Dal default argentino e portoricano al capitalismo cinese

Da paradiso caraibico a possibile inferno economico, Portorico, come l’Argentina è a rischio default. Il primo passo è stato fatto lo scorso 2 luglio quando l’agenzia di rating Moody’s ha ridotto i titoli di stato portoricani a “junk”, spazzatura. Il territorio Usa (non incorporato) ha raggiunto un debito record e difficilmente potrà pagare i suoi creditori. Tra di loro ci sono anche moltissimi pensionati americani, i quali avevano affidato i propri risparmi investendoli sui bond del Portorico, confidando nella protezione del paese a stelle e strisce. Così non è stato e probabilmente non sarà nemmeno in futuro.

L’ultima legge varata dal paese caraibico, la quale permette ad alcune agenzie locali di sottrarsi una parte di debito se la maggioranza dei debitori si accorda sulla ristrutturazione, ha dato il colpo di grazia all’economia del paese. I bond sono ormai deprezzati del 50%, la disoccupazione è elevata (13,8%) e il debito pubblico è salito al 100% del PIL del paese. Per ora si rimane a galla ma il rischio default è altissimo e molto dipenderà da Washington. Il governo americano salverà Portorico per salvaguardare i fondi pensione e mantenere il pubblico consenso o volterà le spalle? Presto avremo una risposta; certo è che 70 miliardi di debito da sanare non sono sicuramente spiccioli.

Intanto in Argentina la situazione è tutt’altro che risolta. Nessun accordo è ancora stato trovato tra il paese e i suoi creditori; ad un giorno dalla scadenza del termine massimo. Gli istituti di credito argentini stanno lavorando ad un piano per aiutare il paese ed evitare il default ormai prossimo. Il piano prevede di addossarsi gli obblighi nei confronti dei creditori chiedendo in cambio a quest’ultimi di domandare al Giudice della Corte Statunitense di sospendere la sentenza (pagare il debito ristrutturato prima di quello non ristrutturato)

Dall’altra parte del mondo c’è invece da segnalare un passaggio storico per l’economia cinese. Le nuove riforme si sono in parte concretizzate nel weekend e prevedono la concessione di nove mesi di tempo a Tianjin per la realizzazione delle prime tre banche private del paese. Si giungerà quindi a nuove regolamentazioni, capitali privati ed aiuti alle aziende in difficoltà. Nemmeno a dirlo, le principali borse cinesi hanno chiuso in modo molto positivo.

Per una parte di mondo che rischia il baratro l’altra si appresta a vivere l’alba di una nuova era.

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