Ousmanne Olman. Il Predestinato. L’opera prima di Cirino Cristaldi

Fantascientifico, fantapolitico, distopico o ambientalista difficile da definirsi. L’opera prima di Cirino Cristaldi, giovane giornalista e scrittore catanese, racchiude in sé elementi di tutti questi generi. “Ousmanne Olman. Il Predestinato” è lo scenario immaginario, ma non troppo, della nostra terra nell’anno 2035. “Il pianeta è sconvolto dai cambiamenti climatici. Il monopolio globale dell’energia è nelle mani esperte della Suntech, compagnia solare americana che dal nulla ha conquistato il mondo. Ousmanne Olman, giovanissimo giornalista insieme alla sua amica Foxy indaga su una strana coincidenza nel momento di maggior espansione della compagnia avviene il collasso dell’ozono”.

In questo romanzo tutto si dipana da una o meglio da più coincidenze che come afferma l’autore stesso lo hanno sbalordito quando gli sono state fatte notare. Coincidenza la scelta di fare svolgere il romanzo, il 4, 5 e 6 febbraio, a Catania in quei giorni c’è la festa della patrona, Sant’Agata, ma Cirino non è molto devoto e la festa non l’ha mai vissuta, magari reminiscenze della sua infanzia; coincidenza la descrizione dello tsunami identico alle immagini scioccanti, che abbiamo visto in televisione, del terribile terremoto e del conseguente tsunami che hanno colpito nel 2011 il Giappone,solo che Cristaldi ha scritto il libro nel 2009, forse tipica preveggenza di scrittore; coincidenza, la più importante, l’indagine che il protagonista, dai tratti e modi molto simili all’autore, svolge sulla Suntech, forse per scrivere un articolo o forse per aiutare il padre, un noto vulcanologo che lavora per l’I.M.R.A., insieme a uno scienziato francese che scopre il segreto di Tambora.

Chiacchierare con Cirino Cristaldi nel salotto letterario dell’Excelsior ti conferma, anche se lui non lo ammette, che il predestinato è lui, proprio questo ragazzo dagli occhi scuri e dal sorriso genuino, predestinato a dare l’allarme che se continuiamo a non rispettare la natura, lo scenario apocalittico narrato sapientemente in questo suo romanzo, che presto avrà un sequel, non è così distante da divenire: i vulcani cesseranno la loro attività eruttiva, tsunami e maremoti distruggeranno intere città, le temperature raggiungeranno i 40 gradi in pieno inverno, per prevenire l’erosione delle coste si dovranno costruire barriere mobili e così via. Incontrare Cirino, ultimo dei tanti autori protagonisti di “Spazio al Sud” organizzato dall’Associazione Arte e Cultura a Taormina, è un vero piacere, con semplicità ti racconta di come l’idea di questa storia gli sia arrivata all’improvviso e la voglia di scriverla lo abbia posseduto, come un “tarantolato”, di giorno e specialmente di notte, e come all’improvviso tutto è finito e solo dopo alcuni anni sia tornata quella stessa voglia di rivedere, correggere, completare ciò che anni prima aveva di getto prodotto.

Così nasce “Ousmanne Olman. Il Predestinato”, un antieroe, un ragazzo comune che aiutato da un’antieroina, una ragazza comune, si accorge, che anche se il mondo usa solo ed esclusivamente energia solare, il buco dell’ozono si è allargato e di conseguenza le calotte glaciali dell’Antartide si stanno sciogliendo e i mari si stanno innalzando facendo scomparire intere regioni. Esperto in geografia Cristaldi fa spaziare la sua narrazione da Catania, a Napoli, a Roma a Barujacarta e focalizza il suo interesse, ma anche quello del lettore, sull’importanza dei vulcani. D’altronde lui stesso è nato e cresciuto sotto l’ala di uno dei vulcani più caratteristici al mondo, l’Etna. Studioso per l’occorrenza di tecnologie moderne inserisce nel suo romanzo un nuovo modo di comunicare a distanza una sorta di olografia conoscopica, difficile da criptare, ed efficace per inviare messaggi segreti ma anche per testimoniare il profondo affetto e legame che unisce Olman padre alla sua famiglia. In un quadro a dir poco catastrofico, di fatto, la speranza sta appunto negli affetti di una famiglia unita che nel 2035 crede ancora che bisogni rivedere il nostro modo di intendere l’ambiente, “perché in un futuro non troppo lontano potremmo pentircene amaramente”, ha dichiarato l’autore come presentazione del suo romanzo.

 

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