono annidati tra le fila del Partito democratico, ma Renzi non crede a un nuovo caso Prodi.

La risposta di Renzi alle accuse di autoritarismo – Nel frattempo gli organi dirigenziali di Sinistra ecologia e libertà continuano ad accusare il Presidente del consiglio di autoritarismo e dalla direzione nazionale del Pd è lo stesso Renzi a replicare: “Siamo quelli che faranno il referendum anche se ci saranno, come credo, i due terzi dei voti favorevoli. Faremo mancare i voti necessari per dare l’ultima parola ai cittadini. Io non ho mai visto degli autoritari proporre il referendum alla fine. L’idea che la riforma costituzionale si faccia incappucciati, a voto segreto, è questo che non mi convince. Noi abbiamo avuto e avremo uno stile che non è evitare il canguro, ma la lumaca”. Dopo questa dichiarazione, come aveva fatto intuire qualche giorno fa, il premier sembra disponibile a modificare anche il progetto dell’Italicum purché si giunga ad un’intesa in entrambi i rami del Parlamento sulle riforme costituzionali. La parolina magica in grado di avvicinare le opposizioni e alcune componenti della maggioranza è “preferenze”.

Il faccia a faccia tra il premier e Giachetti sulle preferenze – “Ove ci fosse la possibilità di introdurre le preferenze, il Pd dovrebbe tornare indietro rispetto alla sua tradizionale posizione su questo e penso che siamo tutti d’accordo. Tutti abbiamo detto che se ci fosse stata la possibilità di assicurare maggiore possibilità di scelta, noi saremmo stati d’accordo”. Con queste parole Matteo Renzi apre un nuovo fronte, ma nello stesso tempo c’è tra i renziani qualche malumore. È il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, ad esternarlo: “Questa non è la storia mia. Su questo Matteo non sono d’accordo”. E prosegue: “Assumiamo anche che questo (le liste bloccate corte) non sia un modo per dare il potere di scelta agli elettori, ma vorrei che il mandato al segretario fosse di studiare un modo per il superamento dei collegi plurinominali, dopodiché vorrei essere libero di fare una battaglia per i collegi uninominali. Poi, se per il compromesso serve accettare le preferenze, noi ci pieghiamo alle preferenze. Ma che ammainiamo una nostra bandiera mi sembra assurdo”.

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[In copertina – Il senatore Gianmarco Centinaio (Lega Nord) blocca i commessi del Senato, mentre la senatrice Laura Bianconi (Ncd) viene ferita alla spalla. (Foto di Roberto Monaldo / LaPresse)]

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