Il conflitto tra Israele e Hamas, perché non fare una tregua

Lo stillicidio di qualche lancio di razzi e di un paio di raid aerei al giorno ha subito il 7 luglio un’improvvisa accelerazione. Dopo aver perso sette uomini nel crollo di un tunnel nel sud della Striscia di Gaza, l’organizzazione palestinese di Hamas ha lanciato in un solo giorno circa una decina di razzi contro Israele. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio è iniziata l’offensiva aerea israeliana contro obiettivi di Hamas, a cui sono seguiti nuovi attacchi durante il giorno e la morte dei civili palestinesi. Subito dopo Hamas affiancato dai miliziani della Jihad islamica, ha sparato diverse serie di razzi verso il sud e il centro di Israele, fino a raggiungere Gerusalemme e Tel Aviv, al contempo i palestinesi hanno cercato di catturare un soldato israeliano sulla spiaggia di Zikim, ma il raid è fallito e cinque uomini sono morti.

Dall’ 8 luglio nel conflitto sono morti circa 214 palestinesi (dall’inizio dell’operazione Margine Protettivo) mentre 1.500 sono rimasti feriti, tra l’8 e il 9 luglio Israele ha attaccato centinaia di obiettivi nella Striscia di Gaza. Le rappresaglie di Hamas e degli altri gruppi palestinesi, alimenteranno il ciclo di violenze mettendo a repentaglio le vite di quasi due milioni di palestinesi della Striscia e degli israeliani che vivono nell’area raggiungibile dai razzi, è come se Hamas usa i civili come scudi umani. Si contano tra le vittime palestinesi un gran numero di bambini, intanto l’ONU ha avviato un inchiesta sull’offensiva di Israele contro Gaza. L’11 luglio il Centro Palestinese per i diritti umani ha scritto che quella mattina gli aerei israeliani hanno lanciato tre missili contro la casa di Abdul Raziq Hassaid al Ghanam, l’uomo, la figlia, la moglie, il figlio e un parente sono rimasti uccisi. Poco meno di un’ora prima un aereo israeliano aveva lanciato un razzo contro i tunnel del quartiere di Shaath, a Rafah. Nour Merwan al Nijdi, dieci anni, è rimasta uccisa da una scheggia, mentre il fratello e la madre sono rimasti feriti, al momento dell’impatto si trovavano in casa.

Per il momento nella regione non c’è nessun governo in grado di intervenire per ottenere un cessate il fuoco, la Turchia esercita un’influenza più forte sulla leadership di Hamas, ma il primo ministro Recep Tayyip Erdogan non ha rapporti con gli israeliani e deve affrontare le questioni in Siria e in Iraq, recentemente solo i funzionari dell’intelligence egiziana hanno compiuto uno sforzo simbolico per raggiungere una tregua, ma il 15 luglio dopo il fallimento del tentativo egiziano si sono moltiplicati i lanci di razzi da parte di Hamas e i bombardamenti di Israele, che il 16 luglio ha avvertito centomila abitanti del nord della Striscia di abbandonare le loro case. Israele ha lanciato 1.825 attacchi aerei, mentre Hamas e gli altri gruppi militanti palestinesi hanno lanciato 1.215 razzi e colpi di mortaio. Sono almeno 18mila gli abitanti della Striscia che si sono trasferiti nei rifugi di emergenza. Nella stessa giornata sono stati colpiti sette bambini palestinesi mentre giocavano sulla spiaggia di Gaza, di cui quattro tra i 9 e gli 11 anni sono morti colpiti prima da un attacco aereo israeliano, poi da un bombardamento navale. Sempre il 16 luglio in Italia l’associazione “ Libera International” ha organizzato nelle piazze italiane una fiaccolata per la pace tra Israele e Palestina.

La sera del 17 luglio è iniziata l’invasione via terra da parte di Israele, Benjamin Netanyahu, premier di Tel Aviv, ha annunciato che colpirà i tunnel da Gaza fin dentro Israele, per l’operazione a Gaza è stata tolta la corrente elettrica. Per le 21:00 circa era stata approvata “Protective Edge” l’espansione dell’operazione e subito dopo c’erano stati intensi colpi in successione di artiglieria, la marina israeliana ha colpito il nord della Striscia. La tregua, indetta dall’ONU, tra israeliani e palestinesi doveva durare cinque ore per gli aiuti umanitari, ma è stata violata, iniziata alle 10:00 ora locale nella Striscia di Gaza doveva durare fino alle 15:00 per permettere il passaggio di aiuti e rifornimenti alla popolazione di Gaza. Pur con le rassicurazioni all’ONU sia di Israele che di Hamas (gruppo fondamentalista che governa il territorio) sono stati sparati due razzi dalla Striscia di Gaza contro Israele nel Consiglio Regionale di EshKol. Il 23 luglio sono morti 3 soldati israeliani nel corso dei combattimenti, all’interno della striscia di Gaza.

