Giotto
Giotto

Partirà con l’inaugurazione il 25 luglio e durerà fino al 30 di Novembre la grande mostra a cura di Vittorio Sgarbi, realizzata dalla Fondazione Carifac con Veneto Banca. Il tutto tra la Pinacoteca civica Bruno Molajoli, le Chiese di Sant’Agostino, San Domenico e la cattedrale San Venanzio, con una puntatina nella piccola Esanatoglia, per non dimenticare Diotallevi di Angeluccio, pittore tardo gotico, che pure appartenne alla scuola di Fabriano.

Sgarbi colpisce ancora. Il grande istrionico storico dell’arte, personaggio che ha saputo ritagliarsi, grazie anche al suo carattere e all’esposizione televisiva, un ruolo da mattatore nel campo dell’arte, come un grande attore, che da grande affabulatore ha capito che l’arte di oggi ha bisogno anche dei mezzi di oggi, vive di grandi colpi di teatro, ma le sue conoscenze nel campo dell’arte possono portarlo con facilità ad affermazioni quasi sempre molto forti, ed il bello è che spesso le sue affermazioni sono decisamente interessanti. Ed ha capito di fondo che per tutto è importante una cassa di risonanza, perciò non è il caso di meravigliarsi quando si leggono parole come titanico per descrivere la vita, attraverso le sue opere, di un artista anonimo e poco conosciuto, come il Maestro di Campodonico.

Nella splendida città di Fabriano, già rinomata fin dal medioevo per la qualità straordinaria della carta, riconosciuta anche dall’Unesco come città creativa, per le arti e le tradizioni popolari, oltre che per l’artigianato, si potranno scoprire la dolcezza della pittura riminese e l’armonia dell’arte umbra. Alla presentazione della mostra il governatore Gian Mario Spacca ha lasciato intendere che l’arte e la cultura vincono ancora perché anche questo evento parte come un segnale di speranza per una cittadina che comunque respira l’aria della crisi. Un centinaio di opere fra dipinti, pale d’altare, tavole e affreschi staccati, sculture e oreficerie, ricostruiranno l’età dell’oro di una città oggi piegata dalla crisi del distretto elettrodomestico.

Tra le opere in mostra un affresco e due tempere su tavola di Giotto, ‘Le stimmate’ di San Francesco di Gentile da Fabriano, e una scultura, che Sgarbi ritiene di poter attribuire a Fra Giovanni di Bartolomeo, noto come il Maestro dei Magi. Non mancherà quello che è stato definito il Klimt dell’epoca, Allegretto Nuzi con la Madonna dell’Umiltà e il suo manto a foglie di vite. E poi il titanico maestro di Campodonico, il pittore anonimo. Deve il nome ad un’opera straordinaria, un affresco ritrovato nell’abbazia benedettina di S. Biagio in Caprile presso Campodonico, un borgo vicino Fabriano. Dalle sue opere viene fuori una personalità di grande rilievo culturale e di grande tenuta formale, che non sembra avere immediati paralleli nella pittura marchigiana dei tempi, e lo stesso storico dell’arte Bernard Berenson, che pure costruì un’idea dell’Italia come culla dell’arte, finì per attribuire gli affreschi di Campodonico al lavoro dell’abruzzese Andrea Delisio, altro grande pittore del rinascimento.

Anche se come dice Sgarbi emerge abbastanza chiaramente nel suo bagaglio culturale un sottofondo della scuola di Rimini, mediata molto probabilmente dalla conoscenza del Maestro di S. Emiliano, che pure lavorò a Fabriano, la personalità dell’anonimo artista rimane talmente particolare e autonomamente definita da farlo ritenere se non un titano, sicuramente uno dei grandi della nostra storia dell’arte. Immergersi comunque nel paesaggio dell’Appennino tra i casali, le parrocchie e i monasteri che ispirarono la spiritualità di tanti maestri, oltre che una chiave per accedere alla serenità che quell’arte trasuda, è anche una porta del tempo per riandare alle nostre radici e una maniera per conoscere profondamente una delle regioni più affascinanti d’Italia. Quelle Marche che Sgarbi ha definito il vero tesoro d’Italia.

Guarda la gallery di alcune opere in mostra: http://www.mostrafabriano.it/galleria/

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