Tavecchio scivola su una buccia di banana

Dichiarazione con solita smentita, ma questa volta non basta – Non ci sono più i democristiani di una volta. Quei politici navigati in grado di cadere sempre in piedi, sono soltanto un ricordo. L’esperto Carlo Tavecchio era riuscito, dopo il via libera dei club della Serie B, ad ottenere il voto virtuale anche di tutte le squadre di Serie A. Tutti, ad eccezione di Juventus e Roma, si erano fatti convincere dal programma dal presidente della Lega nazionale dilettanti e così l’elezione per la presidenza della Figc sembrava ormai una formalità. Neanche il tempo di festeggiare, però, che l’ex sindaco di Ponte Lambro ha fatto un accostamento discutibile e razzista nei confronti dei giocatori extracomunitari che militano nel nostro campionato (“Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”). In verità Tavecchio ha subito ridimensionato l’affermazione e chiarito l’equivoco, ma ormai era troppo tardi.

Cosa vede il calcio italiano attraverso gli occhiali di Tavecchio? – Si è scatenato un vero e proprio putiferio. Del resto bisognava sorprendersi del contrario. Quest’elezione per la Federazione è la più importante degli ultimi decenni, perché il calcio italiano si trova in un momento di forte difficoltà sportiva e morale. È necessaria una figura credibile come guida e così non può essere perdonato lo scivolone di Tavecchio. Sembrano finalmente maturi i tempi nello sport più amato dagli italiani, per condannare affermazioni ambigue sul razzismo. Se non si tollerano più certi atteggiamenti negli stadi e il caso di Dani Alves ha fatto il giro del mondo grazie ai social network, non si può guardare al calcio del futuro attraverso gli occhiali di Tavecchio. La vicenda è arrivata anche negli ambienti della politica italiana e il Presidente Renzi ha definito l’accaduto “un clamoroso autogol, ma rispettiamo l’autonomia della Federcalcio”. Molto più dura la vice segretaria del Pd Debora Serracchiani: “Il caso Tavecchio non dovrebbe nemmeno essere in discussione. La sua candidatura semplicemente non può essere presa in considerazione”.

Una banana salverà il calcio italiano? – Non poteva mancare la replica della Fifa, che ha ricordato alla Figc come “la lotta al razzismo è di massima importanza” e la Federcalcio internazionale ha chiesto “di adottare le misure appropriate per indagare e decidere sulla questione e riferire successivamente alla Fifa”. Tavecchio si è tirato la zappa sui piedi e nelle ultime ore la Fiorentina, la Sampdoria e il Cesena hanno ritirato il loro appoggio al vicepresidente vicario della Figc. La questione non è accusare di razzismo Tavecchio, bensì la gravità delle sue parole. Il Presidente in pectore non può permettersi simili affermazioni, che possono essere strumentalizzate ed assimilate da molti tifosi, anche e soprattutto giovani. Se una vicenda del genere fosse accaduta in Inghilterra o in Germania, non si sarebbe esitato a mettere da parte Tavecchio senza ulteriori discussioni. Non un gesto contro la sua persona, quanto nei confronti delle parole pronunciate. Del resto se si vuole combattere la discriminazione nel mondo del calcio, bisogna adottare misure ferree. In più con una frase del genere Tavecchio ha mostrato, a coloro che avevano deciso di appoggiarlo, la difficoltà di sviluppare una visione della realtà adatta all’epoca in cui vive. In tutta questa vicenda riprende piede il nome di Demetrio Albertini. L’ex centrocampista del Milan rientra incredibilmente in gioco. Sarà una buccia di banana a salvare il calcio italiano? Sarebbe un bel segnale.

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