Test Medicina

Stesse abitudini in grandi e piccoli centri – Nella maggior parte dei casi si è soliti pensare che le piccole realtà, come ad esempio quelle comunali, riescano a funzionare con maggiore efficienza rispetto ai grandi centri. Il territorio di cui prendersi cura è sicuramente meno esteso e poi ci sono da considerare i rapporti tra i cittadini. Molto più familiari ed amichevoli rispetto all’indifferenza delle metropoli. È un modo diverso di vivere che attira le persone, soprattutto in un’epoca caratterizzata dalla velocità e dal conseguente stress. Però non è questo il contesto per parlarne. Ciò, invece, che potrebbe saltare all’attenzione di un osservatore esterno è come nei centri minori tutto, o quasi, avvenga alla luce del sole. Difficile scorgere truffe di dimensioni inquietanti o altri imbrogli. Ma senza troppi giri di parole, un modo di pensare del genere è frutto del luogo comune. Infatti non si capisce perché in base alle dimensioni di una città o di una regione, si possa misurare il livello di legalità e trasparenza. Non avrebbe senso.

Il caso del medico che fa i test di Medicina, si piazza primo e poi rinuncia – A confermare l’impossibilità di utilizzare un’improbabile unità di misura, c’ha pensato il Molise. Una delle regioni italiane meno estese, in questi giorni, si è resa, a suo malgrado, protagonista di una vicenda poco chiara. Proprio nel periodo in cui il Ministro dell’Istruzione,  Stefania Giannini, ha avanzato l’ipotesi di abolire i test d’ingresso per la Facoltà di Medicina e chirurgia per perseguire un modello francese, all’Università del Molise è avvenuto un fatto alquanto singolare. Un primario dell’ospedale Spallanzani di Roma, Raffaele Licordari, è stato citato in giudizio dalla Procura di Campobasso per aver partecipato ai test d’ammissione alla Facoltà di Medicina dell’Unimol, nascondendo la sua laurea. Il 64enne è stato imputato per falsità ideologica e a quanto si apprende dalle parole del Pm Venditti, il medico prese parte ai test nell’anno accademico 2012-2013, si piazzò primo nella graduatoria finale e guarda caso rinunciò al posto ottenuto sostenendo di aver dichiarato di possedere soltanto il diploma di maturità classica.

Il dibattito tra i favorevoli e i contrari ai test d’ingresso – In questa vicenda l’Università del Molise è parte offesa, ma resta da capire il motivo dell’azione del dottore. Le ipotesi sul tavolo degli inquirenti sono diverse. Forse per far scalare volutamente la graduatoria e permettere a qualcuno di sua conoscenza di accedere all’ambito posto nella Facoltà di Medicina e chirurgia? Per adesso sono soltanto teorie non dimostrate e la giustizia sta indagando per cercare di fare luce su una situazione nebulosa. Sta di fatto che la vicenda di Campobasso è l’ennesimo caso inerente i test di Medicina. Una modalità da rivedere al più presto, anche se coloro i quali continuano a difendere il metodo di selezione mettono in luce come non sia un procedimento del tutto lineare, ma nonostante ciò sembra l’unico modo per venire incontro al sistema sanitario italiano. Se ci fosse il libero ingresso, secondo una visione del genere, le strutture ospedaliere non potrebbero accogliere una mole superiore di studenti. Forse, però, ci si dimentica che dopo il primo anno verrebbe fatta una selezione sulla base del merito tra chi ha le carte in regola per svolgere questo mestiere e chi, invece, vuole fare il medico solo per un benessere economico fine a se stesso. La discussione è aperta,  ma gli scandali mensili potrebbero lasciare poco spazio ad ulteriori dubbi.

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