Obama, lancia l'appello di unità per l'Africa

Tra una settimana a Washington, si riuniranno in un vertice, considerato storico, e non a torto, cinquanta figure di spicco del continente africano, per discutere dei fatti che ad oggi sconvolgono e dividono la “grande terra”. Bisogna trovare delle soluzioni per risolvere questioni legate alle guerre tribali, alle economie forti e a quelle ancora sottosviluppate; senza dimenticare le mire degli estremisti, che come Boko Haram, non fanno sconti a nessuno.

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto “un’Africa forte ed autonoma perché senza di questa, la sicurezza, la prosperità e la giustizia nel mondo non saranno possibili”.

Il pensiero avanzato dal Presidente americano è corretto, dato che l’Africa è nevralgica per molta della politica mondiale ed in particolare occidentale, che in questo continente ha investito fior fiori di interessi e che lo squilibrio in corso, mette a serio rischio. Si tratterà di un summit senza precedenti a cui gli esponenti del mondo africano prenderanno aprte, con il supporto e l’organizzazione della presidenza degli Stati Uniti. E questi politici, avranno di fronte, 500 studenti africani che prendono parte ad un programma di scambio culturale, “volto a promuovere lo sviluppo economico e il rafforzamento delle istituzioni democratiche nel continente”.

Obama, sa che l’Africa non può e non deve essere abbandonata, per via delle risorse che in essa vi sono ed in merito, infatti, ha precisato: “Se siamo coscienti delle reali difficoltà che incontrano molti africani ogni giorno, abbiamo il dovere di cogliere il potenziale starordinario dell’Africa, il continente più giovane e che sta sperimentando la crescita più forte”.

L’Africa, è continente giovane per la sua apertura verso sistemi non atavici e per le simpatie verso i modelli democratici, ma la sua storia antichissima e le sue ricchezze lo rendono un territorio ancora in parte inesplorato ed oggetto di attenzione. Obama ha fatto leva sul “rispetto per i diritti civili e i diritti dell’uomo, se non c’è libertà d’espresione e di riunione è molto raro che un paese ce la faccia sulla lunga distanza”.

E sembra quasi, che nelle parole del Presidente vi fosse un riferimento, alla scottante crisi libica, dove il vuoto di potere ha generato una lotta tra fazioni, senza pari e dove la corruzione, la fa da padrone.

Mentre prosegue l’evacuazione degli italiani che lavorano per conto delle aziende in Libia, l’ambasciata resta aperta con l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino, rimasto l’unico tra gli occidentali. I diplomatici internazionali intanto abbandonano lo stato perché qui, il caos è totale e ci sono stati numerosi roghi causati dall’incendio dei depositi di carburante, che erano stati colpiti da un razzo proprio durante gli scontri tra gli estremisti, che non vogliono il governo e coloro che usando anche forze paramilitari, tentano di fermarli. Dopo che l’aeroporto di Tripoli è stato reso inagibile per gli attacchi, con gli incendi dei depositi di carburante nella città, si rischia la paralisi totale. Le ambasciate americane si sono svuotate; stanno partendo anche austriaci e tedeschi. Il turismo è in situazione di collasso e l’incolumità dei civili è messa in serio pericolo. Dalla Libia stanno fuggendo tutti, e tra profughi che chiedono una via d’uscita sui barconi dei disperati che li portano in Sicilia, e quelli “autorizzati” alla fuga, per ragioni di sicurezza, il clima è infernale.

Dato che i rapporti tra l’Italia e il paese, sono sempre stati strettissimi, anche noi abbiamo lanciato in nostri appelli. Il Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha detto “a chiare lettere” che bisogna “ricondurre gli sforzi internazionali in Libia ad un coordinamento Onu per fermare le violenze”. Barack Obama la prossima settimana, avrà molti argomenti scottanti da mettere sul tavolo del vertice e la questione libica, così come quella somala o quella nigeriana, sono tra le priorità.

Priorità la Libia, lo sottolineiamo, anche per il nostro di governo, tanto che il Premier Matteo Renzi, in una lettera indirizzata alla maggioranza del Senato, evidenzia come la Libia “per noi italiani è il problema più grosso” e poco dopo in un tweet scrive: “I gufi, le riforme, i conti non mi preoccupano. La Libia invece sì. Ma sembra impossibile parlare seriamente di politica estera”. Un’altra frecciata, all’inconcludenza di molti nostri politici, che evitano le questioni più spinose per privilegiare, proclami, urla ed ostruzionismi “di comodo”.

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[Official White House Photo by Pete Souza]

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