La via dell'arte e della bellezza, salverà il mondo

Nel titolo appare evidente il riferimento alla frase che ha avuto tanta fortuna di per se stessa. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. Eppure quella frase citata infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti, ha avuto anche una rilevanza per certi versi ambigua. Per noi dell’Europa cosiddetta occidentale, è riferita alla bellezza ideale, cioè alla relazione indistruttibile tra il bello ed il bene comune. La “Bellezza”, senza dubbio per chi scrive, è un concetto universale, nel senso che ad essa è affidato il potere di ricomporre in un’unità armonica ed inscindibile, il disordine fondamentale della realtà e rivelare il senso ultimo al di sopra del suo stesso caos. In tal senso l’idea della bellezza per Dostoevskij coinciderebbe con quella di Platone (“Il bello è lo splendore del vero”), e la via della Verità è Cristo, ossia una grandiosa Teologia della Bellezza per la quale penetrare l’essenza delle cose vuol dire essenzialmente contemplarne la bellezza perfetta e cioè il Creatore dell’universo.

La lacerazione ed il fallimento dell’arte contemporanea va ricercata a partire dai movimenti dell’avanguardia artistica, che hanno dichiarato e diffuso che “La bellezza, la brava arte, ultimo risultato della logica, bisogna distruggerle. … occorre usare tutti i mezzi per distruggere l’idea di famiglia, di patria, di religione. …Solo la tentazione è divina. … La rivolta assoluta, la completa indipendenza, il sabotaggio come regola. … Non esiste un ordine rivoluzionario, esistono solo disordine e pazzia. …Non esiste alcuna linea di divisione fra l’uomo normale e quello anormale. …Il suicidio è un mezzo per fare una selezione… I surrealisti sono permeati da una profonda disperazione.” (Hans Sedlmayr, La morte della Luce,  ed. Rusconi, 1970, pp. 60-62). In conseguenza “L’arte del nostro tempo celebra ciò che è indisciplinato, trasgressivo e inquietante. …Le qualità che prima caratterizzavano il fallimento estetico ora sono citate come segni di successo …C’è un desiderio di eliminare la bellezza, di cancellarla. …Dissacrare è rovinare ciò che potrebbe essere distinto in altro modo. …La paura della dissacrazione è un elemento vitale in tutte le religioni. Difatti, questo è il significato originario della parola “religio”: un culto o una cerimonia ideata per proteggere alcuni luoghi sacri dal sacrilegio…” (Roger Scruton in Beauty, citazioni da Il Foglio del 21.3.2009) definisce l’arte come scommessa metafisica, contemplazione, redenzione e vittoria sulla morte. “Esiste una sola regola: non ci sono più regole”. Quindi l’opera d’arte ognuno se la può fare da se. (T. Tzara (1896-1963), fondatore del Dadaismo).

La crisi dell’arte è la perdita del centro, ed il centro è Dio.

Riporto uno stralcio del messaggio di Benedetto XVI per la tredicesima seduta pubblica delle Pontificie Accademie dal titolo La vera bellezza è la strada dell’umanesimo cristiano. “…La necessità e l’urgenza di un rinnovato dialogo tra estetica ed etica, tra bellezza, verità e bontà, ci vengono riproposte non solo dall’attuale dibattito culturale ed artistico, ma anche dalla realtà quotidiana. A diversi livelli, infatti, emerge drammaticamente la scissione, e talvolta il contrasto tra le due dimensioni, quella della ricerca della bellezza, compresa però riduttivamente come forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi, e quella della verità e bontà delle azioni che si compiono per realizzare una certa finalità. Infatti, una ricerca della bellezza che fosse estranea o avulsa dall’umana ricerca della verità e della bontà si trasformerebbe, come purtroppo succede, in mero estetismo, e, soprattutto per i più giovani, in un itinerario che sfocia nell’effimero, nell’apparire banale e superficiale o addirittura in una fuga verso paradisi artificiali, che mascherano e nascondono il vuoto e l’inconsistenza interiore. Tale apparente e superficiale ricerca non avrebbe certo un afflato universale, ma risulterebbe inevitabilmente del tutto soggettiva, se non addirittura individualistica, per terminare talvolta persino nell’incomunicabilità… Non vi è fantasia che possa fare concorrenza a chi osserva la natura”. La fede cristiana, scrive Benedetto XVI, “profondamente radicata negli uomini e nelle donne del medioevo, non diede origine soltanto a capolavori della letteratura teologica, del pensiero e della fede. Essa ispirò anche una delle creazioni artistiche più elevate della civiltà universale: le cattedrali, vera gloria del Medioevo cristiano. Infatti, per circa tre secoli, a partire dal principio del secolo XI si assistette in Europa a un fervore artistico straordinario. Un antico cronista descrive così l’entusiasmo e la laboriosità di quel tempo: “Accadde che in tutto il mondo, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si incominciasse a ricostruire le chiese, sebbene molte, per essere ancora in buone condizioni, non avessero bisogno di tale restaurazione. Era come una gara tra un popolo e l’altro; si sarebbe creduto che il mondo, scuotendosi di dosso i vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della bianca veste di nuove chiese. Insomma, quasi tutte le chiese cattedrali, un gran numero di chiese monastiche, e perfino oratori di villaggio, furono allora restaurati dai fedeli” (Rodolfo il Glabro,  Historiarum 3,4).

