Ci sono sei vette maestose e imponenti, superano i 4 mila metri d’altitudine e costituiscono uno tra gli sfondi più belli del mondo, dove si trovano perfettamente incastrati, in mezzo ad una natura sorprendente, paesini e pascoli, in uno scenario da fiaba. È la Valle d’Aosta con le sue montagne, che sono anche monti europei: il Gran Paradiso, il Cervino, il Monte Rosa, il Grandes Jorasses e il Monte Bianco; la signora delle montagne perché è la vetta più alta d’Europa.

In una regione che è invece la più piccola dell’Unione Europea, la Valle d’Aosta può contare su un patrimonio storico, culturale e naturalistico da far invidia, alle più blasonate località turistiche. Un luogo che non ha mai perso di vista la ricchezza e l’importanza delle proprie tradizioni, che ne tessono la struttura identitaria; qui vi sono produzioni tipiche dell’enogastronomia che hanno storia millenaria e località, dove facendo lunghe passeggiate lungo i verdi prati della regione, ci si può tranquillamente imbattere in un antico castello, circondati da Madre Natura.

C’è un contrasto estetico e visivo tra le antiche rovine, resti che l’impero romano ha lasciato qui dal 25 a. C. e lo sfondo di vette innevate. La città di Aosta, ad esempio, è stata molto spesso descritta come “un quartiere dell’antica Roma tra le Alpi”. Fondata da Augusto, che aveva al seguito 3000 soldati delle corti pretoriane, da cui il nome antico Augusta Praetoria Salassorum, ha ancora il suo impianto urbanistico romano, fatto da un rettangolo circondato dalle mura, e al cui interno si allungano le strade perpendicolari. Il turista potrà visitare il Teatro Romano di “Rue du Baillage” di età augustea (prima metà del I sec. d. C.) con una facciata di 22 metri e la cavea tipica dei teatri romani, in cui le gradinate sono disposte ad emiciclo. Ma c’è anche la Porta Pretoria, che era in marmo e l’Arco di Augusto, eretto dopo la sconfitta dei Salassi o il complessso monumentale di Sant’Orso, che è la più grande costruzione sacra medievale di tutto l’arco alpino. Esiste poi, un luogo spettacolare sulla via delle Gallie, che attraversa l’intera Valle d’Aosta e consentiva i rapporti commerciali con i Paesi d’Oltralpe; su quest’antica via di transito, si apre l’Arco di Donnas, scavato nella roccia viva della parete montana. Qui si passa dalle rovine di epoca romana ai borghi medievali, alle chiese e con musei pieni zeppi di informazioni d’altri tempi. Chi giunge in questi luoghi, deve abbandonare l’idea di usare l’auto e deve rientrare in una dimensione più pacata del godimento del tempo. La parola d’ordine è “andare senza fretta” e fermarsi nelle varie soste per assaporare i sapori montani in tutte le varie espressioni, come le fondute, le raclette e anche un buon caffè valdostano, molto speziato e alcolico.

La Valle d’Aosta ha adottato da lungo tempo, il connubio tra storia, arte, musica e natura ed ogni anno, in estate, si possono ammirare scenari di elevata bellezza e godere di iniziative che coccolano i sensi. A Chamois, dal 7 al 10 agosto, il “borgo più alto e green” della regione, dove le auto sono bandite, ritorna per il quinto anno il festival “più sperimentale” della musica estiva. Si esibiscono ospiti che eseguono generi diversi e quest’anno vi sarà anche una produzione originale fatta dall’Orchestra del Teatro Regio di Torino e Joceyn Pook, la compositrice e violista inglese, autrice delle musiche dei film “Eyes Wilde Shut” e “Gangs of New York”, previsto in un’unica data italiana, per il 9 agosto.

In questa località, ai piedi del Cervino, si giocano i toni e i ritmi dell’avanguardia musicale. Jazz, elettronica, personaggi eclettici e sperimentazioni tra le diverse forma d’arte, il tutto a 1815 metri di altitudine, in mezzo ai prati e alle casette di legno, che possono esser raggiunte solo andando con la funivia partendo da Buisson, o in bici, oppure facendo una lunga passeggiata a piedi, scegliendo il sentiero che da La Magdeleine si percorre in un’ora. Mentre per i più volenterosi, si può procedere adagio per la vecchia mulattiera, nota per le sue 93 curve.

Giunti a Chamois, nella piazza del borgo o in riva al Lago Lod, lì si svolgono il pomeriggio i concerti, che sono gratuiti mentre la sera, ci si sposta ad ascoltare la musica e le sue miscele innovative nei locali.

Giorgio Li Calzi, il direttore artistico del festival dice che “originariamente doveva essere un festival di jazz, ma mi piaceva anche l’idea di permettere agli amanti del jazz di ascoltare le musiche della tradizione, o anche gli amanti del rock di entrare nei territori della musica elettronica o contemporanea”.

Tra gli ospiti di quest’anno ad esempio, ci sono gli Youlook, un trio composto da una voce che suona trasformandosi in tromba o chitarra elettrica; un percussionista che percuote mani e piedi nudi e canta e il contrabbassista, con un basso a sei corde. Oppure il Progetto Retina.it, con il duo campano Lino Monaco e Nicola Buono, che vivono la scena d’avanguardia attraverso “sperimentazioni sonore e paesaggi lunari”.

Un modo diverso di vivere le vacanze in montagna, un viaggio fatto di emozioni date da paesaggi da sogno e creatività allo stato puro.

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