L'Isil impone l'infibulazione per tutte le donne

Noi donne occidentali, abbiamo combattuto lotte incessanti per esser considerate “pari” agli uomini e questo non è un pensiero femminista ma la considerazione di una donna libera, consapevole del proprio ruolo nella società e soprattutto, una persona con eguali diritti e pari dignità. Ancora oggi, il pregiudizio, gli stereotipi, le facilonerie con le quali viene “bollata” una donna che ha il coraggio di essere se stessa, serpeggiano nella nostra società aperta e globale. Troppo spesso, la donna anche da noi, è vista da “menti chiuse e persino malate” come un oggetto e non un essere umano. Eppure, noi possiamo reagire, non rinchiuderci nel silenzio dell’accettazione del sopruso; e possiamo avvalerci di strumenti per “dire basta alla violenza di genere”. Esistono purtroppo società, dove la donna è ancora vista come un essere da sottometere e sottomesso ad una cultura di tipo patriarcale che contamina anche il sentire religioso, con metodi che poco hanno a che vedere con il rispetto della morale. Perché sono amorali e barbare talune pratiche di costrizione. Rendere un altro essere umano schiavo, privandolo della libertà di esistere, è amorale. Costringere una donna alla privazione del proprio sentire femminile è amorale; nulla a che vedere con l’etica o la religione. Si tratta di violenza, di prevaricazione, e non deve essere accettata.

Il leader, il Califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi il 29 giugno di quest’anno, ha dato un ordine spaventoso: la mutilazione genitale di tutte le donne del califfato, ovvero l’infibulazione. A dare la sconvolgente notizia è stata Aki-Adnkronos International, asserendo che l’Isil con il controllo di ampie porzioni di Siria ed Iraq, ha dato ordine di “infibulare tutte le ragazze dell’autoproclamato califfato, a cavallo tra l’Iraq e la Siria”. E qui la religione è stata tirata in ballo, in modo blasfemo, oltraggiando anche lo stesso Corano. Perché nel comunicato degli jihadisti, si afferma “che la pratica è stata imposta dal profeta Maometto e riportano un elenco di suoi hadith (i detti)” in cui sarebbe contenuto quest’ordine. A parte, il problema di natura igienico-sanitaria, a cui verrebbero sottoposte le giovani, con il rischio di infezioni e la persistenza di uno stato doloroso, c’è anche il trauma e lo squilibrio psicologico, derivante da un’azione così ignobile, perché ribadiamo, di violenza si tratta.

Questa dichiarazione è di qualche giorno fa e viene dopo quella che ha imposto il “jihad del sesso”, la concessione delle ragazze vergini da parte della famiglia ai jihadisti, insieme alla “segregazione dei sessi nelle università”. L’ordine dei precedenti comunicati si riferiva alla città irachena di Mosul ma questo dell’infibulazione parla di Aleppo, nord della Siria. L’intento dei miliziani dell’Isil, sarebbe quello evitare alle ragazze e alle bambine che saranno infibulate, la via del peccato e della prostituzione, come se l’equazione donna-peccato fosse scontata. E le fonti ci dicono che negli scorsi giorni, sono circa 28 le ragazzine che hanno subito quest’oltraggio. Molte donne, impegnate nell’emancipazione femminile in medio Oriente e molte organizzazioni umanitarie, hanno lanciato appelli alla comunità internazionale perché quest’uomo, Abu Bakr al-Baghdadi, nella sua follia di onnipotenza e nella sua nefasta volontà di creare il grande “stato islamico” con la connivenza dei suoi uomini, rappresenta un grave un pericolo, che rischia di generare una nuova emergenza umanitaria. Altra piaga che andrebbe ad aggiungersi ai milioni di bambini senza casa né patria ed alle vittime della guerra con le armi chimiche. Prima, c’è stata la lapidazione di due donne ed ora questa nuova ed orrenda pratica dell’infibulazione. L’Unione Europea, afferma di non avere certezza di questo ma il mondo dell’informazione arabo e le associazioni di donne arabe, hanno diffuso la notizia con grande preoccupazione.

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(Photo: REUTERS/Chris Helgren)

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