Quelli che… facciamo come l’Argentina

L’incubo default si abbatte sull’Argentina – L’Argentina è in default. È il secondo in tredici anni e le cittadine e i cittadini argentini piombano, di nuovo, nell’incubo. Recessione e inflazione sono dietro l’angolo. Ritornano i fantasmi. Tredici anni fa il default causò una voragine di 100 miliardi di dollari, che ebbe come conseguenza l’aumento della disoccupazione al 25% e migliaia di persone persero la casa da un giorno all’altro. Per non parlare degli investitori, che avevano comprato il debito argentino, i cosiddetti tango bond, allettati dagli alti rendimenti e convinti che il Paese non sarebbe mai fallito. La storia dice che tutto andò in un’altra direzione e molti di loro finirono sul lastrico. C’è da dire, ad onor del vero, che la situazione non è più quella di oltre un decennio fa. Probabilmente non ci saranno ripercussioni sui mercati internazionali, perché il debito argentino nell’indice di JP Morgan dei mercati emergenti rappresenta poco più dell’1% e Buenos Aires è assente dal palcoscenico obbligazionario globale dal primo default, ma le paure resistono nella realtà nazionale.

La politica poco accorta dei Kirchner – Non è questo il caso di soffermarsi su aspetti tecnici, già evidenziati in un articolo precedente sul nostro sito. Quello che occorre mettere in luce adesso, invece, è come l’Argentina si dimostra, per l’ennesima volta, uno Stato inaffidabile. In questi anni i vari governi guidati dai Presidenti Kirchner hanno agito senza un minimo di considerazione finanziaria ed economica. La spesa pubblica è stata aumentata (lo Stato argentino non può ricorrere al mercato per finanziarla) e sfruttata solo per andare dietro le esigenze elettorali dei potenziali elettori, la Banca centrale è stata messa sotto controllo governativo. Una tecnica, come per l’Italia quarant’anni fa, molto pericolosa che produce sempre un aumento sin troppo evidente dell’inflazione. Poi ci sono state le scelte altrettanto discutibili di aumentare il prezzo delle materie prime di cui l’Argentina è ricca e grande esportatrice. Decisioni in grado di contribuire all’incertezza in cui oggi si trova il Paese. Atteggiamenti post-peronisti ed in parte populisti che hanno avuto come conseguenze due default in poco più di un decennio.

La ricetta di Grillo: “Facciamo come l’Argentina” – Non è certo l’ultimo default a mettere in luce la politica economica scriteriata dell’Argentina, bensì un atteggiamento che si protrae ormai da anni. E nonostante ciò, alcuni politici italiani, anche se oggi fanno finta di nulla e preferiscono fare baldoria in Senato, in nome dell’astio nei confronti delle istituzioni di Bruxelles e della moneta unica, invitavano l’Italia a prendere come esempio per l’immediato futuro l’Argentina. Nel nome del semplicismo imperante e del populismo in grado di attirare elettori in un momento delicato come quello attuale, sia Beppe Grillo che Nichi Vendola proponevano la ricetta argentina. Il guru del Movimento cinque stelle, appoggiato da alcuni economisti vicini ai grillini, auspicava un’uscita dall’euro sulla scia di quello che fece l’Argentina, che nel giro di pochi anni aveva sganciato la sua moneta dal dollaro e sosteneva la tesi, il 23 ottobre del 2011, con un post sul suo blog dal titolo “Facciamo come l’Argentina!!!”. E continuava: “In otto anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la loro crisi seguisse ogni livello.Stanno riemergendo da una crisi senza fondo, perché hanno messo in campo le loro energie. Si son rimboccati le maniche. E noi?”.

Vendola: “Impariamo da quello che ha fatto l’Argentina” – Stesse parole anche per il leader di Sel, Vendola, il quale in un comizio del 27 ottobre 2012 a Domodossola affermava: “Invece di inchinarci agli dei pagani del liberismo, impariamo da quello che ha fatto l’Argentina (e il Brasile) che dieci anni fa era in ginocchio e facendo il contrario di quello che comandano la troika di Bruxelles e il governo Monti, hanno messo come priorità il finanziamento della scuola pubblica e la lotta della povertà e sono riusciti a crescere e ad uscire dalla crisi”. Niente di tutto ciò è avvenuto e nemmeno nel momento in cui sono state sostenute simili tesi l’Argentina viveva in un periodo roseo. A questo punto una riflessione è d’obbligo. La critica al sistema attuale può avere un grande seguito e riesce a raccogliere centinaia di like su facebook, ma sembra fine a se stessa e l’alternativa è semplicemente disastrosa. Non è un’opinione, ma sono i fatti a parlare. Considerando la situazione contemporanea, tra le ricette argentine ed i nostri piatti tipici è meglio scegliere i secondi che, con tutti i difetti possibili, almeno non ci procurano nessun default.

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