Invalsi: nel 2012 è costato allo stato 7,4 milioni di euro

La scuola italiana continua a navigare nel mare in tempesta. Come sarà la scuola del futuro? Molte domande a cui raramente seguono risposte chiare. Nell’ultimo ventennio nella pratica scolastica si è diffusa la pratica dei quiz sul modello americano, che hanno prodotto più danni che risultati positivi. Meno ore di insegnamento per le discipline fondanti, quelle che una volta costituivano il fulcro della preparazione dei nostri studenti, un nuovo modello di insegnamento basato sul nozionismo e non su un’analisi critica della conoscenza.

Cos’è infatti conoscenza? Esiste un modello costituito di conoscenze valido per tutti? O la nozione va interpretata, ricondotta ad un’analisi critica? Questioni che restano aperte e rispetto alle quali si è lontano da una soluzione. Certo è che la scuola italiana del passato era migliore di quella del presente e che forse per fare un passo in avanti è necessario tornare indietro e smetterla di voler imitare a tutti i costi il modello di altri paesi, che hanno una storia diversa dalla nostra.

Pura moda sul modello americano e sperpero di risorse economiche è l’idea di poter valutare il nostro sistema scolastico con quiz, che non ci aiutano a comprendere se il processo formativo è andato a buon fine o invece è stato un fallimento e che misurano delle conoscenze su una base puramente nozionistica. Non è questo certamente il fine con cui era nata la scuola, che non deve insegnare agli studenti soltanto la matematica e l’italiano o l’inglese o la storia dell’arte, ma deve formare anche l’uomo ed il cittadino.

Quanto ci dicono i test Invalsi sulla formazione dell’uomo e del cittadino? Nulla. E poi è possibile valutare allo stesso modo l’azione educativa di una scuola di Milano e quella di una che opera in un’area degradata ed afflitta da problemi sociali? Le scuole solo baluardi di civiltà e legalità ed il loro compito va ben oltre l’insegnamento nozionistico delle discipline. Se una scuola opera in un’area dove è diffusa la criminalità e la malavita e riesce a tenere fuori dalla strada gli studenti o a salvarli dal destino a cui sono stati condannati i loro padri o nonni ha già raggiunto un grande risultato.

Ma di questo i test invalsi non ci dicono un bel nulla. L’obiettivo di questi quiz che nel 2012 ci sono costati ben 7,4 milioni di euro è solo rilevare dei livelli di apprendimento che non si sa da chi sono stati fissati e ridurre la conoscenza a nozioni in pillole da misurare. Poco importa ovviamente se lo studente non ha compreso nulla di quelle nozioni che ha imparato a memoria o se non ha maturato spirito critico o capacità di autonomia nello studio o amore per la conoscenza. Ma il problema, come è facile intuire, è molto più profondo. È nella nostra idea di scuola e conoscenza. Negli ultimi vent’anni abbiamo ridotto la conoscenza ad un vuoto pragmatismo, a tecnica ed abbiamo dimenticato che conoscere è “cercare la verità”, è un processo molto più complesso che richiede tempo e che è l’esito di un dialogo lento e paziente tra discente e docente.

Ad un’idea di scuola basata su una veduta lunga ne abbiamo sostituito una basata su una veduta corta e senza accorgercene abbiamo così minato alle fondamenta il nostro sistema scolastico. Che fare quindi? Ecco noi pensiamo che poter fare dei passi in avanti bisogna ripartire dal passato. I 7,4 milioni di euro spesi nel 2012 per l’Invalsi potevano essere utilizzati meglio. Perché il ministero invece di inventarsi un sistema di valutazione dai discutibili risultati non ha investito le risorse per aiutare quelle realtà scolastiche che operano in realtà disagiate o per migliorare la formazione dei nostri studenti con più ore di lezioni in classe?

Perché invece di aiutare i docenti a fare bene il loro lavoro ha ridotto la scuola pubblica ad un ibrido tra l’azienda ed il pubblico? Perché il ministero per razionalizzare le risorse riduce le ore di italiano, latino, accorpa la storia con la geografia, ecc., fa le classi pollaio (con più di 28 studenti) e poi spende 7,4 milioni di euro per valutare un sistema che ha contribuito a destabilizzare?

Troppe incoerenze che vanno sanate e che lasciano emergere da parte del ministero e dei suo funzionari una gestione poco oculata delle risorse e una scarsa considerazione del ruolo che la scuola ha nella formazione delle nuove generazioni.

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