Ortigia Film Festival - Luigi Tabita - Foto Sebastiano Trigilio (c) 2014

La storia di Luigi Tabita comincia con l’audizione per la Scuola D’Arte Drammatica del Teatro Stabile di Catania. E’ stato allora che l’amore per la recitazione ha preso il sopravvento e sono arrivate esperienze importanti. Ha iniziato con Leo Gullotta, perfezionandosi poi con maestri del calibro di Calenda, Albertazzi, Soleri, Piccardi, Warner, Duggher e Wertmuller. Spontaneo, divertente, ironico, sensibile. E’ istrionico e innamorato delle relazioni umane. Ti osserva dritto negli occhi quando ti parla. Per la prima volta è uno dei giurati dell’Ortigia Film Festival. Lo ascolti recitare “Signor tenente” di Giorgio Faletti e ti commuovi. Il teatro è la sua meta. Spera che possa continuare il più possibile. Lo abbiamo incontrato in una calda serata d’estate e lui si è raccontato.

Cosa significa essere uno dei giurati dell’Ortigia Film Festival?
E’ la prima volta che faccio parte di una giuria cinematografica. Questo mi emoziona molto e mi rende felicissimo perché mi permette di stare nella mia terra per svolgere questo ruolo e al contempo di stare in giuria con nomi quali il maestro Amos Gitai, Enrico LoVerso o Paola Poli (Coordinatore generale del Roma Fiction Fest).

In base a quali criteri giudicherai i film?
I criteri che mi sono prefissato sono: una buona storia, buona interpretazione, qualità tecnica (fotografia, musica, costumi) e soprattutto vorrei che avessero un messaggio anche sociale.

Sarai protagonista dell’omaggio a Giorgio Faletti, con un reading sui suoi libri insieme ad Anita Kravos. Ce ne parli?
Faremo questa serata dedicata a Giorgio Faletti, un artista eclettico straordinario che è riuscito a passare da un genere ad un altro sempre con risultati eccellenti. Racconteremo – usando anche le sue parole tratte da alcune interviste – l’uomo, il comico, il cantautore e l’ultimo Faletti scrittore di successo internazionale. Un viaggio caleidoscopico!

Come hai iniziato a fare l’attore?
Io ho sempre fatto questo nella mia vita, sin da bambino. Chi mi conosce lo sa bene. Dopo gli studi classici feci l’audizione per la Scuola D’Arte Drammatica del Teatro Stabile di Catania ed entrai. Erano solo 20 posti ogni tre anni e da allora ho cominciato a fare della mia passione il mio mestiere.

Perché hai scelto la strada del teatro che, rispetto alla televisione, è molto più difficile?
Il teatro l’ho sempre preferito. Tra una fiction o uno spettacolo teatrale sceglierei sempre uno spettacolo. Perché in teatro puoi veramente essere altro rispetto a te e quindi vivere altre vite lavorando sui personaggi per almeno un mese – che è il tempo delle prove – cosa che la tv non ti permette di fare. Inoltre durante le recite cerchi di sperimentare, perfezionare, limare il ruolo. E’ un lavoro artigianale certosino.

Sei molto giovane ma hai già al tuo attivo un curriculum di tutto rispetto. Quale dei ruoli che hai interpretato ti ha coinvolto di più e perché?
Sono legatissimo a tutti i ruoli che ho interpretato e vissuto. Ognuno di questi mi ha arricchito facendomi crescere come uomo ed “artigiano”.

Hai lavorato tanto a teatro con tanti veri e propri maestri. C’è una frase o un aneddoto che ricordi particolarmente?
Aneddoti ce ne sono tanti. Tutti gli attori, i registi grandi e piccoli che ho incontrato mi hanno lasciato e insegnato qualcosa che custodisco gelosamente in questo viaggio dove non si arriva mai.

Sei anche molto impegnato da un punto di vista sociale. Perché questa scelta?
Credo fortemente che chi ha la fortuna di fare il mio mestiere e quindi di poter parlare alla gente attraverso il teatro, la tv o il cinema, ha il dovere di proporre temi che facciano riflettere, che pongano domande sulla nostra società, su dove si sta andando e perché. Bisogna svegliare le coscienze troppe volte assopite. Per questo mi sono sempre messo a disposizione anche per progetti che possano costruire percorsi di crescita culturale, di diritti civili, inclusione sociale, collaborando con assessorati, licei e associazioni.

Cosa è per te il teatro?
Il teatro e’ la mia vita non saprei vivere senza. E quando parlo di teatro non mi riferisco solo alla mera recitazione ma anche alle scene, ai costumi, all’organizzazione. La vita del teatrante in generale e’ la mia linfa vitale.

Hai rinunciato a qualcosa per fare questo mestiere?
All’inizio sì. Se vuoi raggiungere degli obiettivi, questo mestiere è un amante molto geloso: ti vuole tutto per sè e quindi bisogna dimenticarsi amici, amori, famiglia, anniversari, compleanni. Vivi per lui e lui per te.

Pensi che fare fiction televisive possa penalizzare la carriera di un attore o è un vero e proprio trampolino per la notorietà?
No, non credo che penalizzi la carriera, anzi! Entri nelle case della gente e le persone cominciano ad affezionarsi a te, a viverti. Sicuramente ti rende più noto se ciò che si cerca è la notorietà.

Una frase che ti rappresenta?
Oggi ti dico Vivamus atque Amemus…

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[Luigi Tabita – Photo Trigilio Sebastiano, (c) 2014]

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