Scrive Hamira Hass, Gaza non è uno stato indipendente, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sono un’unità territoriale composta da due parti, la comunità internazionale ha stabilito che queste due parti dovranno diventare un unico stato. Nel 2005 l’ex primo ministro israeliano, colonialista, Ariel Sharon, costrinse i coloni ebrei a lasciare la Striscia, successivamente fece in modo che Israele mantenesse il controllo effettivo di buona parte del territorio. Il conflitto tra le due fazioni palestinesi Hamas e Al Fatah ha contribuito ulteriormente a separare le due parti, Israele vuole isolare ancora di più Gaza allontanando quindi anche la prospettiva dell’unità palestinese, Hamas vuole invece riaffermare il suo ruolo di movimento di resistenza dopo gli insuccessi avuti di quando amministrava la Striscia.

Intanto continua il conflitto e nessuno si ferma, i civili continuano a morire tra cui molti bambini, solo nel 2003, 27 piloti israeliani non eseguirono gli ordini, scrivendo in una lettera che si rifiutavano di partecipare a operazioni che mettessero in pericolo i civili. Scrive “Le Monde” che, Hamas ha raggiunto nuove capacità militari, secondo l’esercito israeliano, il gruppo ha a disposizione seimila razzi, comprese alcune decine di razzi a lunga gittata, si tratta di armi che possono percorrere distanze fino a 200 chilometri, tra questi i Fajr-5 di fabbricazione iraniana e gli M-75 costruiti a Gaza. Nessun razzo palestinese aveva raggiunto il nord di Israele durante le precedenti operazioni militari israeliane contro Gaza, Piombo Fuso (2008-2009) e Pilastro di difesa (2012).

“Hamas continua a lanciare razzi senza una strategia né obiettivi precisi”, scrive Octavia Nasr sul Quotidiano libanese An Nahar, i suoi sostenitori fanno festa quando gli israeliani sono costretti a nascondersi nei rifugi, ma non tengono conto del fatto che la risposta israeliana causerà molti morti palestinesi. “La lotta di Hamas è una tragedia eroica, per molti palestinesi è eroica perché si oppone alla cancellazione dell’identità palestinese”, spiega Rami Kouru sul Daily Star. “Ma è anche tragica perché sta causando enormi sofferenze ai civili”. Ma come può avere un esito diverso del conflitto in corso a Gaza rispetto a quelli precedenti? In realtà non cambierà nulla, la sconfitta di Hamas non sarebbe alla fine negli interessi di Israele, perché permetterebbe agli altri gruppi più radicali di emergere e rafforzarsi. Dal lato Israeliano, il primo ministro Benjam Netanyahu, che non era entusiasta dell’operazione in fase preparatoria, è stato costretto dalle frange più estremiste del suo governo a usare il pugno duro su Gaza. Anche il lancio di razzi della Striscia di Gaza, è scaturito da un crescente scambio di azioni e reazioni che hanno visto violazioni del cessate il fuoco da entrambi i lati. L’azione di Hamas, considerato responsabile dell’assassinio di tre ragazzi israeliani a Hebron ha portato al rastrellamento di centinaia di palestinesi in Cisgiordania. Intanto Netanyahu, spinto da considerazioni di politica interna, ha preferito non considerare i negoziati di pace appoggiati dagli Stati Uniti, scommettendo sul fatto che in assenza di pace si sarebbe tornati allo Status Quo. Il fallimento del processo di pace, ha portato invece a una pericolosa escalation di violenze.

Scrive Youseff Bazzi: “Israele non vuole uno stato palestinese funzionante, con un territorio e delle frontiere definite in modo chiaro, non vuole neanche essere lo stato di tutti i suoi abitanti, palestinesi compresi. Non può separarsi dai palestinesi né inglobarli al suo interno, la loro esistenza rende impossibile la realizzazione di uno Stato Ebraico. Se la Nakba (catastrofe) dei palestinesi è stata la creazione dello stato di Istraele nel 1948, oggi la Nakba di Israele è l’esistenza dei palestinesi, quale realtà nazionale di un popolo che rivendica il suo territorio”.

I palestinesi sono prigionieri dell’occupazione, ma anche gli israeliani sono prigionieri del sionismo e delle illusioni della colonizzazione.

Scrive Luis Lema su “Le Tempes” Svizzera: “Se dicessimo che è stata un occasione per gli israeliani, sottoposte a forti pressioni di prendersela con Hamas, di distruggere qualsiasi prospettive di cambiamento della situazione che vedesse gli europei, e forse anche gli statunitensi, costretti a dialogare con questo movimento iscritto nell’elenco dei gruppi terroristici, saremmo già più vicini alla verità”.

Intanto, in tutte le lingue urliamo: “pace tra i popoli” “no” alle guerre…

Perché fare le guerre se si può vivere in pace? E’ scritto: “Il traffico internazionale di armi è funzionale a una serie di guerre locali che vengono alimentate da èlite dirigenti, potenti economici e etnie minoritarie che puntano al rafforzamento o al rovesciamento dello Status Quo, nel silenzio spesso complice di una opinione pubblica internazionale”. La negazione dei diritti umani, le condizioni di povertà, i conflitti razziali, le tensioni tra stati limitrofi: tutte le situazioni nelle quali il ricorso alla violenza combattuta diventa il mezzo di risoluzione delle controversie in atto, finiscono per costruire, altrettante occasioni di illecito arricchimento da parte degli “ uomini di potere”.

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