L’autunno sembra alle porte, anche per Renzi – Qualche giorno fa Silvio Berlusconi aveva detto ai suoi che Matteo Renzi si logorerà in autunno, quando il suo voler “cambiare verso” si scontrerà con la mancata crescita e il problema della disoccupazione. L’ex Presidente del consiglio è stato facile profeta ed infatti in questi giorni la lieve crescita del Pil italiano è stata vista al ribasso per il 2014 e il lavoro continua ad essere il problema principale, soprattutto per i giovani meridionali. È questo il vero nodo del governo Renzi. Non a caso il premier nella prossima stagione si giocherà la sua credibilità e il futuro dell’esecutivo, se non dovesse riuscire a sciogliere alcuni nodi che molti altri Paesi europei sembrano aver risolto. La questione, però, è ancora più delicata quando ci si rende conto che siamo in un’estate anomala. In alcune parti d’Italia sembra essere alle porte dell’autunno e così anche per il segretario del Partito democratico la battaglia preannunciata tra qualche mese potrebbe anticiparsi. I sintomi ci sono tutti.

L’ira di Cottarelli contro il decreto sui pensionamenti nella scuola. Addio taglio tasse – Il possibile passo indietro di Carlo Cottarelli, commissario alla spending review, è un campanello d’allarme. Mister forbici, a quanto pare, avrebbe deciso di dimettersi per via del decreto di riforma della Pubblica amministrazione che consentirà quattromila pensionamenti nella scuola. Un’operazione che costerà 396 milioni di euro da quest’anno fino al 2018. Lo scopo del decreto-Madia è quello di svecchiare i dipendenti pubblici e lasciare spazio ai giovani, ma in questo modo risulta impossibile tagliare nei prossimi mesi le tasse. Da ciò scaturisce l’ira di Cottarelli. Il commissario si stava impegnando per assicurare un corposo taglio delle tasse al Paese con la pressione fiscale più elevata al mondo, come hanno rivelato i dati di Confcommercio, ma usando i risparmi della spending review come un bancomat da adoperare in ogni momento è ovvio come la riduzione delle tasse diventi utopia. Le dichiarazioni comparse sul blog di Cottarelli non lasciano spazio a dubbi su tutta la vicenda: “Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali”.

Cottarelli e la competizione con Gutgeld – La decisione di farsi da parte di Carlo Cottarelli, a sorpresa, non è dovuta solo a questioni strettamente economiche. Il commissario non avrebbe visto di buon occhio la scelta di Renzi di creare un tavolo di confronto economico a Palazzo Chigi su temi cruciali come il controllo della spesa pubblica, dei conti e dei rapporti con gli organismi internazionali (Fmi, Bce e Bruxelles) ed affidare le redini a Yoram Gutgeld. Si tratta del fidato consigliere economico di Matteo Renzi. Il suo nome era stato fatto, nei giorni in cui si stava formando il governo attuale, come possibile Ministro dell’Economia. Non se ne fece nulla, ma la fiducia tra Gutgeld e Renzi non è mai venuta meno. Nato a Tel Aviv, è uno degli autori della “Fabbrica del programma” di Romano Prodi nel 2006. Si è laureato in matematica e filosofia alla Hebrew University di Gerusalemme e attualmente, oltre ad essere deputato del Pd alla Camera, è senior partner e direttore di McKinsey, una delle più famose società di consulenza al mondo. Il suo ultimo libro, che contiene molte delle ricette che il Presidente del consiglio vorrebbe attuare durante la legislatura, si intitola “Più uguali, più ricchi”.

L’obbligo di rivedere la Legge di stabilità – Sta di fatto che il caso Cottarelli dovrebbe essere risolto ad ottobre, quando l’attuale commissario, per suo volere, verrà rimandato al Fmi come direttore per l’Italia. Il suo posto, guarda caso, verrà preso da Gutgeld. Nell’autunno tempestoso che si preannuncia nel Paese, meglio avere un consigliere fidato al proprio fianco che un commissario con cui, in questi mesi, ci sarebbero state alcune diversità di vedute. Matteo Renzi la vede così. Però il passo indietro di Carlo Cottarelli, per il governo guidato dal leader democratico, vuol dire rivedere la Legge di stabilità. Non esattamente una passeggiata. Insieme al Ministro Pier Carlo Padoan si dovrà sintetizzare il tutto entro e non oltre il 15 ottobre e l’esecutivo dovrà trovare molte coperture: il bonus degli 80 euro che costa 10 miliardi di euro l’anno, le spese per il rifinanziamento appena approvato in Cdm per le missioni militari all’estero, quelle per la cassa integrazione e come non ricordare che in questo contesto dovrà essere ridotto ulteriormente il deficit pubblico. L’autunno potrebbe essere più freddo del previsto e la paura è che l’Italia si ammali, perché la coperta è troppo corta.

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