Centrodestra, tra litigi e prospettive future

Una coalizione sradicata dal territorio – La crisi del centrodestra non è un fatto nuovo. Negli ultimi mesi, dopo il declino politico di Silvio Berlusconi, ci si è trovati di fronte a un progressivo sradicamento delle radici del polo dei conservatori in tutta Italia. Le ultime elezioni amministrative ed europee hanno dimostrato l’allontanamento dell’elettorato di destra dai suoi rappresentanti. I motivi sono molteplici. La crisi economica e l’allora governo Berlusconi che negava il pericolo incombente, gli scandali che hanno coinvolto il leader di Forza Italia e i vertici della Lega nord, varie divisioni che hanno portato alla nascita di nuovi partiti. Insomma, in pochi anni il centrodestra italiano ha perso quella supremazia elettorale che l’aveva portato a governare il Paese e molte regioni e amministrazioni. Adesso la rifondata Forza Italia è in cerca del suo spirito liberale, il Nuovo centra destra è un viandante sul mare di nebbia della leadership perduta, la Lega Nord prova a risvegliare quei temi che hanno caratterizzato la coalizione berlusconiana. Però, forse, è necessario andare oltre e provare a percorrere un altro sentiero.

Salvini e l’assenza di un programma comune – Non è di quest’avviso il segretario leghista Matteo Salvini. Il politico lombardo, infatti, ha chiuso le porte al centrodestra emerso negli ultimi giorni. Quello nato a Napoli con Francesca Pascale e la tessera dell’Arcigay (azione appoggiata dall’editorialista del Giornale Vittorio Feltri), oppure quello del Ncd di Angelino Alfano dal profilo istituzionale che sta gestendo, tramite l’azione del Ministro dell’interno, una situazione delicata come quella di “Mare nostrum”. La lontananza dalla legge Bossi-Fini e dal reato di clandestinità è abissale, ed è proprio questo ciò che non va giù in via Bellerio. Nel cuore della Padania ci si chiede che fine ha fatto quella destra di qualche anno fa e Matteo Salvini non usa mezzi termini: “Le primarie le fai solo se hai un programma comune. Non con chi apre ai gay, continua a difendere l’euro, rinuncia a una battaglia forte contro l’immigrazione clandestina”. Le distanze, ormai, sono marcate e ci si chiede se potranno essere colmate.

La diatriba delle primarie – Un interrogativo che non potrebbe avere risposta, soprattutto se dovesse essere approvata nei prossimi mesi una legge elettorale a chiara vocazione maggioritaria. Le spinte dei piccoli partiti e la soglia di sbarramento dovrebbero risolvere alcune questioni aperte da anni e tutto questo non dispiacerebbe a Silvio Berlusconi, il quale nei suoi governi lamentava un’eccessiva presenza di piccoli movimenti nel Parlamento italiano. Si parla, inoltre, di primarie nel centrodestra e questo è un altro terreno di scontro. Le nuove leve sembrano favorevoli e vorrebbero cimentarsi in un’esperienza del genere. Il leghista Flavio Tosi e il forzista Raffaele Fitto, per fare due nomi, si sono espressi in favore di questa formula già adottata dal Partito democratico. Contrari, invece, i cosiddetti “senatori” che fanno riferimento a Silvio Berlusconi. Il cavaliere è scettico su un simile strumento e preferirebbe muoversi con le tecniche utilizzate negli ultimi anni.

L’Italia e uno Stato burocratizzato hanno bisogno anche della destra – Sta di fatto che il centrodestra rimane diviso. La dicotomia e gli screzi sono dovuti alla mancanza di un punto di riferimento forte, il quale potrebbe esporre al Paese temi di cui l’Italia avrebbe bisogno. Semplificare la pesante e burocratica macchina statale, innovare il tema del lavoro e contribuire a modernizzare il ruolo dei sindacati, sono aspetti che in qualsiasi parte del mondo occidentale verrebbero trattati da un esecutivo di centrodestra. Nel Bel Paese, invece, negli ultimi vent’anni la destra ha smarrito la sua bussola e ha dimostrato, come sosteneva Montanelli, che non riesce a emanciparsi da una cultura post-fascista. Questo passaggio epocale, però, potrebbe essere un’opportunità da cogliere. Rinnovarsi e collegarsi al resto dei popolari europei. E il problema del leader, qualora si risolvesse un nodo così importante, sarebbe posto in secondo piano. Con buona pace di Salvini e di chi vuole ripercorrere le orme degli ultimi anni, perché l’Italia ha bisogno anche di una destra matura e consapevole. Ultimamente qualcosa è stato seminato, ma per raccogliere i primi frutti ci vorrà ancora del tempo.

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