L’amore gay di Tennessee Williams a Taormina
Lo scrittore americano Tennesse Williams (1911-1983) con il suo amico pittore Henry Faulkner (a destra), che viveva stabilmente a Taormina con un capretto in camera da letto

Un amore gay sbocciato a Taormina, quello del commediografo americano Tennessee Williams, uno degli autori più famosi e ricchi di Hollywood (“Zoo di vetro”, “La rosa tatuata”, “Un tram che si chiama Desiderio”, i film tratti dalle sue opere più importanti). Ed americano era pure il suo “amico del cuore”, Il pittore Henry Faulkner, arrivato trentenne e povero in canna a Taormina all’inizio degli anni Cinquanta, ospitato a Casa Cuseni (senza pagare una sola lira per l’affitto) nell’appartamento di due stanze e servizi che un tempo era occupato dal giardiniere.

Un pittore “straordinariamente eccentrico”, lo definisce Daphne Phelps (nipote del’inglese Robert Kitson che creò quella splendida villa nel ventennio tra la prima e la seconda guerra mondiale) nel libro “Una casa in Sicilia”. Esile e allampanato, lo ricordo io, capelli corti e ispidi completamente imbiancati anzitempo, occhietti verdi appuntiti come spilli: lo incontrai nel giardino della villa dell’antiquario Giovanni Panarello, quando aveva già superato la cinquantina, “appiccicato” (è il termine giusto) all’amico Tennessee Williams. Della loro omosessualità non facevano mistero, né l’uno né l’altro.

Di Henry Faulkner i vecchi taorminesi sanno tutto. Erano piene di animali, le due stanze (compresa quella da letto) che lo strampalato pittore abitava nel giardino della villa: decine di gatti e cani, tutti con il loro nome, ed un capretto di nome Massimo, che aveva comprato in campagna di tre settimane quando stava per essere sgozzato, allevò dandogli lui stesso il latte con il biberon e tenne in casa anche quando era diventato un caprone con corna robuste e pericolose. Ed una notte, per curarlo da un raffreddore (che per l’allarmatissimo padrone era “polmonite fulminante”), non esitò a svegliare il medico Nicola Garipoli, allora sindaco di Taormina.

Lavorava notte e giorno, il pittore Faulkner, e guadagnava poco: con la vendita dei quadri, pur non dovendo pagare il canone per la casa, non riusciva a pagarsi neppure da mangiare. Costretto dalla necessità, stipulò un singolare patto con il proprietario di un ristorante: per un pasto completo al giorno gli cedeva i quadri che dipingeva. Un affarone, per il ristoratore. Da lì a qualche anno si presenterà a lui un signore arrivato espressamente dall’America e li acquisterà tutti in blocco, i quadri che teneva attaccati alle pereti e quelli accatastati in cantina, pagandoli con denaro contante ed a prezzi decisamente sorprendenti per quegli anni.

Che cosa era successo, per fare innalzare d’un colpo le quotazioni dello squattrinato e assolutamente sconosciuto Henry Faulkner? Era successo che in una mostra a New York, la prima della sua carriera, i brillanti colori ad olio dei suoi quadri (fiori di una luminosità solare, cani e gatti dagli occhi accattivanti e dolcissimi, casette e giardini che sembravano usciti dal mondo delle fiabe) avevano incantato gli americani, ed a farne subito incetta erano stati il Tennessee Williams suo grande innamorato, divi famosi di Hollywood (da Marlon Brando a Bette Davis), la Mary Welsh quarta ricchissima moglie dello scrittore Hemingway ed un esercito di grandi e piccoli collezionisti. Così lo sconosciuto e squattrinato pittore Faulkner diventò d’un colpo popolare e ricchissimo.

Com’era nato il grande amore tra il commediografo Williams ed il pittore Faulkner? Fu la padrona di “Casa Cuseni” a presentare l’eccentrico Henry all’amico Tennessee, suo ospite per una settima, nel 1959. “Andammo insieme a vedere i suoi quadri”, raccontò Daphne Phelps. “Entusiasta di quella pittura, gioiosa ed inebriante, il mio amico commediografo; ed ancora di più, il quarantottenne Tennessee, omosessuale dichiarato, del trentacinquenne autore di quei quadri, un Henry dalla faccia simpatica e triste, tormentata (tutto il contrario della sua festosissima pittura), che allora era sessualmente indefinibile, ma certamente poco sensibile al fascino di una donna. Fu il classico colpo di fulmine. Continuarono a vedersi giorno e notte: felicissimo, il mio inquilino Faulkner, sprizzava gioia da tutti i pori. Poi Tennessee dovete partire, per i suoi impegni hollywoodiani, ed il suo “amico del cuore” tornò ad essere il tristissimo ragazzo che da anni conoscevo. Partì anche lui, dopo qualche settimana, per l’America. E l’anno dopo, lo scrittore Williams tornò a Taormina, per due settimane di vacanze: al ‘San Domenico’, non più a ‘Casa Cuseni’. Ed anche lo squattrinato Henry, per le vacanze del ricchissimo amico, si trasferì in quel lussuosissimo albergo: a ‘Casa Cuseni’ tornava la mattina solo per accudire i suoi animali”.

Intervistai il commediografo Tennessee Williams per il settimanale ”Gente” nel 1980 (nel giardino della villa dell’antiquario Panarello, come ho già ricordato). Parlammo di Hollywood e di omosessualità, di alcol, di droga, delle scottanti esperienze che avevano segnato la sua vita . “Sto raccontando in un libro”, mi disse, “il mio primo rapporto con un uomo: Kip, un boscaiolo canadese. Accadde nell’estate del 1940, quando avevo 29 anni. Rapporti con donne ne avevo avuti, prima di incontrare Kip, e ne avrei avuti anche dopo. Ma le mie preferenze sono sempre andate agli uomini. L’alcol, la droga? Mi aiutavano a vincere l’insicurezza, la solitudine, la follia che c’è sempre stata in me e mi ha portato anche in manicomio. Sono stati i Kip a liberarmi dalla follia, dall’alcol, dalla droga: mi hanno dato sicurezza, gioia d’amare, di vivere, di lavorare”.

Non fece in tempo a completare il libro. La capsula di un flaconcino di medicinali, che aveva strappato con i denti, lo soffocò tre anni dopo in un albergo di New York: nel 1983, a 72anni. Era solo in camera, la mente annebbiata dall’alcol e dalla droga: terribilmente solo da due anni. Il pittore Faulkner era morto a New York nel 1981, a 57 anni, investito in pieno ad un semaforo, al volante di una grossa “station wagon”, dall’auto di una diciannovenne ubriaca che passava col rosso.

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