Facciata del Duomo di Ferrara telamone dal volto affaticato  (foto di C. Capitti)
Facciata del Duomo di Ferrara telamone dal volto affaticato (foto di C. Capitti)

Ancora scrive Benedetto XVI – “ Vari fattori contribuirono a questa rinascita dell’architettura religiosa. Anzitutto, condizioni storiche più favorevoli, come una maggiore sicurezza politica, accompagnata da un costante aumento della popolazione e dal progressivo sviluppo delle città, degli scambi e della ricchezza. Inoltre, gli architetti individuavano soluzioni tecniche sempre più elaborate per aumentare le dimensioni degli edifici, assicurandone allo stesso tempo la saldezza e la maestosità. Fu però principalmente grazie all’ardore e allo zelo spirituale del monachesimo in piena espansione che vennero innalzate chiese abbaziali, dove la liturgia poteva essere celebrata con dignità e solennità, e i fedeli potevano sostare in preghiera, attratti dalla venerazione delle reliquie dei santi, mèta di incessanti pellegrinaggi. Nacquero così le chiese e le cattedrali romaniche, caratterizzate dallo sviluppo longitudinale, in lunghezza, delle navate per accogliere numerosi fedeli; chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e linee semplici ed essenziali. Una novità è rappresentata dall’introduzione delle sculture. Essendo le chiese romaniche il luogo della preghiera monastica e del culto dei fedeli, gli scultori, più che preoccuparsi della perfezione tecnica, curarono soprattutto la finalità educativa. Poiché bisognava suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che potessero incitare a fuggire il vizio, il male, e a praticare la virtù, il bene, il tema ricorrente era la rappresentazione di Cristo come giudice universale, circondato dai personaggi dell’Apocalisse. Sono in genere i portali delle chiese romaniche a offrire questa raffigurazione, per sottolineare che Cristo è la Porta che conduce al Cielo. I fedeli, oltrepassando la soglia dell’edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio differenti da quelli della vita ordinaria. Oltre il portale della chiesa, i credenti in Cristo, sovrano, giusto e misericordioso, nell’intenzione degli artisti potevano gustare un anticipo della beatitudine eterna nella celebrazione della liturgia e negli atti di pietà svolti all’interno dell’edificio sacro. Nel secoli XII e XIII, a partire dal nord della Francia, si diffuse un altro tipo di architettura nella costruzione degli edifici sacri, quella gotica, con due caratteristiche nuove rispetto al romanico, e cioè lo slancio verticale e la luminosità. Le cattedrali gotiche mostravano una sintesi di fede e di arte armoniosamente espressa attraverso il linguaggio universale e affascinante della bellezza, che ancor oggi suscita stupore. Grazie all’introduzione delle volte a sesto acuto, che poggiavano su robusti pilastri, fu possibile innalzarne notevolmente l’altezza. Lo slancio verso l’alto voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso una preghiera. La cattedrale gotica intendeva tradurre così, nelle sue linee architettoniche, l’anelito delle anime verso Dio. Inoltre, con le nuove soluzioni tecniche adottate, i muri perimetrali potevano essere traforati e abbelliti da vetrate policrome. In altre parole, le finestre diventavano grandi immagini luminose, molto adatte ad istruire il popolo nella fede. In esse – scena per scena – venivano narrati la vita di un santo, una parabola, o altri eventi biblici. Dalle vetrate dipinte una cascata di luce si riversava sui fedeli per narrare loro la storia della salvezza e coinvolgerli in questa storia.

Abbazia di Pomposa situata nel comune di Codigoro in provincia di Ferrara, risalente al IX sec.(foto di C.Capitti)
Abbazia di Pomposa situata nel comune di Codigoro in provincia di Ferrara, risalente al IX sec.(foto di C.Capitti)

Un altro pregio delle cattedrali gotiche è costituito dal fatto che alla loro costruzione e alla loro decorazione, in modo differente ma corale, partecipava tutta la comunità cristiana e civile; partecipavano gli umili e i potenti, gli analfabeti e i dotti, perché in questa casa comune tutti i credenti erano istruiti nella fede. La scultura gotica ha fatto delle cattedrali una “Bibbia di pietra”, rappresentando gli episodi del Vangelo e illustrando i contenuti dell’anno liturgico, dalla Natività alla Glorificazione del Signore. In quei secoli, inoltre, si diffondeva sempre di più la percezione dell’umanità del Signore, e i patimenti della sua Passione venivano rappresentati in modo realistico: il Cristo sofferente (Christus patiens) divenne un’immagine amata da tutti, ed atta a ispirare pietà e pentimento per i peccati. Né mancavano i personaggi dell’Antico Testamento, la cui storia divenne in tal modo familiare ai fedeli che frequentavano le cattedrali come parte dell’unica, comune storia di salvezza. Con i suoi volti pieni di bellezza, di dolcezza, di intelligenza, la scultura gotica del secolo XIII rivela una pietà felice e serena, che si compiace di effondere una devozione sentita e filiale verso la Madre di Dio, vista a volte come una giovane donna, sorridente e materna, e principalmente rappresentata come la sovrana del cielo e della terra, potente e misericordiosa. I fedeli che affollavano le cattedrali gotiche amavano trovarvi anche espressioni artistiche che ricordassero i santi, modelli di vita cristiana e intercessori presso Dio. E non mancarono le manifestazioni “laiche” dell’esistenza; ecco allora apparire, qua e là, rappresentazioni del lavoro dei campi, delle scienze e delle arti. Tutto era orientato e offerto a Dio nel luogo in cui si celebrava la liturgia.

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