Un popolo di poveri mantiene una manciata di ricchi

La lotta dura senza paura contro l’evasione fiscale in Italia è un leitmotiv di ogni governo, di fatto, la maggior parte delle volte, si riduce però in sanatorie, scudi fiscali, ammende, sanzioni, rateizzazioni, multe, raramente in galera. L’evasione fiscale in italia coinvolge circa 78 miliardi di euro l’anno l’economia criminale; 38 miliardi le grandi aziende; 34 miliardi l’economia sommersa; 22 miliardi le società di capitali; e poco più di 8 miliardi le piccole imprese. A causa della crisi si è diffuso poi un nuovo tipo di evasore, quello “piccolo”, cioè chi ha debiti col Fisco sotto ai 5 mila euro. Dei 2 milioni e 300 mila pratiche aperte per la rateizzazione del debito ben il 70 per cento riguarda proprio somme inferiori a questa cifra.

L’evasione di necessità è un fenomeno che riguarda i contribuenti che non ottemperano agli obblighi tributari in ragione di difficoltà economico-finanziarie, e per i quali si potrebbe ipotizzare una depenalizzazione. Secondo uno studio dell’economista Richard Murphy, direttore di “Tax Research”, l’evasione fiscale in Italia supera i 180 miliardi di euro l’anno, tra i primi posti in Europa. Un fenomeno che oltre al mancato gettito nelle casse dello Stato (con conseguenze sul Pil e debito pubblico), frena la crescita, altera il mercato e la concorrenza, erode risorse per le politiche sociali. Una piaga per l’economia, di cui oggi si conosce anche la distribuzione territoriale, le aree più a rischio (Sicilia, Calabria, Campania) dove l’alta pericolosità fiscale e sociale si sposa con un bassissimo tenore di vita; le metropoli Roma e Milano; alcune provincie dei grandi centri produttivi Cuneo, Brescia, Cremona, Torino: in tutto 9,4 milioni di cittadini che non pagano o pagano solo in parte le tasse. Insomma, chi non subisce la ritenuta alla fonte e può evadere non ci sta troppo a pensare. E così sottrae al Fisco, in media, ben più di un terzo dell’imposta che dovrebbe pagare, con punte di due terzi e oltre.

Rispetto all’evasione fiscale stimata, solo il 7 % è recuperato dalla Guardia di Finanza che sin’ora ha individuato 3.000 evasori totali e circa 17 miliardi di euro frodati allo Stato. Intanto l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ci bacchetta e, nell’ultimo rapporto “going for growth” 2014, rileva la necessità che l’Italia migliori l’efficienza del fisco e combatta in maniera energica l’evasione fiscale riducendo nel frattempo la pressione fiscale sui bassi redditi da lavoro. La lotta all’evasione fiscale, oltre a consentire un incremento di gettito determinerebbe anche una riduzione delle uscite considerando i costi sostenuti per contrastare il fenomeno: solo l’Agenzia delle Entrate costa 3,3 miliardi di euro che sarebbero in parte recuperabili.

Il Governo Renzi sta mettendo in campo interventi per la revisione del fisco e tra questi la definizione di strategie di contrasto all’evasione fiscale e contributiva e l’istituzione del Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale. Staremo a vedere. Nei paesi dove i servizi pubblici funzionano tutti, indistintamente, che si tratti di ospedali o di scuole, di strade o di rifiuti, di servizi sociali o di trasporti pubblici; nei Paesi dove la risposta dello Stato è pronta, efficiente ed efficace, tutti pagano le tasse. In questi Paesi il senso dello Stato e il senso di nazionalismo sono valori fondamentali della società civile in Italia, invece, ormai tutto questo manca da molto, troppo tempo.

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