Sicilia e Giappone. Due isole contemporanee s'incontrano alla Fondazione Mazzullo

Matteo Collura, scrittore siciliano illustre, che ha scritto di altrettanti scrittori siciliani illustri, nel testo L’isola senza ponte parla della Sicilia in questi termini: “Quante volte si è tentati di rifugiarsi in un’isola? Un attimo, un’idea passeggera, un lampo e l’isola è lì, pronta ad accogliere la nostra esistenza stanca di forsennati ritmi cittadini e di assorbire veleni metropolitani […] Nessun luogo può offrire rifugio ai perseguitati e ai potenti quanto un’isola”.

In “Isole Contemporanee”, mostra d’arte dove dal 15 luglio, opere provenienti dal Giappone sono in contatto dialogante con opere di promettenti artisti siciliani, le sale Colonna e Saffo del palazzetto merlato dei Duchi di S. Stefano, offrono rifugio e ascolto degli echi storici, che risuonano tra le antiche pietre del trecentesco palazzo, sede della Fondazione Mazzullo di Taormina.

In queste sale, e nel sontuoso giardino, passeggiava Peppino Mazzullo, geniale artista del secolo scorso, che era innamorato e debitore verso Taormina, una piccola oasi nell’isola più grande, la Sicilia. E Mazzullo decise di saldare il proprio debito sentimentale, donando il suo più caro patrimonio, le sue sculture ed i suoi disegni, che accolgono in muti saluti i visitatori. Peppino Mazzullo, sarebbe stato felice di vedere che le sue creature, avevano la dolce compagnia di altre creature, provenienti da mondi apparentemente distanti ma che in comune, hanno il carattere delle isole, legate alla loro identità specifica ed alla gelosa conservazione della tradizione.

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[Isole Contemporanee, Taormina 2014 – Photo Andrea Jakomin]

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La mostra “Isole Contemporanee”, con una ventina di opere, è stata promossa dalla Fondazione Mazzullo, che ha tra le sue maggiori finalità, quella di rivalutare il rapporto e il godimento dell’arte contemporanea; in sinergia con le associazioni “Art Promotion” di Taormina e “Cara Beltà” di Messina, da tempo attive nel campo artistico. La mostra ha visto un’altra collaborazione importante, quella con “Chie Art” di Milano, che ha fatto si, che quest’incontro tra isole, divenisse realtà. Chie Yoshioka, gallerista giapponese di grande spessore, Milena Romeo, Presidente di “Cara Beltà” e Giuseppe Filistad, Presidente di “Art Promotion”, hanno fatto incontrare Sicilia e Giappone. E la città ha avuto un ruolo fondamentale nel mostrare lo spirito d’accoglienza tipico dei nostri luoghi, con i saluti dell’Assessore alla Cultura, Alessandra Caruso, l’intervento del Direttore Artistico della Fondazione Mazzullo, Giuseppe Ragonese, che ha promosso un abbraccio tra le due culture. Interessante anche la prolusione del Presidente della Fondazione, Alfio Auteri, il quale ha tracciato una linea storica tra la Sicilia e il Giappone, risalente alla fine del XIX e che fa comprendere come i rapporti tra i due luoghi siano antichi. Nel 1868, l’Imperatore del Giappone, Mutsuhito, avviò il rinnovamento del paese, traghettandolo fuori dal medioevo e facendolo entrare nell’era moderna mediante riforme culturali, politiche, ispirandosi alle tecniche e alle tecnologie occidentali. Ed un siciliano, uno scultore palermitano, fu il collante tra le due culture. L’imperatore Mutsuhito venne in Sicilia e entrò in contatto con Vincenzo Ragusa, fondatore dell’Istituto d’Arte di Palermo, titolato a lui ed alla consorte, Otama Kiyonara. Un legame con il Giappone, fatto di passione e desiderio d’importare le nostre tradizioni lì, nella terra della sua amata. Ed infatti, il Ragusa negli anni tra il 1876 e il 1882, introdusse tecniche di scultura europee e tecniche di fusione del bronzo, con un’incidenza sull’arte moderna del Giappone. Fu anche uno degli insegnanti della “Scuola tecnica di Belle Arti” di Tokyo e lasciò il segno tutto siciliano, in quell’altra isola, che è anche una nazione.

Facendo ritorno al presente, il desiderio che ha ispirato i curatori di questa composita mostra, è il voler far tornare ad abbracciare le due culture, e come Peppino Mazzullo, volle fare un grande gesto d’amore verso Taormina, regalando le sue opere alla città, oggi, alla Fondazione Mazzullo, il Giappone ha offerto un saggio dell’ospitalità che lo caratterizza, in una danza da condividere con i padroni di casa, gli artisti siciliani, mescolando ritmi, figure, timbri e colori, in un percorso affascinante.

L’ha espresso Milena Romeo, durante il suo intervento; ha mostrato la gioia nel poter “ricambiare la stima” ed ha definito il Giappone, “come una virgola che Dio ha lasciato lì, quasi per caso” ed ha riportato alla luce “il filo rosso” che unisce Sicilia e Giappone, “il rapporto forte con la tradizione e l’identità culturale”.

La mostra è dunque, un’occasione per conoscere più da vicino, un altro popolo leggendogli l’anima ed è “una sfida dell’oggi per reinterpretare il passato”.

Facendo godere ogni senso e non solo la vista, si potrà assistere al dialogo tra l’opera di Yoko Aoyama, con le distese monocromatiche delle sue tele, che celano un mondo intero appena percepibile dal taglio a linea retta, fatto per saper “guardare oltre”, e le frastagliature del siciliano Paolo Greco, che adotta la tecnica del “riciclo creativo” con copertoni o plastica, facendoli risorgere e dando loro un cuore. Anche qui i colori, intensificano la percezione e generano tridimensionalità e movimento.

Ma ciascuno di noi, può creare il proprio percorso e aspettare di ascoltare il dialogo tra questi artisti, come le plastiche figure di Anna Parisi, che ben si accordano al concetto di vestizione e arte su seta, di Tomoko Watanabe. O la passione viscerale tra il segno ed il simbolo, nelle opere calligrafiche di Meiu Niwa, che rimandano all’uso estetico del segno che anche gli arabi adottarono insieme agli arabeschi e che si trovano in un confronto serrato con l’opera di Filippo De Mariano, in cui l’ancestrale legame con la terra, si esprime in un’arte figurativa dai tratti tribali ma che usa il segno, come atto di denuncia verso il malcostume della società contemporanea.

C’è anche Maria di Maio, con i suoi temi tradizionali e di quotidianità che s’accosta all’opera, a metà tra la tecnica del disegno a olio e quella dell’applicazione della grafica a 3D, di Masakazu Yamashiro.

Questo viaggio, in due universi complessi come il Giappone e la Sicilia, ha differenti piani di lettura ma ciascuno di noi, potrà ascoltare il dialogo di tutti loro e ritrovarsi un po’ più completo e diverso. Perché quando si compie un viaggio, la partenza è differente dall’arrivo; e l’arrivo ci fa scoprire trasformati.

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